Diritto a essere dimenticati, per Google molti mentono o nascondono informazioni

Nelle proprie richieste, le persone non inserirebbero dati rilevanti per decidere se rimuovere il link.

Google Reports Quarterly Earnings

Quella del diritto a essere dimenticati è una bella gatta da pelare, ormai l'abbiamo capito. La strategia di Google è altrettanto nota: fare in modo che dalle parti dell'Unione Europea si capisca che mettere in piedi un form sul web per raccogliere le richieste non è una strada percorribile, anche a causa del genere d'informazioni raccolte tramite esso.

L'ultimo aggiornamento sulla vicenda vede una lettera che Google ha inviato alle autorità europee, evidenziando altre problematiche emerse nel cancellare dai propri risultati di ricerca contenuti che, ricordiamo, dovrebbero risultare "inadeguati, irrilevanti o eccessivi".

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Per prendere una decisione, Google deve spesso affidarsi ai soli dati forniti da chi effettua la richiesta, per definizione interessato a nascondere i dettagli di un qualcosa: alcuni form arriverebbero quindi con informazioni false e inaccurate, mentre in altri casi chi ha compilato la domanda nasconderebbe dati importanti.

L'esempio più lampante è quello secondo il quale una persona può chiedere di rimuovere link che riguardino eventuali crimini commessi in gioventù, senza però rivelare di essere stati al centro di condanne analoghe anche da adulti: si creerebbe dunque una situazione in cui sarebbe impossibile stabilire se il contenuto sia realmente inadeguato o irrilevante.

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I numeri


Fino al 18 luglio, Google ha ricevuto 91.000 richieste riguardanti 328.000 URL. Il 53% di queste richieste è stata accolta, mentre nel 15% dei casi è stato necessario raccogliere ulteriori informazioni.

Le nazioni più "attive" nell'appellarsi al diritto all'oblio sono Francia e Germania, con rispettivamente 17.500 e 16.500 richieste, seguite da Regno Unito (12.000), Spagna (8.000), Italia (7.500) e Olanda (5.500).

Per chi dovesse essere interessato, il form di richiesta è disponibile a questo indirizzo.

Via | Computerworld.com

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