Social network e aziende, il 43% dei candidati ideali scartati per il profilo personale

Qual è il rapporto fra social network e aziende e com'è cambiato negli anni? Lo svela un'ultima indagine

man pushing interface

Social network e aziende vanno d'accordo fino a un certo punto: sapete bene che in molti casi Facebook, Twitter, Google e chi più ne ha più ne metta sono vietati dai vertici, proprio perché distrarrebbero il dipendente e danneggerebbero il prestigio del marchio. Avete letto bene: in molti casi si teme che la pubblicazione di foto e stati particolari possa incidere negativamente sulla visione generale che si ha dell'azienda; timore giustificato, certo, ma forse i responsabili della comunicazione dovrebbero leggere le ultime ricerche sull'argomento e capire che non sempre il consumatore arriva tramite social network al marchio e che riesce ancora a scindere persona e dipendente, senza per forza averne un'unica visione.

La premessa è d'obbligo per presentarvi l'ultima indagine di Proskauer sul rapporto fra reti sociali e dipendenti: la ricerca in questione ha messo in luce che il 90% delle aziende usa i social network in modo particolare, non solo per lavori interni, quindi comunicazione, pubblicità e così via, ma anche per scegliere i dipendenti; ed è così che emerge, per fare solo alcuni degli esempi, che il 94% dei selettori sceglie le risorse umane solo dopo aver controllato Facebook, Twitter etc; la percentuale arriva al 43% per coloro che scartano il candidato ideale dopo essersi fatto un giro sui sui profili: situazione tutt'altro che concepibile, a dire il vero, visto che sui miei profili, almeno prima di essere assunto, potrò fare ciò che voglio, no?

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Licenziati a causa dei social network


La situazione diventa ancor più complessa se si guardano i casi in cui licenziamenti non certo criticabili avvengono dopo l'assunzione: un'insegnante, per esempio, è stata licenziata per aver pubblicato dei commenti eccessivamente focosi e allusivi sui suoi studenti; una ragazza è stata licenziata da Cisco per aver scritto su Twitter che forse non avrebbe accettato l'assegno di assunzione perché troppo esiguo; un dipendente è stato licenziato da una nota catena di fast food per aver parlato male della propria divisa; alcuni minatori australiani, poi, sono stati licenziati a causa dell'Harlem Shake pubblicato su YouTube... insomma, di esempi ce ne sono un'infinità e il discorso è chiaro (anche ragionevole, nei casi che vi abbiamo proposto).

L'analisi tracciata da Proskauer è davvero interessante: non vi resta che leggere tutti i dettagli nel link che vi abbiamo indicato tra le fonti.

Via | Proskauer.com

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