I terroristi dell’Isis scelgono il social network Diaspora

Dopo il giro di vite su Twitter, i jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante hanno trovato la piattaforma sociale perfetta per la propria attività.

Aggiornamento ore 16.00 - dal blog ufficiale di Diaspora sono arrivate nuove precisazioni che vanno a chiudere il cerchio su quanto già rivelato. Alcune testate hanno mal interpretato il post originario, costringendo il social network a sottolineare che no, Diaspora non è il fast west delle piattaforme sociali: esistono strumenti per intervenire sui contenuti ritenuti inopportuni.

Come vi abbiamo detto anche noi stamattina, il compito di intervenire o meno su un contenuto condiviso su Diaspora spetta all’amministratore del pod in cui si trova quel contenuto - potete crearne o ospitarne uno anche voi, non è difficile. Gli utenti possono inoltrare la segnalazione all’amministratore di quel pod, che deciderà come comportarsi, anche in base alle leggi in vigore nel Paese in cui quel pod è ospitato.

Ad oggi, precisa Diaspora, molti degli account identificati come collegati allo Stato Islamico (IS) sono stati chiusi. E infine l’appello: se notate contenuti sospetti e account che possono destare preoccupazioni avvertite gli amministratori del pod.

Refugees Fleeing ISIS Offensive Pour Into Kurdistan

Anche i militanti dell’ISIS, il gruppo terrorista jihadista meglio noto come Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, hanno bisogno dei social network, di una vetrina per i propri atti barbarici tra Siria e Iraq e se finora Facebook e Twitter potevano essere sufficienti, la diffusione del video della decapitazione del giornalista statunitense James Foley ha dato un’impennata alla censura.

Twitter ha cominciato a sospendere gli account di esponenti dell’ISIS e di membri vicini all’organizzazione che nelle ultime ore hanno provato in ogni modo a diffondere il video e le immagini dell’assassinio di Foley. In questa fuga dalla censura sembra proprio che il gruppo di jihadisti sia atterrato su Diaspora.

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A lungo definito il social network anti-Facebook, Diaspora ha fatto dell’open-source e della privacy il proprio baluardo. Si tratta di un network decentralizzato e i suoi amministratori riescono ad avere il controllo soltanto di alcuni nodi, i pod che trovate a questo indirizzo. Oltre ai pod messi a disposizione da Diaspora, gli utenti ne possono creare di nuovi che sono a tutti gli effetti fuori dal controllo degli amministratori.

E i militanti dell’ISIS stanno facendo proprio questo: stanno spostando i contenuti su nodi creati da loro, mettendosi così al sicuro dall’intervento degli amministratori di Diaspora ed evitando quindi la censura o la rimozione degli stessi.

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Non c’è modo per il team del progetto di manipolare o rimuovere contenuti da un particolare nodo del network. Questa potrebbe essere la ragione principale che ha spinto gli attivisti dell’IS a scegliere il nostro network.

Parola di Diaspora. Dennis Schubert, un portavoce del network, ha fatto qualche precisazione a BuzzFeed, mettendo le mani avanti:

Non stiamo offrendo un servizio, abbiamo soltanto creato un software che manda avanti il network. E’ come usare Linux per controllare una bomba. Non c’è nulla che il progetto potrebbe fare contro tutto ciò. Ovviamente è spiacevole vedere che gruppi violenti utilizzano il nostro software e come sapete stiamo già lavorando per allontanarli dal network. Ma, ancora, tutto quello che possiamo fare è contattare gli amministratori dei pod e chiedere la loro assistenza.

diaspora

E se gli amministratori dei pod sono a loro volta militanti dell’ISIS, c’è ben poco da fare. Nemmeno le forze dell’ordine possono intervenire, parola dell’esperto Jamie Bartlett:

Ogni volta che la polizia si avvicina, i servizi diventano più furbi e riescono a sfuggire. E’ assolutamente inevitabile che organizzazioni come l’IS siano tra i primi utilizzatori di questa sorta di innovazioni.

Via | BBC

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