Diritto a essere dimenticati, Google mette in atto la sua strategia

Google sta deliberatamente esagerando nell'interpretazione del diritto a essere dimenticati?

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Come sicuramente saprete, Google ha iniziato a rimuovere i link dai risultati delle ricerche in Europa, dopo essere stata costretta a farlo dalle autorità del Vecchio Continente. Una decisione che in quel di Mountain View non è andata giù, l'abbiamo già visto, ma alla quale Larry Page e i suoi sono stati costretti a sottostare per non avere ulteriori grane legali.

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Pochi giorni fa, riportavamo l'inizio del processo di rimozione dei link, che Google ha affermato di esaminare uno a uno: l'ha fatto e sta continuando a farlo in queste ore, inviando anche una notifica ai diretti interessati, come nel caso di BBC e The Guardian, che si sono visti recapitare l'avviso di rimozione di alcuni loro articoli dai risultati di ricerca sulle versioni europee di Google.

In questo modo, Big G ha ottenuto esattamente quello che voleva: scatenare una serie di proteste provenienti sia dai diretti interessati, vale a dire gli editori dei giornali, sia dalle persone normali che hanno visto in questo comportamento una sorta di censura, prima di collegarlo naturalmente alla causa persa contro Mario Costeja González.

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Nella giornata di ieri, Google è poi tornata indietro su alcune decisioni effettuate, riabilitando alcuni collegamenti al Guardian, ma ribadendo allo stesso tempo la difficoltà del motore di ricerca nel mettere in atto quanto richiesto dalla Corte di Giustizia Europea. Secondariamente, Google è riuscito a dimostrare che chiedere la rimozione di un link rischia di dare ulteriore luce a una notizia che si vuole nascondere, ottenendo praticamente l'effetto contrario inviando il famoso form agli addetti ai lavori.

Lo conferma Parker Higgins, attivista della Electronic Frontier Foundation:

"Per come stanno le cose almeno ora, ci sono alcune cose irrealizzabili. Abbiamo visto alcune situazioni nei giorni scorsi, in cui il tentativo di qualcuno di far dimenticare qualcosa ha finito per portare più attenzione su di essa di quanto ce ne sia mai stato prima.

Ti fa pensare che forse, se stai cercando di far dimenticare un episodio della tua storia personale, questo canale non è il miglior modo."

Maggiori indicazioni su quella che per Google potrebbe essere una vera e propria strategia di ricorrere all'uomo di paglia, arriva da un portavoce del Guardian:

"Il loro approccio attuale sembra essere un'interpretazione eccessivamente estesa. Se l'obiettivo della sentenza non è quello di dare vita a una censura degli editori dalla porta sul retro, allora incoraggiamo Google a essere trasparente sui criteri usati per prendere queste decisioni, e come gli editori possono impugnarle."

Alla fine, insomma, Google potrebbe aver deciso di reagire di proposito in modo esagerato alla richiesta delle autorità europee, contando proprio sulle proteste e sul clamore suscitato per dimostrare la propria idea su una legge ritenuta sbagliata. Difficile immaginare che, a questo punto, in Europa chi di dovere resti a guardare.

Via | Reuters.com

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