#tutogliioincludo, l'hashtag "illeggibile" di CGIL scatena il web

CGIL ha scelto il suo hashtag per la manifestazione del 25 ottobre. Ed è #tutogliioincludo." Tuto gli io includo"? "Tu to... oglio...". Ok, non è molto comprensibile, ergo, è anche difficile da aggiungere a un tweet.

cgil-tutogliioncludo

Teoricamente, nella testa geniale di chi lo ha sviluppato, l’hashtag #tutogliioincludo avrebbe dovuto far stringere in un nucleo compatto i lavoratori d’Italia - così comunicano almeno gli striscioni di CGIL, che per la sua manifestazione del 25 ottobre ha preparato tre parole d’ordine: Lavoro, dignità e uguaglianza.

Qualcuno dovrebbe assolutamente spiegare ai fini strateghi della comunicazione di CGIL che se vogliono passare per piazza Tahrir, dovrebbero almeno avere la presenza di spirito di tornare a leggersi gli hashtag usati dalla Primavera Araba, che si è limitata a spiegare tutta la loro rabbia, tutta la loro voglia di cambiamento, con una semplice data, per giunta in inglese: #Jan25. No, non dico che CGIL avrebbe dovuto pedissequamente fare riferimento al #25ottobre, ma per lo meno capire che la gente un hashtag lo deve scrivere mentre partecipa a un corteo, fotografa il servizio d’ordine, immortala gli striscioni e spiega a parenti e amici dove è andato e perché sta protestando.

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No, evidentemente a CGIL non piace “includere”, perché non vediamo le decine e decine di migliaia di twitteriani battere, tappare o "swypare" faticosamente #tutogliioincludo. Sempre che riescano a leggerlo (di solito serve più di uno sguardo). Sempre che riescano a trattenersi dal fare facili assonanze e storpiare il messaggio, anche se teoricamente dovrebbe essere il loro messaggio, la loro lotta.

E ovviamente Twitter non ha alcuna pietà. Né a dire il vero ce l’hanno politici, colleghi, amici, simpatizzanti e oppositori:




Era troppo chiedere un grido di battaglia, anche ironico, invece di uno scioglilingua? Sono dell'opinione che sia abbastanza facile che i manifestenti l'hashtag se lo scelgano da soli, il 25 ottobre.

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