Quando la Ice Bucket Challenge può diventare letale: ecco come evitare rischi e pericoli

Ecco come partecipare alla sfida della doccia ghiacciata in tutta sicurezza, evitando spiacevoli conseguenze.

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La Ice Bucket Challenge continua a diffondersi a macchia d’olio e la raccolta fondi contro la SLA è sempre più un successo - oltre 80 milioni di dollari raccolti e quasi 2 milioni di nuovi donatori - ma la notizia della morte dell’adolescente scozzese Cameron Lancaster, affogato in una cava mentre, secondo le autorità locali, tentava da una sfida della doccia ghiacciata più elaborata del classico secchio d’acqua e ghiaccio, ha posto l’attenzione sui rischi, anche letali, che si possono correre nel tentativo di partecipare alla Ice Bucket Challenge.

Forbes ha chiamato in causa il professor Mike Tipton, fisiologo presso l’università di Portsmouth, che ha cercato di fare chiarezza su cosa si rischia con la Ice Bucket Challenge e come minimizzare il più possibile ogni pericolo.

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L’ipotermia non è un rischio così concreto. Si tratta di secchiate di acqua ghiacciata, è vero, ma sono necessari almeno trenta minuti di doccia gelata prima che la nostra temperatura corporea scena al di sotto dei 35 gradi e costituisca un vero pericolo per la salute.

Anche l’annegamento di per sé non può essere collegato alla Ice Bucket Challenge così come la conosciamo. Certo, se si tentano versioni più elaborate e complesse in cui ci si immerge completamente in acqua il rischio di annegamento è concreto.

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Il problema si pone quando due potenti risposte fisiologiche entrano in gioco: la risposta shock al freddo, che avviene quando si entra in contatto con acqua fredda, e il riflesso di immersione. Wikipedia ci spiega:

Si definisce riflesso di immersione […] un insieme di reazioni a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio che hanno luogo in tutti i mammiferi, soprattutto marini (balene, foche), al momento dell'immersione del volto nell'acqua e che sono finalizzate alla riduzione del consumo di ossigeno dell'organismo. […] La rapidità e intensità del riflesso è inversamente proporzionale alla temperatura dell'acqua: più questa è fredda, più le reazioni descritte sono forti. In caso di immersione in profondità ha luogo un ulteriore effetto detto scostamento ematico.

Le due risposte vengono innescate dai recettori nella pelle, la prima da quelli del volto, la seconda da quelli del resto del corpo, quando si trattiene il respiro. Qual è il risultato? I due messaggi sono contraddittori: se si sta trattenendo il respiro, il battito cardiaco scende a 40-50 battiti al minuto, mentre appena si entra in contatto con l’acqua ghiacciata, il battito supera improvvisamente i 100 battiti al minuto.

Il cuore, per farla breve, non capisce a quale stimolo dal retta - accelerare il battito o ridurlo - e questo conflitto crea un’anomalia - aritmia - che può portare, nei casi più gravi, all’arresto cardiaco.

Cosa fare, allora, per una Ice Bucket Challenge in tutta sicurezza? Ce lo dice Mike Tipton:


  • evitare di trattenere il respiro;

  • evitare l’immersione di tutto il corpo in acqua ghiacciata;

  • poggiare il mento sul petto, così da evitare di bagnare troppo il volto.

Buona Ice Bucket Challenge a tutti. E non dimenticate di donare, qui trovate tutte le coordinate necessarie per contribuire alla ricerca contro la Sclerosi laterale amiotrofica.

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Via | Forbes

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