FaceBook, 20mila persone avviano una class action europea: nel mirino la privacy

Uno studente di legge austriaco promuove una class action europea contro Facebook: 20mila adesioni in quattro giorni

Max Schrems, uno studente di legge austriaco, sta promuovendo in rete una class action contro il colosso dei social network Facebook: alla causa collettiva, presentata venerdì 1 agosto, potranno partecipare tutti gli utenti del social network che vivono al di fuori degli Stati Uniti e del Canada.

Motivo della class action è oramai il grande pomo della discordia dell'Era 2.0: la tutela dei dati degli utenti. Schrems accusa infatti Facebook di violare le normative europee in materia di sicurezza e tutela dei dati personali, un caso esploso con il semi-dimenticato progetto PRISM del Pentagono, sviluppatosi poi nello scandalo globale del Datagate, rivelato da Edward Snowden.

Secondo le ultime informazioni fornite dallo stesso Schrems sono oltre 20mila le persone, provenienti da oltre 100 paesi del mondo, ad avere già aderito all'iniziativa: ogni reclamo tuttavia dovrà essere verificato e completato e, spiegano gli organizzatori, a breve verrà fissato un tetto massimo di 25mila adesioni, inizialmente provvisorio.

La causa che Schrems vorrebbe intentare a Facebook non è, in termini giuridici, esattamente una class action: in questo caso infatti non è "il gruppo" ad presentare e portare avanti la causa ma una sola persona a nome di tante altre, nel caso specifico almeno 20mila.

Facebook non ha mai chiarito in modo limpido e trasparente quale tipo di dati abbia fornito ai servizi di sicurezza americani, in che quantità e, sopratutto, non ha mai chiarito l'uso massimizzato della vastissima mole di informazioni che ogni secondo recepisce, ed immagazzina, dai suoi utenti: il vero "tesoro" di Facebook.

Un "tesoro" che, se la causa fosse vinta, alleggerirebbe le casse del colosso dei social network: ogni partecipante potrebbe infatti ottenere un risarcimento di 500 euro, che moltiplicati per 20mila fa oltre 12 milioni di euro. Certo, per Facebook sono bazzeccole, ma qualora gli eventi culminassero come spera il giovane austriaco (ed il suo avvocato) sarebbe un tassello di diritto molto importante, che certamente costringerebbe Facebook a rendere note informazioni sulle quali fino ad oggi si è abilmente glissato.

L'esperienza di questa class action è stata avviata in Irlanda, dove Facebook ha la sua sede europea:

"All'inizio abbiamo fatto grandi progressi in Irlanda. Come conseguenza alle nostre lamentele Facebook ha dovuto cancellare una gran quantità di dati e disattivare il riconoscimento facciale in tutto il mondo. Tuttavia col passare del tempo divenne chiaro che le autorità irlandesi non avevano alcun interesse a far rispettare le modifiche sostanziali accordate [...] e in molti dicono che in Irlanda stanno facendo così per via di una forte pressione politica atta a non allontanare il settore IT, che è molto importante. Non dovremmo avere quel problema in Austria, stiamo dunque trasferendo il fulcro delle nostre attività qui."

ha spiegato l'universitario.

Se volete potete leggerne di più e aderire all'iniziativa cliccando qui. Ma dovete avere un account Facebook per farlo.

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