Murdoch vs. Google: guerra di "lettere aperte" sulle pratiche commerciali del search engine

Siamo i primi a dire che Google non è un agnellino, ma sentire discorsi sulla morale e la concorrenza dal News Corp appartenente a Rupert Murdoch è quantomeno curioso!

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Il mio è un parere del tutto personale, ma sentire urla e strepiti contro il monopolio di Google sui search engine da parte di News Corp, una multinazionale controllata da Rupert Murdoch che (tra le tante cose) produce Fox News, pubblica il repellente tabloid The Sun e stringe la quasi totalità dei media in Australia nelle proprie spire, è piuttosto bizzarro.

Eppure una lettera aperta, firmata dal CEO di News Corp Robert Thomson e spedita all’UE accusa Google di ogni nefandezza, salvo delle Guerre Puniche - perdonatemi la parafrasi di Andreotti. Thomson guida il coro degli industriali che si muovono contro la proposta di un accordo tra Google e la Commissione Europea, che di fatto scagionerebbe la corporation di Mountain View dal ginepraio di accuse in cui si ritrova calata.

Google è particolarmente odiato in Europa, e in particolare stati-nazione come Francia e soprattutto Germania si sono scagliati contro le sue pratiche commerciali, che sfruttano i dati dei cittadini europei per incassare cifre astronomiche in pubblicità e altro. Allo stesso tempo i cittadini europei non sanno rinunciare al search engine, che da solo rappresenta il 90% del mercato sul nostro continente. In Europa, di solito, questo genere di squilibri vengono risolti a furia di leggi e decreti, e i concorrenti di Google come la multinazionale di Rupert Murdoch sono sempre pronti a fiancheggiare questo genere di legiferazione “ad personam” quando non è il loro impero il bersaglio principale.

Le accuse di News Corp e la risposta di Google


Google ha subito risposto alle accuse con la voce di Rachel Whetstone, vice presidente con il portafoglio sulle politiche aziendali internazionali e le comunicazioni. Vediamo la schermaglia punto per punto.


    1.
    News Corp accusa Google di inibire la libertà d’espressione e di limitare i contenuti "ricchi di valore". Google risponde che in passato l’informazione era controllata da un manipolo di potenti mogul del giornalismo, e che per merito suo oggi c’è più libertà di scelta.

    Il parere: che vinca l’uno o l’altro, noi utenti finali siamo comunque quelli che ricevono i contenuti in base a decisioni prese a monte.


    2.
    News Corp prosegue dicendo che Google facilita la pirateria. La Whetstone nega in maniera piuttosto forte, portando molti dati a favore del suo punto di vista.

    Il parere: l’accusa - qui concordo con Google - è assurda, perché nessun altro motore di ricerca china il capo tanto in fretta ai voleri dei copyright holder come quello di Mountain View, rimuovendo milioni di link a contenuti pirata ogni anno. Se guardiamo Bing, per esempio, è molto più facile trovare contenuti illegali, specie nella ricerca video.


    3.
    News Corp incalza sostenendo che Google abusa della sua posizione dominante, rendendo difficile all’uomo comune l’accesso “all’informazione significativa e indipendente”, qualsiasi cosa voglia dire. Google qui risponde cambiando discorso, e sostenendo di non essere più in condizione di monopolio, perché dall’introduzione delle app mobile la gente passa direttamente ai link e alle fonte, bypassando la ricerca. Inoltre il search engine è marginalizzato nei prodotti da Amazon, nei locali da Yelp, e nelle informazioni sui luoghi da TripAdvisor. E nonostante la concorrenza, tutte queste entità separate da Google sono ben indicizzate e guadagnano grazie a Google.

    Il parere: la risposta della Whetstone qui è abbastanza sensata.


    4.
    News Corp tira fuori la faccenda del famoso algoritmo di Google, che cambia segretamente e continuamente. L’accusa è di pilotare le ricerche, punendo a piacere le compagnie dipendenti da Google. La Whetstone risponde che le modifiche ci sono, sono anche 500 all’anno, e riguardano l’esperienza dell’utente e non puniscono le aziende.

    Il parere: Ogni tanto si sale, ogni tanto si scende - la realtà è che Google potrebbe fare davvero quello che vuole con i suoi algoritmi, cosa che hanno fatto notare anche i tedeschi. Non è facile difendere Google, qui, ma non è neppure troppo consigliabile dargli addosso alla cieca, considerato che i suoi algoritmi riescono a inibire parecchio l’opera degli spammer.


    5.
    News Corp passa ad accusare Android: “Google ha sviluppato un processo di certificazione per Android che gli consente di rallentare o bloccare i contenuti in concorrenza e le altre compagnie che vorrebbero fare business sul sistema operativo”. Google risponde che Android è open source, e chiunque può usarlo come vuole, ma se vuole usare Google Play devono raggiungere uno standard tecnologico piuttosto blando per essere compatibili con la piattaforma, anche per questioni di scurezza - lo stesso che succede con Amazon e Microsoft.

    Il parere: Con il suo Android, Google non agisce diversamente dalla concorrenza.


    6.
    News Corp aggredisce anche il legame Google/YouTube, dicendo che i video della piattaforma sono sempre preferiti e piazzati al di sopra di quelli altrui. Google risponde facendo l’esempio di News Corp, in cui tutti i video pubblicati sulle piattaforme della corporation di Murdoch compaiono sopra a quelli di YouTube.

    Il parere: è difficile dire quanto Google “droghi” le ricerche a favore di YouTube, ma cercando video su Bing è molto più facile trovare quelli di altre piattaforme in posizioni superiori.


    7.
    News Corp finisce l’arringa con una bordata: “la visione lucente dei fondatori di Google è stata rimpiazzata da un management cinico”. Google risponde che i due fondatori sono ancora al timone.

    Il parere: che Brin e Page siano o meno al timone di Google, a noi utenti cambia poco.

La coda velenosa del discorso di Thomson è una riflessione in stile “qualcuno pensi ai bambini!” che ricorda i Simpson:


    “Aggredire le fondamenta del business dei creatori di contenuti professionali condurrà a un dialogo più volgare, meno informato all’interno della nostra società. I comportamenti maleducati che vediamo così tanto nei media in Europa prolifereranno…”

Google risponde con un’immagine di copertina del The Sun, un tabloid notoriamente difficile da sopportare e pubblicato da News Corp:

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