Ferguson, 18enne ucciso da un poliziotto: le proteste infiammano anche Twitter

Le proteste di Ferguson, esplose dopo l'omicidio di un 18enne da parte delle forze dell'ordine, scoppiano anche su Twitter dopo l'appoggio del fondatore Jack Dorsey.

Giorni di scontri e proteste a Ferguson, cittadina del Missouri alle porte di St. Louis, da quando il 9 agosto scorso un agente della polizia locale ha ucciso a colpi di pistola il 18enne disarmato Mike Brown, crivellato da almeno 6-8 colpi mentre stava raggiungendo casa di sua nonna.

È l’ennesimo caso di abusi della forza da parte delle forze dell’ordine risultato in un decesso. Crimeblog.it è pieno di casi simili, regolarmente denunciati dai cittadini e oggetto di indagini approfondite, spesso risultanti con la rimozione dagli incarichi degli agenti coinvolti, ma la vicenda di Mike Brown sta avendo un eco senza precedenti.

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Arresti e feriti sono all’ordine del giorno, i cittadini ignorano il coprifuoco imposto dal governatore del Missouri e scendono in strada anche di notte per protestare contro le forze dell’ordine e chiedere giustizia per l’ennesimo delitto che si sarebbe potuto evitare. La notte che si è appena conclusa ha visto finire in manette almeno 30 persone, mentre altre città degli Stati Uniti si stanno unendo alle proteste, da Chicago a Detroit, Brooklyn e Oakland, passando per Berkeley.

L’indignazione passa anche e soprattuto per i social network, ormai veicolo di informazioni e il mezzo perfetto per condividere notizie e organizzare iniziative. Twitter, in modo particolare, è letteralmente invaso dalla vicenda di Ferguson, da un lato per la sua natura immediata dall’altro per l’aperto supporto di Jack Dorsey, co-fondatore del social network, che nei giorni scorsi ha preso parte a una delle manifestazioni.

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Per avere un’idea più chiara di come lo sdegno per quanto accaduto si stia diffondendo a macchia d’olio su Twitter vi proponiamo oggi il grafico realizzato da Twitter Reverb, lo strumento di proprietà del social network cinguettante che analizza come si svolgono le discussioni su Twitter.

Dal 9 agosto scorso ad oggi sono stati inviati oltre 8 milioni di tweet con l’hashtag #Ferguson, col picco raggiunto la sera del 13 agosto, dopo un’altra ondata di violenze e arresti, con oltre 4.481 tweet al minuto con quell’hashtag. Ieri altro piccolo record, a dieci giorni dall’accaduto: il governatore del Missouri ha chiesto l’intervento della Guardia Nazionale e la media dei tweet ha raggiunto i 3.700 al minuto.

Ferguson, le proteste dopo l'omicidio di Mike Brown

E su Facebook?

Il social network di Mark Zuckerberg sta provando da tempo ad emulare Twitter sul fronte dell’informazione e della tempestività nella diffusione delle notizie, ma il caso di Ferguson sta mettendo in evidenza quanto Facebook sia ancora indietro. Mentre la timeline degli utenti di Twitter, in modo particolare di quelli statunitensi, è invasa di notizie e aggiornamenti sulle proteste e gli scontri, l’algoritmo di Facebook fa fatica a mettere in risalto questo tipo di notizie.

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Gli utenti se ne sono accorti e lo stanno sottolineando su Twitter. Rispetto alle news, su Facebook vincono gli ascolti di Spotify, i meme e i test che gli utenti fanno per scoprire se sono più affini a una foca o a un delfino.

GigaOm riassume bene il problema:

Anche se Facebook ha provato ad abbracciare lo stile di following di Twitter, che permette a un utente di seguire gli aggiornamenti di altri utenti anche se non sono loro amici, nella maggior parte dei casi gli utenti utilizzando ancora la piattaforma per lo scopo per cui era stata pensata […] Su Twitter gli utenti decidono di seguire chi vogliono e in molti casi non devono nemmeno chiedere il permesso.


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