"Google non è un bambino modello", critiche all'intervista a Sergey Brin sul Guardian


Non ci sono solo platee internazionali che inneggiano a Google come paladino delle libertà digitali, o folle cinesi che depositano fiori sulla targa della sua sede nel loro paese, disperando di poter contare sui migliori risultati di ricerca del mondo, in un futuro prossimo.

C'è anche chi, semplicemente, esprime perplessità riguardo a tutta questa attenzione mediatica che Google cerca di attrarre su di sé, come l'editor-in-chief di Search Engine Land, Danny Sullivan. Danny prende spunto da un'intervista a Sergey Brin, co-fondatore di Google, uscita sul Guardian.

Sergey, fra le risposte, chiede apertamente al Governo americano ancora più supporto nel braccio di ferro in cui la sua azienda è impegnata con la Cina: "un'alta priorità". Ed esprime anche delusione per il fatto che Microsoft, invece, stia permettendo ancora la censura sul suo motore di ricerca (cosa che, del resto, anche Google faceva fino a pochissimo tempo fa).

Danny esprime tutte le sue perplessità in maniera chiara e perentoria:


"Google non è il bambino modello che può dire agli altri come comportarsi. Non adesso. Non ancora. Non solo perché Google ha improvvisamente capito che non è più suo interesse commerciale restare in Cina".

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