Charlie Hebdo - Google mette il fiocco nero, Mark Zuckerberg posta un messaggio su Facebook

Silicon Valley, da sempre impegnata a lottare con le questioni che riguardano la libertà d'espressione, dimostra la propria partecipazione al lutto collettivo per la strage del giornale satirico Charlie Hebdo.

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Un fiocco nero è un simbolo di partecipazione e lutto, usato nel contesto di particolari tragedie o come messaggio politico e di solidarietà. Il fiocco nero oggi apposto da Google, prima sulla pagina di Google France, poi in tutto il mondo, è proprio questo: segnala il ricordo e la partecipazione nel dolore per le vittime del massacro del giornale satirico Charlie Hebdo.

Google aveva già usato il fiocco nero per simboleggiare il cordoglio della corporation. Negli ultimi anni è successo in occasione dell’abbattimento del volo MH17 sopra all’Ucraina, per le vittima di Katrina e per quelle degli attentati di Londra del 2005 e dell’11 settembre 2001.

Quello di Google è una dei tanti tributi accordati agli otto giornalisti, due poliziotti, all’addetto alla manutenzione e al visitatore uccisi nell’insensato attacco al giornale. I parigini si riuniscono da due giorni a Place de la Republique, mentre la Torre Eiffel è stata oscurata questa notte. Le autorità francesi hanno osservato un minuto di silenzio, e l’intero paese è ancora in uno stato di shock di fronte alla notizia, mentre sui social media - in particolare su Twitter - milioni di utenti hanno condiviso l’hashtag #JesuisCharlie, nel tentativo di esprimere solidarietà con le vittime della sparatoria.

Sono i social network l’elemento in più, quello che è cambiato rispetto ad altri grandi, orribili attentati in passato. Per noi oggi è diventato normale esprimerci in massa, di fronte al disprezzo dei cinici e alle critiche di ogni genere.

Sempre sul fronte social, sempre per segnalare la partecipazione simbolica di Silicon Valley - dove si combatte aspramente per ridefinire il concetto di libertà di espressione ai tempi della Grande Rete - si è espresso anche Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, usando il proprio network per postare un messaggio conciso e molto chiaro:

“Qualche anno fa un estremista pakistano lottò per farmi condannare a morte, e questo perché Facebook si era rifiutato di bannare i contenuti su Maometto che lo offendevano.

Noi ci siamo opposti alla censura di questo tipo perché le voci diverse - anche quelle che a volte ci possono offendere - possono contribuire a rendere il mondo migliore, più interessante.

Facebook è sempre stato un luogo in cui le persone di tutto il mondo possono condividere idee e punti di vista. Noi seguiamo le leggi di ogni singolo paese, ma non possiamo permettere che uno stato o un gruppo particolare dettino le regole su quello che la gente possa o non possa condividere in tutto il resto del mondo.

Eppure, mentre rifletto sull’attacco di ieri e sulle mie esperienze per quanto riguarda l’estremismo, capisco che è contro questo tipo di cosa che ci dobbiamo unire: un gruppo di estremisti che fa di tutto per ridurre al silenzio le voci e le opinioni di tutti gli altri che vivono su questo mondo.

Non permetterò che questo accada su Facebook. Io mi impegno per costruire un servizio dove sia possibile parlare liberamente, senza paura di violenze.

I miei pensieri sono con le vittime, le loro famiglie, il popolo di Francia e le genti di tutto il mondo - tutti coloro che scelgono di condividere i loro punti di vista e le proprie idee, anche quando farlo richiede del coraggio."

Tutto condivisibile, Mark. Ma poi sul tuo network succedono cose come questa - e viene spontaneo chiedersi quanta attenzione Facebook conceda agli alti ideali quando è poco pratico sostenerli.

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