Pirateria: Google, Yahoo e Microsoft nel mirino del governo UK

Dall'Inghilterra arriva un ultimatum ai grandi motori di ricerca: l'ennesimo tentativo destinato a fallire per contrastare la pirateria digitale.

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Il Governo inglese non sembra aver alcuna intenzione di allentare la presa nei confronti della pirateria digitale. Anzi, sembra voler fare di tutto per passare al livello successivo: dopo il nuovo arresto del 1° settembre - il terzo collegato alla pirateria online nella storia del Paese - a finire nel mirino delle autorità sono i motori di ricerca, Google, Yahoo! e Microsoft.

Il Segretario di Stato britannico per la Cultura, i Media e lo Sport, Sajid Javid, ha annunciato che il Governo inglese ha ufficialmente ammonito i tre grandi motori di ricerca: se non smetteranno di indirizzare gli utenti verso i siti pirata, il governo si vedrà costretto a intraprendere un approccio legislativo.

I criminali del copyright non amano la musica. Amano i soldi e sono attratti dall’industria soltanto per il suo potenziale di ricchezza. Togliete loro i profitti e gli avrete tolto l’unica ragione di essere. Ovviamente non spetta soltanto al Governo e all’industria musicale il compito di intervenire sul problema.

Javid dimostra chiaramente che l’Inghilterra non sta affrontando il problema a monte, ma sceglie l’approccio che negli Stati Uniti e nel resto del Mondo è stato adottato ormai da tempo con scarsi risultati.

Il Governo britannico chiede a Google, Microsoft e Yahoo! di censurare i siti pirata escludendoli dai risultati delle ricerche e minaccia di fare delle Leggi per obbligare questi colossi a farlo. Il problema, però, è sempre e soltanto uno: chi vuol piratare contenuti non si scoraggia di certo davanti a un risultato sparito da Google.

Misure destinate a fallire?

thepiratebay

Le fonti sono ben note, questi portali hanno raggiunto una tale fama da non essere intaccati in modo sostanziale dalla censura imposta dai Governi. Le statistiche lo provano, ma il Governo inglese ci dimostra ancora una volta che è più facile - almeno in teoria - attaccare direttamente il fenomeno della pirateria invece di provare a risolvere il problema a monte, fornendo agli utenti tutti gli strumenti legali per procurarsi i contenuti a cui vogliono accedere.

E mentre questo scenario è sempre più utopico, si continuano a spendere milioni di dollari, sterline e euro per la caccia al pirata. Giusto per fare un esempio: la Police Intellectual Property Crime Unit (PIPCU) di Londra, la divisione creata ormai due anni fa con lo scopo di proteggere le proprietà intellettuali, viene finanziata ogni anno con 2.5 milioni di sterline di fondi pubblici.

Via | TorrentFreak

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