Il Garante per la Privacy alza la voce contro la Fapav


Sono giorni durissimi per il panorama del peer-to-peer italiano. Eppure, lo stesso oscuramento di Pirate Bay avrebbe potuto essere solo l'avvisaglia di un periodo ancora più funesto, per i gestori e gli utenti italiani di siti web dedicati alla condivisione online. Grazie all'intervento deciso del Garante per la Privacy, probabilmente gli italiani che usano il peer-to-peer hanno trovato chi li tuteli.

Ricordate il processo Fapav? Si tratta di procedimento presso il Tribunale di Roma istruito su richiesta di un'associazione - molto agguerrita, non c'è che dire - per la tutela dei diritti d'autore e la proprietà intellettuale. Aveva chiesto all'autorità giudiziaria, in sostanza, misure straordinarie perché Telecom Italia potesse denunciare chi si commette reati di pirateria informatica dalla sue linee, mettendo a frutto dei suoi controlli sui contenuti scaricati.

Grazie a una società privata francese, la CoPeerRight, Fapav è entrata in possesso di indirizzi ip e statistiche di utilizzo di alcuni siti web italiani che ritiene evidentemente a rischio. L'associazione vuole che Telecom agisca contro i malfattori. Il fatto che Fapav sia in cattiva fede, per un serie piuttosto lunga di motivi di sostanza e di forma, non è sfuggito al Garante per la Privacy.

Il processo continua, ma nella stanza del giudice, oltre ai legali di Telecom, ora è presente anche un avvocato per conto proprio del Garante. Il quale ha depositato una memoria difensiva di 15 pagine in cui sostiene come le "prove" raccolte da Fapav siano inutilizzabili, perché ottenute illegalmente, violando la privacy degli utenti di Telecom. La Fapav comincia a indietreggiare e propone a Telecom di "avvertire" almeno gli utenti delle possibili conseguenze legali delle loro azioni. Ma Telecom non sembra accettare neanche queste pressioni, soprattutto ora che l'Authority le dà man forte. La battaglia è tutta da vedere.

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