Butterfly Labs, produttrice di equipaggiamento per il bitcoin mining, viene fatta chiudere

Butterfly Labs era sospettata di truffare i suoi utenti, e la Federal Trade Commission ha deciso di volerci vedere chiaro.

butterfly labs

Butterfly Labs ha chiuso, anzi, è stata fatta chiudere dalla Federal Trade Commission americana: l’accusa è di truffa, e conferma lo scetticismo di migliaia di appassionati del mondo dei Bitcoin. Urge un breve riassunto della situazione che ha generato Butterly Labs, e anche quello che sembra proprio essere stato un piano operativo per truffare il prossimo.

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Nel 2011 e 2012 vendere i sofisticati equipaggiamenti elettronici necessari al bitcoin mining era molto simile a vendere picconi e setacci ai cercatori d’oro del fiume Klondike. Butterfly Labs è una delle aziende che si è specializzata nella produzione di questi aggeggi, che sono sì dei computer ma ormai non hanno più nulla del PC casalingo, anche perché cercare di estrarre i bitcoin da un blocco dati è ormai un esercizio di crittografia estremamente complesso, e solo i più veloci possono mettere le mani sui soldi - agli altri resta la corrente elettrica spesa per far funzionare il miner, un processore ultra specializzato nella velocità di calcolo denominato ASIC, ovverosia “application specific integrated circuit”. Un chip che fa solo una cosa: il minatore di bitcoin.

Il protocollo Bitcoin a ogni ritrovamento diventa sempre più difficile da affrontare, e il numero elevato di miner significa che la competizione è serrata e il mining smette di essere proficuo se non si investe a sufficienza in macchine sempre più potenti, capaci di lasciare la concorrenza alle spalle. Butterfly Labs ha trovato il metodo perfetto per vendere ai minatori: promettendo, promettendo e poi non consegnando, o consegnando macchinari obsoleti, utili più come fermaporta che come macchine “cutting edge”.

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Per farvi intuire la portata dell'operazione: chiunque dovesse mettere mano all’ASIC più forte e veloce per primo, si ritroverebbe da solo in cima a una montagna. Tutti gli altri sarebbero a ore, giorni o addirittura settimane alle sue spalle. Quando i Bitcoin valevano un migliaio di dollari l'uno, questo voleva dire generare cifre astronomiche per giorni e giorni, prima di essere raggiunto. Butterfly Labs prometteva ai suoi utenti di diventare quell’uomo sulla montagna, se sborsava i soldi del loro prossimo macchinario in prevendita. Il punto è proprio questo: in prevendita - il momento della consegna o è arrivato troppo tardi, o per nulla affatto.

Il primo ASIC di Butterfly Labs avrebbe dovuto essere spedito nel dicembre del 2012, ma solo poche spedizioni si sono incamminate verso i clienti dall'aprile 2013. Il costo di questi ASIC partiva da $149 e arrivava a quasi $30.000. Le denunce alla FTC hanno iniziato a fioccare a più di un anno dalla mancata consegna, o dalla consegna tardiva di un costoso fermaporta.

Di fronte alla chiusura forzata da parte del governo federale, Butterfly Labs ha avuto pure il coraggio di scrivere una lettera aperta a stampa e pubblico, dicendo che l'azienda non se ne andrà senza lottare per mantenere la propria credibilità. Che dire: buona fortuna!

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