Il DARPA ha finanziato studi per capire come utilizziamo i social network

Il Guardian rivela qualcosa che il DARPA non ha mai tenuto nascosto: dal 2011 finanzia studi e ricerche per scoprire come gli utenti utilizzano i social network.

Gli studi del DARPA

La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che si occupa dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, si occupa da tempo, tra le altre cose, di studiare i social network e capire come gli utenti si comportano online, commissionando studi e ricerche nell’ambito del programma Social Media in Strategic Communication (SMISC), avviato nel 2011.

La conferma arriva direttamente da fonti ufficiali, niente leak o indiscrezioni. E’ la stessa DARPA che sul sito ufficiale spiega:

Con la diffusione di blog, social network e tecnologie di media-sharing, le condizioni sotto le quali le nostre forze militari conducono le operazioni sono rapidamente cambiate. Queste condizioni e velocità con cui le informazioni vengono diffuse sono accelerate rapidamente grazie alla proliferazione della tecnologia mobile. Capire le implicazioni di questi trend serve per prevenire sorprese strategiche. La missione del DARPA è quella di prevenire queste sorprese.

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E’ il solito Guardian ad approfondire questo progetto e spiegare nel dettaglio, per quanto possibile, in cosa consiste questa attività di ricerca del DARPA. Tutto, secondo quanto emerso, avviene nel rispetto della legge: l’agenzia analizza i dati dei social network - Facebook, Twitter, Reddit, Pinterest, Kickstarter e Digg - che gli utenti pubblicano senza alcuna restrizione, quello che chiunque può scoprire con una semplice ricerca, e studia il comportamento dei cittadini.

Uno studio condotto dalla University of South California, ad esempio, ha monitorato i tweet dei cittadini residenti in Medio Oriente, analizzando le loro interazioni, mentre un altro si è occupato di osservare come gli utenti hanno utilizzato Twitter durante le proteste Occupy. Un altro studio ancora, invece, ha chiesto a 61 volontari di usare un social network sperimentale, chiamato FaceFriend, per capire come vengono diffuse le notizie false.

IL DARPA assicura che questi studi, costati finora qualcosa come 19 milioni di dollari, vengono condotti nei limiti della legalità e dell’etica e, soprattutto, nel pieno rispetto della privacy degli utenti: i dati raccolti non contengono alcuna informazione personale, o almeno a giudicare da quanto scrivono sul sito ufficiale questo non avviene per quanto riguarda gli utenti statunitensi. Degli altri, a cominciare da quelli monitorati in Medio Oriente, non si fa menzione.

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Possiamo credere al DARPA, possiamo considerare questi studi e approfondimenti come il rovescio della medaglia per aver deciso di iscriverci a social network che ci spingono a interagire pubblicamente con altri utenti e condividere informazioni più o meno personali. Di certo, visti i precedenti del governo statunitense, facciamo un po’ fatica a credere che tutto avvenga nel rispetto dalla privacy degli utenti.

Un portavoce del DARPA, interpellato dal Guardian, ha difeso a spada tratta questi studi, che in ultimo luogo potrebbero anche dare un contribuito alla protezione degli Stati Uniti d’America. Che poi è la motivazione che la National Security Agency, a proposito dello scandalo PRISM e non solo, ha dato per giustificare l’invasione della privacy: è una questione di sicurezza nazionale. E davanti a quello che può costituire un pericolo per la sicurezza nazionale, tutto sembra essere lecito indipendentemente da leggi e regolamenti.

Via | The Guardian

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