MySpace: oltre 50 milioni di visitatori al mese, in due anni crescita enorme

MySpace sostiene di aver ottenuto il 575% dei visitatori in più rispetto a gennaio del 2013. Il vecchio social network parla di cifre impressionanti che superano i 50 milioni di visitatori mensili.

MySpace nel 2015, resurrezione del vecchio Social Network

Se 60 milioni di utenti sono un risultato ragguardevole per Spotify, che cosa dire dei 50 milioni che visitano ogni mese MySpace? Il vecchio social network, una volta spodestato completamente dalla sua posizione dominante dal rivale Facebook era uscito dai nostri radar, per ricomparire solo di tanto in tanto.

MySpace nel 2013: gli inizi della rinascita

Potrei dire che anche oggi MySpace riemerge brevemente per fare un po’ di rumore, non fosse che il suo team ci porta dei dati significativi, che implicano che il sito è cresciuto del 575% in due anni. A questo si sommano anche 300 milioni di visualizzazioni dei video caricati sulla sua piattaforma durante il mese di novembre.

La generazione di Instagram in teoria non dovrebbe neppure sapere cosa sia MySpace. Questo sito è stato il re dei social network a metà della prima decade del 21° secolo, ma tutti quelli che lo frequentavano come adolescenti oggi sono cresciutelli, e l’hanno già lasciato alle spalle per alternative più funzionali e meno "vanitose". Eppure se avevate una pagina sul social network, devo darvi una terribile notizia: è ancora lì, non è "evaporata".

10 anni fa MySpace è stato acquisito da News Corp per 580 milioni di dollari. 3 anni fa è stato comprato per 38 da una agenzia pubblicitaria, Specific Media. Il CEO Timothy Vanderhook dice che MySpace sta andando piuttosto bene, e questi numeri sembrano confermare le sue posizioni. E sapete cosa? La platea più numerosa di utenti è composta di ragazzi tra i 17 e i 25 anni. Mi viene legittimo chiedere: sono tutti hipster e MySpace è già diventato una cosa vintage?

MySpace nel 2015, resurrezione del vecchio Social Network


    Throwback Thursday
    Una delle notizie divertenti che “condiscono” questo strepitoso e inaspettato ritorno, è che MySpace va davvero bene durante i giovedì. C’è infatti un rito, piuttosto in voga sui social media oltreoceano, chiamato “Throwback Thursday”. Piuttosto simile al “Casual Friday” tristemente noto in tutti gli uffici di stampo americano, consiste nel fare un viaggio nella memoria in cui si postano sui social nuovi le foto che tanti anni prima avevamo pubblicato su quelli vecchi, di solito usando l’hashtag #TBT. Come vi dicevo prima, i vostri account sono ancora lì: andare a prendere la foto della festa della maturità è ancora possibile.

MySpace è un vampiro?


MySpace ha un miliardo di iscritti, ma la stragrande maggioranza non accede al sito da molti anni. Secondo Vanderhook questi vecchi dati sono ancora utili, e fanno parte del “cloud pubblicitario”, come lui definisce l’insieme di informazioni che sono suscettibili di valutazione economica e di uso nel campo degli ad. Questo ragionamento non è molto rassicurante. Quanto tempo può passare prima che i nostri dati non possano essere spremuti e risucchiati fino all'ultima goccia di sangue dai servizi che usiamo ogni giorno sulla Rete?

Ma sul network non ci sono solo vecchi dati. Come Dracula, MySpace è risorto dalla sua bara per ritornare alle sue origini. Originariamente, prima di essere social network, il sito era un luogo in cui si concentravano giovani band e appassionati di musica. E sin dall’acquisto, Specific Media l’ha indotto a riproporre questo genere di contenuti.

Chi vuole tornare a guardare come è fatto oggi MySpace scoprirà una galassia di foto e video molto diversa dal caos HTML di glitter e .gif animati che ricordava. 12 mesi di sviluppo serrato ci hanno restituito una piattaforma completamente nuova, e francamente invitante. Non è più centrata sulla personalità dei suoi membri, ma sui contenuti condivisi. Band, cantanti, scene, video, film, serie TV - ecco, si capisce perché piace ai ragazzi. E anche perché potrebbe davvero aver riscoperto il proprio spazio.

Via | Wall Street Journal

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