Google è peggio della NSA: parola di Rupert Murdoch

Il magnate dell’editoria torna all’attacco di Google e stavolta lo fa per questioni di privacy.

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Rupert Murdoch, CEO di News Corporation e di 21st Century Fox, non è nuovo a polemiche su Twitter e la sua crociata contro Google pone le sue radici nel passato. Periodicamente, però, il magnate della comunicazione si affida a Twitter per i suoi attacchi contro il colosso di Mountain View.

Già in passato Murdoch si è scagliato contro Google accusando l’azienda di aver rubato i contenuti dei suoi giornali semplicemente perchè indicizzati dal motore di ricerca, o ancora quando ha accusato Google di permettere il furto di film indicizzando i portali di file torrent.

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Una manciata di ore fa il magnate australiano è tornato su Twitter per un nuovo Murdoch-pensiero:


L’invasione della privacy della NSA è il male, ma è nulla se paragonata a Google.

Che Google giochi con la privacy degli utenti è cosa nota, ma il paragone non regge, specie perchè gli utenti che creano un account con Google sottoscrivono i termini e le condizioni e sanno - anche se ci sono delle zone d’ombra - quello a cui vanno incontro, o almeno si fanno un’idea di come la loro privacy verrà violata.

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La National Security Agency, al contrario, è un’agenzia governativa riuscita a mettere in piedi un colossale sistema di sorveglianza globale ai danni (anche) dei cittadini, che ad oggi non sanno ancora come queste informazioni vengono raccolte, come vengono analizzate e per quali scopi vengono utilizzate.

A questo, poi, si aggiunge un altro particolare da non sottovalutare: il pulpito dal quale arrivano le accuse. La vicenda del News of The World è recente, uno scandalo senza precedenti che ha visto l’ormai defunto quotidiano inglese, pubblicato da News International, azienda sussidiaria di News Corporation, come un vero e proprio covo di spie impegnate a intercettare illegalmente i telefoni e le comunicazioni di attori, politici e personaggi noti al fine di dare al lettore notizie fresche e succosi scoop.

Chissà se qualcuno ha fatto notare al protagonista del Murdochgate che siamo davanti a un caso di “bue che dice cornuto all’asino”. Sembra quasi di vedere l’eterna lotta tra Microsoft e Google, con la prima che cerca in ogni modo di screditare la seconda - e la campagna Scroogled è solo un esempio - per tirare l’acqua al proprio mulino.

Gli interessi, del resto, sono comuni e quale modo migliore di farsi belli mettendo in cattiva luce la concorrenza?

Via | TheRegister

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