Diritto a essere dimenticati, Microsoft sta per lanciare il suo form di richiesta

Jimmy Wales, Sylvie Kauffmann e Frank La Rue saranno parte del consiglio di esperti nominato da Google. Nel frattempo, anche Microsoft si attrezza.

bing-malware
Aggiornamento dell'11 luglio 2014 - A cura di Rosario.

Mentre Google va avanti nel cercare di capire come gestire il diritto a essere dimenticati, anche le altre aziende stanno correndo ai ripari per non andare incontro a spiacevoli sorprese. Tra queste c'è anche Microsoft, proprietaria del motore di ricerca Bing, che a quanto pare lancerà "presto" il form di richiesta di rimozione dei link da parte dei cittadini europei.

Ad annunciarlo è stata la stessa società di Redmond, per bocca di un suo portavoce:

"Stiamo continuare a lavorare sui dettagli relativi al come implementare la recente sentenza della Corte di Giustizia europea e abbiamo in programma di lanciare presto un form per le richieste dei residenti in Europa."

Leggi anche: Diritto a essere dimenticati, Google introduce il form per inoltrare le richieste

Oltre a Google e Microsoft, anche gli altri gestori di motori di ricerca sono stati ovviamente interessati dagli sviluppi della causa di Mario Costeja González: è il caso per esempio di DuckDuckGo e Ask.com. Se dal primo non sono arrivati particolari commenti, il secondo ha inviato a TechCrunch il proprio commento:

"Il nostro team legale è impegnato a delineare regole e procedure legate al numero molto ristretto di richieste che abbiamo ricevuto fino a ora, e che stiamo gestendo singolarmente caso per caso."

Diritto a essere dimenticati, Google chiede scusa e crea un consiglio di "saggi"


foto google
Post originale dell'11 luglio 2014 - a cura di Rosario.

Il modo in cui Google ha iniziato a rimuovere i link in base al diritto a essere dimenticati è sembrata a molti una vera e propria strategia, destinata a evidenziare le contraddizioni scatenate dalla decisione dell'Unione Europea maturata con l'ormai famosa causa di Mario Costeja González. Dietro le proteste di giornali come il Guardian, la società di Mountain View ha dovuto tornare sui suoi passi, ammettendo gli errori fatti e anticipando le novità in merito.

A parlare è stato David Drummond, boss dell'area legale di Google, secondo il quale la propria società ha fatto del suo meglio per accogliere la sentenza, pur ritenendola sbagliata:

"Naturalmente, con soli due mesi alle spalle, il nostro processo è ancora un work in progress. È per questo che abbiamo rimosso per errore alcuni link a un articolo la scorsa settimana (ora riabilitati). Ma la buona notizia è che il dibattito attivo e tuttora in corso informerà sugli sviluppi dei nostri principi, politiche e pratiche, in particolare come bilanciare il diritto alla privacy di una persona con quello alla conoscenza appartenente a un'altra persona."

Leggi anche: Diritto a essere dimenticati, Google mette in atto la sua strategia

Per studiare ancora più a fondo la questione, Drummond ha annunciato l'istituzione di un consiglio di persone esperte, all'interno del quale troveremo Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Sylvie Kauffmann, direttore editoriale di Le Monde, e Frank La Rue, Special Rapporteur dell'ONU in materia di diritto alla libertà di espressione e di opinione.

Il compito del consiglio sarà quello di raccogliere materiale proveniente da soggetti terzi, oltre a organizzare incontri pubblici per discutere del diritto a essere dimenticati. Sarà inoltre prodotto un report, anch'esso pubblico, riguardante i punti di maggior difficoltà legati al diritto all'oblio. Nel parlare di questo argomento, Drummond ha anche affermato di aver contato attualmente 250.000 richieste, provenienti da 70.000 persone.

Leggi anche: Diritto a essere dimenticati, pioggia di richieste di rimozione per Google

Via | Theguardian.com

  • shares
  • Mail