Diritto a essere dimenticati, le linee guida della Commissione Europea per il "de-listing"

Il Gruppo di Lavoro sull'Articolo 29 della Commissione Europea ha prodotto delle linee guida per il cosiddetto "Diritto a essere dimenticati", che consente ai privati di chiedere di "de-indicizzare" i link che li riguardano.

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Il Gruppo di Lavoro sull’Articolo 29 ha pubblicato un set di linee guida per quello che chiamiamo “Diritto a essere dimenticati”, dando un po’ più di sostanza alle decisioni della Corte Europea prodotte lo scorso maggio.

Ma in cosa consiste il “Diritto a essere dimenticati”? In poche parole si tratta del potere concesso al privato cittadino di richiedere ed ottenere la rimozione dall’indice delle ricerche di specifici link collegati al suo nome (in gergo: de-listing). Queste URL devono condurre a contenuti inesatti, errati, obsoleti, superati oppure irrilevanti. Il problema è piuttosto serio, anche perché fino ad oggi è sempre stato impossibile “scuotersi di dosso” informazioni, immagini e articoli sbagliati - e una semplice ricerca su Internet può rivelare a un datore di lavoro o malintenzionato tutti i nostri errori o i pettegolezzi che ci riguardavano dieci anni fa.

Questo regolamento non va a toccare né le aziende né i personaggi pubblici, che non hanno alcun diritto ad essere dimenticati, né tantomeno quello di modificare la propria storia passata. Per questa ragione il Gruppo di Lavoro (abbreviato spesso con 29WP o G29) ha stabilito che i motori di ricerca come Google dovranno fare molta attenzione a considerare bene le richieste di rimozione di URL dai loro indici, in modo da preservare l’interesse pubblico:


    In pratica, l’impatto del de-listing sui diritti di libertà d’espressione di un individuo e accesso all’informazione si rivelerà assai modesto. Quando prenderanno in considerazione le circostanze rilevanti, i DPA considereranno in modo sistematico l’interesse pubblico all’accesso a tali informazioni. Se l’interesse del pubblico supera i diritti del soggetto di tali dati, il de-listing non è appropriato.

Problemi e domande poste di frequente

Qui si chiede molta fatica ai search engine, che devono confrontare il diritto del privato con l’interesse pubblico e stabilire quale è più importante. Non ci sarà mai una procedura rapida, ne siamo abbastanza sicuri. E i problemi sono tanti, come anche le difficoltà a comprendere lo spirito e le intenzioni del Gruppo di Lavoro. Cerchiamo quindi di fare un po' di chiarezza:

Come definire che in cosa consiste una figura pubblica?
I criteri sono spiegati così: politici, pubblici ufficiali con un ruolo gerarchico rilevante, affaristi e individui con una carriera finanziaria, membri di categorie professionali con un regolamento. In poche parole, chiunque abbia un ruolo nella vita pubblica intesa tanto come sociale quanto economica non ha diritto a far rimuovere informazioni rilevanti a tali sfere.

Un individuo privato ha una sfera pubblica che non può essere “fatta sparire”?
Se alcune informazioni che lo riguardano sono di interesse pubblico, non sono soggette a de-listing, quindi potenzialmente ciascuno di noi è “una figura pubblica” nel giusto contesto. Ad esempio se compiamo un grave crimine, oppure semplicemente se l’informazione riguarda la nostra vita professionale.

Una figura pubblica ha anche una sfera privata?
Sembra intuire che sia così. La salute, i membri della famiglia sono da considerare potenzialmente off-limits.

Un sito web viene a conoscenza del de-listing dei suoi contenuti?
Non dovrebbe, secondo le regole pubblicate. Google però informa chi gestisce un sito che è avvenuta questa operazione, e lo fa apposta per montare un caso mediatico e ottenere l’effetto inverso (Google, come avrete intuito, non è d'accordo sul Diritto a essere dimenticati).

Foto | Flickr
Via | Techcrunch

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