Il Governo USA contro Microsoft: "I dati conservati online non sono protetti dal 4° Emendamento"

Il 4° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America stabilisce il diritto di non essere oggetto di perquisizioni irragionevoli e immotivate, un diritto che al Governo statunitense non fa comodo venga applicato ai dati conservati online, specie all'estero

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Microsoft ha cercato di difendere un utente i cui dati sono conservati nei suoi centri di stoccaggio a Dublino, cercando di far giudicare incostituzionali i mandati di perquisizione internazionali ratificati da un giudice newyorkese. Il Governo USA non ne vuole sapere, e regisce con violenza ai tentativi di arginare il proprio strapotere investigativo.

In una dichiarazione ufficiale rilasciata ieri il Governo ha comunicato che per quello che lo riguarda i dati conservati su cloud non hanno lo stesso genere di protezione accordato ai dati “fisici”, coperti dal 4° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Secondo lo Stored Communication Act, infatti, tali dati sono sempre stati molto più accessibili della normale corrispondenza e dei beni privati conservati all’estero.

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La necessità di tale doppio standard deriva dalla presenza di “hacker” e “truffatori” in questa epoca, che usano i mezzi di comunicazione elettronica sia negli USA che all’estero, nel tentativo di aggirare le maglie della legge.

A quanto pare il Governo USA è l’unico a non essere preoccupato dalle implicazioni derivate dal suo dominio tentacolare sui dati dell’intero pianeta Terra, ed anche Verizon ha unito la sua voce a quella di Microsoft per ribadire che questi ragionamenti entrano direttamente in conflitto con le leggi straniere sulla protezione dei dati. Apple e Cisco hanno similmente reagito, dicendo che il Governo USA sembra direttamente intenzionato a danneggiare i rapporti commerciali e diplomatici con gli altri paesi alleati e non allineati.

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Il ragionamento legale dell’esecutivo statunitense, infatti, non fa altro che mettere altra benzina sul fuoco del disastro mediatico che è stato l’affare Snowden.

Dal canto suo il Governo irlandese non sembra affatto preoccupato dai danni a lungo termine causati dalle decisioni legali statunitensi, anzi, sembra più che ben disposto a fornire agli inquirenti statunitensi i dati personali e l'accesso alla casella mail che stanno cercando. Non meravigliatevi troppo: si tratta di un caso di commercio di stupefacenti internazionale.

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