Spotify a quota 60 milioni, 15 milioni sono utenti paganti

Spotify in crescita, anche se non vertiginosa: ecco come il servizio musicale ha vinto i cuori dei fan della musica.

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Voi siete su Spotify? La risposta non è scontata, perché sebbene non possa certo vantare la penetrazione del mondo informatico di un Facebook, Spotify ha raggiunto la ragguardevole quota di 60 milioni di utenti. E cosa ancora più rimarchevole, 15 milioni si questi sborsano un canone mensile. E questo Facebook non l’ha potuto mai dire - anche se si rifà con i post pagati e la pubblicità, sia chiaro. E 15 milioni di persone a $9.99 (o anche meglio, €9,99 come qui in Italia) non zono certo noccioline.

Spotify è partito da basi praticamente “indy”, per usare una terminologia degna del suo business musicale, con natali svedesi, un’architettura peer-to-peer e una promozione che aveva più del passaparola che del marketing. Ma poi si è espanso, si è convertito a un’architettura tradizionale ed è entrato in accordi con copyright holder di mezzo mondo, tra cui l’Italia, una vera e propria roccaforte del medioevo informatico e musicale, in un continente - l’Europa - che in genere ha seri problemi con l’innovazione tecnologica che cambia il mercato.

Da questa parte della barricata, insomma, c’è uno Spotify da primato, che ha superato molte avversità e ha fatto da apripista. Dall’altra, oltre ai rivali dello stesso calibro come Deezer e Rdio, tutti i giganti che hanno fiutato un nuovo sbocco: Apple e Google, per il momento ancora incapaci di incontrare il network musicale colpo su colpo.

Spotify non ha una reputazione sempre cristallina, e gli autori molto spesso ne denunciano le politiche e gli scarsi guadagni. Ma lo stesso non sono stati molti gli emuli di Taylor Swift, che ha ritirato tutto il proprio repertorio dal servizio. Se vorrà restare a galla dovrà per forza innovare, e il 2015 non sarà un’annata meno critica del tempestoso 2014.

Via | Venture Beat

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