YouTube perde un altro "capo", il servizio a pagamento di nuovo rallentato

Si tratta di una sorta di guerra civile: YouTube e Google non sono in grado di decidere cosa vogliono dal previsto servizio di musica a pagamento, e il product manager abbandona il posto, incapace di conciliare le fazioni interne.

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YouTube viene di nuovo colpito da un grosso problema riguardante l’ormai annoso piano di lanciare YouTube Music Pass, un servizio di musica in streaming e altri contenuti collegati a pagamento.

Il product manager Chris LaRosa, vero e proprio capo del settore musicale di YouTube, ha annunciato di voler lasciare Google per unirsi a una startup. Non è normale che un product manager abbandoni un progetto milionario a metà, perché qui stiamo parlando del sito di video più grande del mondo e di un possibile grande rivale per mostri sacri come Spotify e iTunes.

Si tratta di un brutto segnale, che indica che qualcosa in Google si è andato ad inceppare. Studiando la posizione occupata da Chris LaRosa, si scopre anche che il suo predecessore Nikhil Chandok se ne è similmente andato nell’autunno del 2013.

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Il significato di questi movimenti tellurici silenziosi risulta essere piuttosto chiaro. Google non riesce a decidere come monetizzare, ovverosia cosa esattamente dovrebbe offrire agli utenti dietro pagamento. Il servizio è tecnicamente già pronto, al meno per quanto riguarda le funzioni e le sue possibilità:

  • Niente pubblicità
  • Possibilità di continuare il playback delle tracce mentre l’app non è in uso, magari con controlli nel centro notifiche stile Spotify
  • Possibilità di conservare le tracce per l’ascolto offline
  • Compatibilità con le offerte pagate di Google Play Music (se paghi per uno, paghi anche per l’altro)

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Le case discografiche sono sul piede di guerra, molto preoccupate da quello che Google potrebbe desiderare di offrire gratuitamente. Le Major sono assolutamente intenzionate a scorticare Google per ottenere la percentuale più alta possibile, e la corporation ha forse cercato di rifarsi sulle etichette indipendenti, che si sono sentite prese in giro dalle offerte di YouTube, rifiutandosi di salire a bordo. Ne consegue che all’interno di Google si devono essere sviluppate diverse “fazioni” che propongono idee inconciliabili sulla differenza tra servizio base e servizio a pagamento.

Al momento il progetto è in pericolo, e non si è neppure delineato un possibile successore di LaRosa. Che serva un nome importante per smuovere le acque?

Via | Wall Street Journal

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