Nuove regole per la privacy su Facebook, ma la pubblicità resta il fulcro del Social Network

Mark Zuckerberg e il suo network "ridecorano" i termini e i regolamenti sulla privacy, ma non aspettatevi sconti: siete su Facebook per far vendere pubblicità alla corporation. Non dovrebbe essere una sorpresa troppo grossa!

erin-egan

Facebook ultimamente sembra estremamente interessato a ritoccare tanto la propria immagine pubblica, quanto la sua capacità di ispirare fiducia a utenti e investitori sulla faccenda dei dati e della privacy. Dopo averci dato un “nodo” su Tor per connetterci anonimamente direttamente ai server di Facebook, la corporation riscrive le sue politiche sulla privacy, accorciando il documento di circa due terzi, semplificando, cercando di spiegare come usa i dati che estrae dai nostri messaggi e comportamenti.

Se volete capire cosa Facebook ha cambiato (o meglio, quali sono in generale le sue politiche sulla riservatezza dei dati), allora approfittate delle nuove “lezioni sulla privacy” che il social network ha colto l’occasione per pubblicare. Erin Egan (nella foto) è il “Privacy Officer”, ovverosia la dirigente incaricata dalla corporation a gestire il rapporto tra Facebook, dati e pubblico, e si è espressa nel tentativo di spiegare la nuova strategia nel modo più rassicurante possibile: “Il nostro obiettivo è di rendere più chiare possibili le informazioni che riguardano Facebook”, esordisce la Egan. La Privacy Officer invita tutti a leggere i nuovi termini e condizioni, a capire come Facebook gestisce i nostri dati e come li usa, e come consente a noi, gli utenti, il potere di cancellare le informazioni su di noi.

Alla fine della fiera, però, Facebook non intende usare neppure un bit in meno dei nostri dati. Questa massa di informazioni è un carico di oro puro, che gli algoritmi del social network sfrutta per somministrarci pubblicità. Basterebbe - in linea teorica - ripercorrere i passi dell’esperimento di “mettere Mi piace a tutto” avvenuto qualche mese fa per rendersi conto di come Facebook favorisca i contenuti a pagamento sui nostri semplici, umili status.

Due punti importanti dei nuovi termini della politica sulla privacy: se leggete bene tra le righe scoprirete che Facebook prepara il campo ai pagamenti diretti (cioè: “venderci cose”) e ad un aumento significativo dell’importanza della geolocazione. Per il momento posso solo commentare quanto sia interessante, cosa cambierà in concreto sarà tutto da vedere.

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