RAMP, l'equivalente russo di Silk Road, è oggi il re del "darknet"?

RAMP è un mercato per la droga sul darknet di Tor, ed è rimasto al sicuro dagli assalti della polizia statunitense. Le ragioni possono essere due: o perché si tratta di un sito russo, o perché fa bene qualcosa che Silk Road 2 ha sbagliato.

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Si chiama RAMP e fa molto di quello che fa Silkroad (distrutto più di un anno fa) e Silkroad 2 (distrutto pochi giorni fa). Ma c’è una cosa che gli riesce molto meglio: sopravvivere. Quando la scorsa settimana l’operazione Onymous ha abbattuto una dozzina di siti darknet che vendevano droga, armi e crimini, RAMP non è stato neanche sfiorato. Non sono stati toccati neppure Evolution e Argo, che sono qui in Europa, ma al contrario di essi, RAMP è in giro da più di un paio d’anni, ed è in crescita.

Secondo Wired, il successo è dovuto in parte al fatto che si tratta di una struttura più arcaica, meno avanzata, ma soprattutto grazie alla sua nazionalità russa. Non c’è un motore di pagamenti e gli scambi di bitcoin o di rubli avvengono direttamente tra cliente e venditore, grazie a servizi esterni quasi impossiibli da tracciare. Ci sono delle regole ferree, che coinvolgono anche le spedizioni (viene specificato anche come imballare la mercanzia), ed esiste anche il ritiro in loco, tramite “dead drop” - la roba viene lasciata in un posto ad un’ora concordata.

RAMP fa soldi grazie a parcelle piuttosto salate, che riguardano fondamentalmente i venditori, che pagano per creare il proprio “shop” e un forum per i contatti. Altri pagano centinaia e centinaia di euro per mettere il proprio banner sulla home del sito. Si vende ogni sostanza stupefacente pensabile, dalla cocaina fino giù giù a scendere ad hashish e allucinogeni. E i gestori di RAMP sono ancora più geniali, e concedono licenze mensili a chi vuole vendere nel mercato migliore in assoluto, quello moscovita. Chi vuole piazzare coca o altro sulla piazza della capitale, dovrà versare circa $1000 ogni mese.

Un altro colpo di genio del creatore o dei creatori riguarda le politiche di moderazione: niente reati esterni al traffico di droga, niente armi, niente politica di alcun genere. In una società profondamente divisa in fazioni come quella russa, limitarsi e rimanere neutrali evita di calpestare i piedi a persone tanto pericolose quanto suscettibili.

C’è chi dice che l’operazione Onymous condotta dagli americani contro il mercato degli stupefacenti venduti nel darknet ha avuto successo perché ha approfittato di un bug di Tor, grazie a una serie di DDoS calcolati per redirigere il traffico sui server controllati dalle autorità statunitensi. Se è così, si tratta di una cartuccia che non può essere sparata più di un paio di volte, perché le esigenze di sicurezza di Tor vanno ben al di là dei narcotrafficanti e i volontari che si occupano di rendere il network anonimo possibile staranno già lavorando per renderlo più sicuro. Se è stata la forza bruta ad avere ragione della dozzina e più di mercatini della droga sgominati recentemente, allora tutto quello che ha salvato RAMP, Argo ed Evolution è la fortuna di essere al di fuori della giurisdizione americana.

Se invece è stata la loro particolare struttura, o la semplicità, allora vivranno ancora a lungo e diventeranno degli esempi per i prossimi che andranno a sostituire i colleghi statunitensi appena fatti chiudere.

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