Il database delle (cattive) intenzioni

Molti di noi usano Google per mille scopi diversi, senza pensarci troppo. Il motore di ricerca per informarci, GMail per la corrispondenza privata, magari GTalk per chattare ... Ed evitiamo di pensare troppo al "super-cookie" che Google chiede al nostro browser di tenere.

Per servirci meglio, certo. Per poter meglio adattare i propri servizi alle esigenze degli utenti, memorizzando tutte le nostre interazioni con il motore di ricerca e con tutti gli servizi di Google nel "database delle intenzioni".

Ovviamente, questi dati ingolosiscono un po' tutti. Compreso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha chiesto ad un tribunale di costringere Google a rivelare:

[le ricerche provenienti da] un milione di indirizzi web a caso e tutte le ricerche fatte tramite Google in una settimana specificata.


Il tutto sotto la "solita" bandiera della lotta alla pedopornografia, eterno spauracchio insieme al terrorismo. L'intento è lodevole. Peccato che storicamente, la tentazione sia sempre quella di affrontare certi problemi in maniera non puntuale, ma con leggi ad ampio spettro che vanno a limitare pesantemente la libertà di parola. Leggi che, soprattutto negli Stati Uniti, vengono continuamente rese nulle dai tribunali per incostituzionalità.

Un altro problema di un approccio tipo "pesca a strascico dei dati" è che le cose non si fermano mai lì. La tentazione di usare per altri scopi i dati che originariamente erano disponibili per un solo scopo è troppo grande. Prima o poi si passa ad usarli per reati progressivamente meno gravi (evasione fiscale, giochi d'azzardo online ...).

Per non parlare dei rischi di censura: una volta che si scoprono i termini di ricerca usati dai pedofili, cosa si fa ? Immagino che si cerchi di eliminare i siti raggiungibili tramite queste ricerche. Certo, molti saranno all'estero, in giurisdizioni irraggiungibili. E quindi è prevedibile che scatteranno le tentazioni di modificare i risultati di ricerca. Si scriverà qualche legge per ordinare ai motori di ricerca di non dare risultati per certe ricerche, o di dare risultati sbagliati. O di allertare le autorità.

Prevedibile una recrudescenza di paranoia su quel che Google sa di noi, peggiorato dall'esistenza di Google Analytics, un aumento di domanda e di offerta di strumenti anonimizzanti per la ricerca e di howto su come cancellare i cookie di Google.

Prevedibile anche che qualche navigatore non proprio innocente stia sudando freddo, e speri che il governo USA non chieda i dati della settimana sbagliata (o giusta ... ?) ...

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