Diritto all'oblio, le prime pronunce del Garante della Privacy su chi ha fatto ricorso

Il Garante della Privacy ha quasi sempre appoggiato le decisioni di Google in merito al diritto all'oblio

diritto all'oblio

Il Garante della Privacy ha iniziato ad adottare i primi provvedimenti dopo che alcuni utenti hanno segnalato il mancato accoglimento da parte di Google delle loro richieste di deindicizzazione dal motore di ricerca. Tutti voi sapete, ormai, che il diritto all'oblio è stato ufficialmente stabilito da una recente sentenza della Corte di Giustizia europea, in base alla quale coloro che pensano di essere lesi nella propria sfera intima e privata da informazioni presenti su Google possono chiedere all'azienda la rimozione dei contenuti ben due volte: se Google riterrà le informazioni rilevanti per la libertà d'informazione o comunque non lesive della sfera privata, il diretto interessato dovrà rifarsi all'autorità garante del proprio Paese.

Ebbene, oggi sappiamo qualcosa in più su ciò che sta accadendo: finora sono stati ben nove i casi in cui Google ha ritenuto necessario non cancellare le informazioni online, quindi deindicizzarle; di questi nove casi, solo due sono stati accolti dal Garante della Privacy, che, dunque, si è trovato d'accordo in linea di massima con l'azienda di Mountain View. Nel primo caso, l'Autorità contesta a Google la presenza di informazioni eccessive rispetto al fatto preso in esame, informazioni che, tra l'altro, coinvolgevano anche persone estranee alle vicende giudiziarie narrate; nel secondo caso, invece, la notizia ledeva palesemente la sfera privata di una persona.

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Il diritto all'oblio è questione ancora tutta da esplorare e studiare, quindi è normale che si verifichino queste discordanze nei pareri: è interessante notare, però, come l'Autorità sia stata molto più benevola nei confronti di Google, e che, quindi, questo accanimento di cui si parla è soltanto frutto dell'invenzione di qualche penna un po' facile agli allarmismi e alle dietrologie. Come se non bastasse, le contestazioni non sono state neanche molte: all'indomani della sentenza della Corte si temeva che il diritto all'oblio avrebbe portato nei tribunali una valanga di carte e documenti; finora, però, i fatti stanno diversamente: le richieste avanzate al Garante della Privacy sono davvero poche.

Via | La Repubblica

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