Taxi a San Francisco, corse in calo del 65% a causa di Uber e rivali

Uber e rivali sono micidiali per i tassisti, che vedono ridurre del 65% le proprie corse - almeno se quelli che è successo a San Francisco è destinato ad accadere anche altrove.

Uber App e servizio


Uber e i rivali Lyft e Sidecar sembrano avere un effetto micidiale sul numero di corse dei tassisti di San Francisco, al punto che le corse in città sembrano essere calate del 65%. Per i cittadini è un risparmio ormai dato per scontato, ma non è privo di costi sociali.

Dovunque “la famiglia Uber” si sia trasferita, i tassisti hanno cercato di protestare e reagire con tutti i mezzi a propria disposizione - ma non tutti i paesi e città sono uguali. Dai dati raccolti dall’Agenzia per i trasporti municipali di San Francisco (una sorta di assessorato), sembrerebbe che queste proteste siano del tutto giustificate.

Il nuovo leader di questa agenzia si chiama Kate Toran, e ha deciso di portare la faccenda di fronte alla Commissione per i Servizi Pubblici della California, lamentando che lo stile di vita dei cittadini è sottilmente ma inevitabilmente compromesso da Uber e cloni.

Come esempio concreto la Toran ha dimostrato che l’aumento di corse con Uber e la riduzione del numero di taxi ha danneggiato i cittadini disabili, perché mentre per i taxi è obbligatorio fornire un certo numero di veicoli capaci di accomodare le sedie a rotelle, lo stesso non è vero per gli autisti dei serivizi di macchine a noleggio via app. Quando le agenzie di tassisti sono in pericolo, il trasporto di disabili è la prima cosa a essere sacrificata.

La Toran ha chiesto e ottenuto agevolazioni fiscali per i tassisti, e meno burocrazia, ma si tratta di tamponare una falla troppo ampia per essere del tutto rimediata con questi poveri rimedi. Ma Kate Toran ha già un piano in mente, un piano all’americana. Dove noi europei proibiamo Uber o gli chiediamo più garanzie e quindi costi maggiori, la Toran vuole fare l’esatto opposto, e deregolamentare il mondo dei tassisti per ridurre la pressione economica sulla categoria: “[…]Bisogna essere certi che queste norme abbiano ancora senso, oggi come oggi […] Il nostro punto di riferimento resta la sicurezza del pubblico, ma lo stesso dobbiamo spingerci fin dove è possibile per rendere i regolamenti più flessibili e più capaci di rispondere, c’è bisogno di un aggiornamento”.

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