Filtri internet: il caso Australia

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Si è parlato in questi giorni di contromisure per il proliferare di siti e messaggi in cui si incita alla violenza. Al di là del caso specifico, l'Italia non è l'unico Paese che è alla ricerca di un "qualcosa" che possa bloccare o limitare alcune attività in rete.

ArsTechnica ha pubblicato un interessante articolo sul caso Australia. Il Ministro delle Comunicazioni, Stephen Conroy, ha annunciato l'inizio di un test di filtraggio dei dati. Si tratta più o meno del tanto vituperato metodo cinese: obbligare gli ISP ad usare una blacklist segreta. In pratica tutto ciò che è illegale vendere in Australia, sarà bloccato anche sul web. Quello che stupisce, però è che affidata agli stessi ISP una seconda blacklist che filtri contenuti legali ma se vogliamo discutibili, come pornografia, contenuto volgare o terrorismo. La seconda lista è attivabile dagli utenti stessi, ed il governo australiano stanzierà fondi per coprire le spese di gestione.

Sempre nell'articolo di ArsTechnica l'analisi dei risultati della prima fase di test. 9 provider australiani sono riusciti a bloccare un migliaio di siti con l'accuratezza del 100%. Il filtraggio della seconda lista ha però creato problemi, facendo scendere l'accuratezza tra l'84 ed il 78%, con falsi positivi e materiale da filtrare che invece è passato. Telestra, che non partecipava al test ma ne ha condotto uno in proprio, ha rilasciato una dichiarazione eloquente. Il meccanismo è praticamente inutile, perchè non è possibile filtrare dati non web, quali messengers, p2p o chat rooms. E' anche possibile che su particolari siti il filtro possa andare in overload. Per chi ha un po' di dimestichezza, non è difficile bypassare i filtri. Comunque, dai test, l'84% dei tentativi di bypassare la blacklist ha successo.

Tornando al caso italiano, abbiamo visto come sia facile aggirare i filtri di AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) sui siti di scommesse. Come affronterà allora il Governo la questione internet? Da una parte verranno sicuramente interpellati i fornitori di servizi che vorranno mantenere una sorta di "immagine pulita", Facebook in primis. Qualcuno farà finta di collaborare, altri invece sicuramente rifiuteranno ogni tentativo di "intromissione".

Prima di chiudere, un piccolo inciso. E' vero che teniamo tutti alla libertà di parola, ma è anche vero che nessuno di noi vorrebbe essere preso di mira con insulti o magari accuse false da un sito ospitato in qualche isola del Pacifico. Prima di gridare subito alla "censura governativa" dobbiamo porci seriamente il problema di quale sia la linea di confine tra la libertà e la tutela delle persone. Parlo di "confine" proprio per porre l'accento sulla caratteristica principe di internet: il non avere barriere doganali ed essere per certi versi "indistruttibile". I cinesi e gli australiani hanno intrapreso la strada dei filtri, vedremo cosa accadrà in Italia e negli altri Paesi europei.

Foto | CodDog

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