Google Translate, presto la traduzione del parlato in tempo reale

Google Translate espande le proprie facoltà di interprete: sta diventando capace di tradurre al volo (e a voce) il parlato di alcune lingue molto diffuse. Altre 90 saranno riprodotte per iscritto.

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Google è da tantissimi anni nell’ambiente della traduzione simultanea, e credo che tutti i nostri lettori abbiano usato almeno una volta il suo Google Translate (Google Traduttore in italiano). Per questa ragione ci sembrava abbastanza strano che il motore di ricerca subisse passivamente una sconfitta da parte di Microsoft, che già il mese scorso ha iniziato a usare il suo traduttore simultaneo per Skype, che pur con tutte le difficoltà e i malfunzionamenti resta in grado di tradurre il parlato simultaneamente, trascrivendo in un’altra lingua le parole che noi profferiamo.

Di sicuro si tratta di una tecnologia stupefacente, roba che fino a pochi anni fa avremmo ritenuto fantascientifica. E Google non ha voluto essere da meno: compatibilmente con i tempi del rollout, Google Translate inizierà a consentire la traduzione simultanea audio del parlato di alcuni linguaggi popolari e la trascrizione immediata di altri 90.

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In un’epoca in cui il mondo diventa sempre più piccolo, comunicare è vitale. È chiaro che un interprete è un professionista dalle capacità incredibilmente raffinate, che non risulta sostituibile da una macchina che a malapena riesce a mettere un discorso sensato, però oggi un giornalista può raggiungere subito un civile in una lontana zona di guerra e portare alla luce le sue esperienze di terrore. Un tecnico tedesco può contattare un produttore indiano e discutere dei problemi di un sofisticato macchinario senza aspettare una settimana. Un medico volontario, pur non potendo raggiungere una zona disastrata, può fornire la sua telepresenza a pazienti e personale straniero.

Sono solo pochi esempi di usi d’emergenza, ma ci sono centinaia di milioni di persone che usano Google Translate ogni giorno, e questo servizio potrà aiutarle ancora di più.

Il lavoro è stato grande: il database è stato aggiornato nel corso di anni, in modo da avere un punto di partenza “umano”. Per certi linguaggio, come il Kazako, c’è addirittura stato un “call to action” governativo, con un comunicato ufficiale alla TV che chiedeva l’aiuto dei cittadini. Gli avvocati della privacy, tuttavia, sono in fermento. Questa tecnologia - dicono - è la stessa alla base del riconoscimento vocale, e potrebbe essere usata per individuare le persone e spiarle.

Foto | CC Flickr
Via | NY Times

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