Marissa Mayer, pesanti le critiche: non sta salvando Yahoo e fa pessime figure

Marissa Mayer non piace più tanto nè agli azionisti nè e alla stampa - e Yahoo non dà alcun cenno di ripresa dal declino.

Marissa Mayer bombardata dalle polemiche

Yahoo - Marissa Mayer è oggetto di un devastante bombardamento mediatico di critiche a seguito della imminente pubblicazione del libro Marissa Mayer and the Fight to save Yahoo!.

Il suo autore Nicholas Carlson è comparso tra le pagine del magazine del New York Times con un estratto dal libro, un articolo che esprime tutto il disagio e le pesanti critiche che gli esperti del settore e - cosa molto più importante - gli stessi azionisti di Yahoo hanno voluto esprimere.

L’articolo e (presumibilmente) il futuro libro puntano il dito contro i pessimi risultati finanziari di Yahoo del 2014, e concludono che la Mayer non sta facendo nulla di positivo per aiutare l’azienda.

Da un lato Carlson ha i dati dell’analisi al vetriolo presentata su Forbes da Eric Jackson, manager di fondi speculativi di grande esperienza, che ha fatto una spietata autopsia alla totalità della corporation e l’ha dichiarata più adatta a essere smembrata e venduta a un’entità più vitale, come ad esempio Google o Facebook. Dall’altra parte invece c’è una serie infinita di testimonianze e voci di corridoio sui comportamenti poco avveduti e impopolari della Mayer, che viene quasi caraterizzata come una “Steve Jobs wannabe”.

Il paragone non è casuale, anzi, è motivato a chiare lettere: Jobs è tornato a gestire una Apple schiantata, vecchia, “bollita”, e l’ha resa di nuovo vitale, trendy e rilevante. Marissa Mayer, dice Carlson, sta cercando di fare lo stesso, comportandosi come il CEO di una giovane startup, ma cavalcando un ronzino stanco che incamera soldi esclusivamente in maniere affidabili, non ispirate e poco soggette a miglioramenti (nel caso di Yahoo, la partecipazione in Alibaba). Una vecchia multinazionale esausta non può ridiventare trendy, secondo questa tesi, e quella di Apple è un’eccezione, e non la norma a Silicon Valley.

La stampa internazionale ha ovviamente fiutato l’odore del sangue, ed è accorsa per cercare di mettere il bersaglio sulle peggiori mancanze di Marissa Mayer, di scoprire quale fra tutte è la sua decisione peggiore. Purtroppo per la CEO di Yahoo, la scelta è molto vasta:

  • Marissa Mayer ha rifiutato Gwyneth Paltrow come conduttrice della rubrica Yahoo Food perché “non laureata” e ha dato il posto a una anchorwoman che si è rivelata purtroppo un fallimento. La Paltrow riusciva forse antipatica alla Mayer? Posso capirla, tuttavia: Gwyneth Paltrow non sta simpatica neppure a me.
  • E che dire degli impiegati che lavorano da casa? Ce n’erano solo 164, ma la Mayer ha proibito tale pratica, e questo dopo essersi fatta costruire un costoso nido al lavoro per il figlio Macallister.
  • L’acquisto di Tumblr voluto dalla Mayer non ha portato nulla a Yahoo, solo un enorme investimento iniziale.
  • La Mayer predilige un sistema di rapporti sulla performance del personale quadrimestrale che obbliga a votare i dipendenti di ogni team da 1 a 5. Con il sistema obbligatorio, solo pochi 4 e 5 possono essere assegnati e i dipendenti hanno iniziato a evitare di lavorare assieme ad altri perché, il sistema di valutazione è da usare solo per i team. Considerato che chi viene valutato male rischia il licenziamento, e i manager sono letteralmente costretti a inventare dei motivi per valutare male almeno qualcuno, la cultura aziendale ne ha risentito. Persino Microsoft ha abbandonato questo metodo perché genera solo problemi.
  • La Mayer è sempre e costantemente in ritardo a ogni meeting, in ogni deadline. Delega poco, e vuole avere la possibilità di controllare e controfirmare tutto. Le due cose ovviamente sono collegate, e paralizzanti.

Gli azionisti, nel frattempo, stanno facendo dei calcoli sulla somma del valore di Yahoo e AOL, due aziende oggi separate che secondo le previsioni starebbero meglio fuse - i calcoli ci parlano dell’80% di valore in più rispetto ai due enti separati. AOL potrebbe essere l’acquirente, ma il 65% del nuovo “megamostro” sarebbe nelle mani degli azionisti di Yahoo.

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