Uber, ancora polemiche sulla "God View" per spiare gli utenti

Emil Michael propone di spiare i giornalisti che parlano male di Uber: uno di essi fa 2+2 e scoppia la polemica.

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Aggiornamento del 19 novembre 2013.

La polemica legata alla sorveglianza dei giornalisti e, per esteso, ai propri utenti, si sta rivelando sempre più un incubo per Uber. Ben lungi dall'essere ancora metabolizzate, le parole di Emil Michael risuonano infatti in un nuovo report di BuzzFeed, secondo il quale i dipendenti di Uber avrebbero a disposizione una "God View" per controllare tutto e tutti.

La vista speciale, dedicata solo agli impiegati e non agli autisti che lavorano come freelance, sarebbe stata svelata da due addetti ai lavori di Uber, secondo i quali essa mostrerebbe l'esatta posizione dei veicoli e degli utenti che hanno richiesto un'auto a noleggio con conducente.

La riprova di tutto questo sarebbe offerta dalla testimonianza della reporter Johana Bhuiyan, arrivata a New York negli uffici di Uber per scrivere un articolo a novembre, per ritrovarsi davanti il general manager locale Josh Mohrer, il quale con un iPhone in mano avrebbe candidamente ammesso di stare seguendo i suoi movimenti sullo smartphone. Ovviamente, il permesso di controllare gli spostamenti non è stato mai richiesto, né alla reporter, né a tutti gli altri utenti della piattaforma.

Secondo quanto riporta ora BuzzFeed, Uber starebbe indagando sulle azioni di Mohrer, collegate all'evento descritto dalla Bhuiyan nell'articolo pubblicato oggi. L'obiettivo sarebbe naturalmente quello di stabilire se l'uso della God View sia stato effettuato per scopi non previsti dalle regole sulla privacy in essere all'interno dell'azienda: delle due fonti citate, la prima ha affermato di non aver mai assistito a un uso proibito, mentre la seconda ha rifiutato di rispondere.

Uber spia le corse degli utenti? Divampa la polemica


Uber Taxi App In Madrid
Post originale del 19 novembre 2013.

Come se non bastassero le polemiche continue coi tassisti di tutto il mondo, per il reparto di pubbliche relazioni di Uber gli straordinari continuano ad arrivare. In questo caso, parte tutto dallo sfogo del Senior VP Emil Michael contro Sarah Lacy e la categoria dei giornalisti in generale.

Riassumendo brevemente, nel corso di una cena Michael avrebbe paventato l'ipotesi di spendere un milione di dollari per scavare nel passato dei giornalisti che parlano male di Uber: il tutto è stato raccolto da BuzzFeed, costringendo la società a correggere il tiro sia attraverso le scuse del diretto interessato, sia per bocca del CEO Travis Kalanick, che ha qualificato come terribili le parole del Senior VP.

Come se non bastasse, ulteriori polemiche sono scoppiate dopo che Ellen Cushing, giornalista di San Francisco, ha rivelato la notizia secondo la quale alcuni impiegati di Uber avrebbero ammesso lo spionaggio effettuato dalla compagnia ai suoi danni, per verificare lo storico delle sue corse e controllare con quali dipendenti è entrata in contatto in passato per scrivere un articolo su Kalanick.

Pur senza aver verificato queste voci, Cushing ha fatto come si suol dire 2+2, associando le parole di Michael a quelle dei suoi contatti all'interno di Uber: come risultato, la società è stata costretta a rassicurare tutti i suoi clienti sull'uso dei loro dati personali, aggiornando la propria pagina dedicata alla privacy.

Secondo quanto è possibile leggere su quest'ultima, pur avendo delle politiche strette sulla protezione dei dati personali, Uber si riserva il diritto di accedere a essi in caso di "scopi commerciali legittimi", identificati attraverso alcuni esempi come la risoluzione delle dispute che coinvolgono autisti e clienti, la facilitazione dei pagamenti per gli autisti e l'analisi degli account per risolvere eventuali bug nel sistema.

Spiare i giornalisti (e virtualmente qualsiasi altro cliente) è naturalmente tutto fuorché uno scopo commerciale legittimo, che porterà sicuramente Uber ad affrontare ulteriori polemiche nelle prossime ore. Stavolta, però, se l'è cercata.

Le "scuse" di Travis Kalanick


Come già detto, le polemiche non hanno lasciato da parte Travis Kalanick. Il CEO di Uber è infatti intervenuto sull'argomento per cercare di placare gli animi, scegliendo stranamente Twitter come mezzo di comunicazione:


Ben 14 tweet, a partire da quello che vedete qui sopra, nei quali Kalanick afferma una serie di ovvietà puntualmente riprese da Gawker, per gettare ulteriore benzina sul fuoco. Impossibile fare altrimenti, del resto, visto e considerato che alcune domande sulle parole di Emil Michael restano ancora aperte.

Tra queste, vorremmo infatti sapere anche noi se per il Senior VP ci saranno conseguenze all'interno di Uber, mentre l'accuratezza delle sue parole lascia pensare che il piano di spionaggio sia ben più di un qualcosa uscito di bocca per il troppo vino bevuto a una cena, ma piuttosto un'idea considerata all'interno della società. Queste sono le cose che Kalanick dovrà necessariamente chiarire, al di là delle frasi fatte.

Via | Theverge.com

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