Personalità del mondo dell’informatica: Aaron Swartz, pioniere e attivista

Nel giorno dell'uscita del film-documentario "The Internet's Own Boy" dedichiamo la rubrica a Aaron Swartz, tragicamente scomparso a soli 26 anni, indotto al suicidio dalla disperazione.

Aaron Swartz e la sua lotta

Nel 2011 Aaron Swartz fu arrestato per aver scaricato in massa gli articoli gratuiti dell’archivio online JSTOR, contenente riviste accademiche, libri e fonti primarie. Da quell’arresto ha avuto inizio un circo giudiziario grottesco, che con la giustizia c'entrava poco o nulla, un gioco politico finito in tragedia, con il giovanissimo pioniere di Internet stretto in un angolo, ammutolito e imbavagliato. Aaron Swartz ha rinunciato alla propria vita a soli 26 anni, lasciandosi alle spalle un'eredità pesante. Un individuo brillante, in vita e in morte ha contribuito a cambiare il modo con cui l’uomo concepisce la Grande Rete. Sulle ceneri della Net Neutrality e dopo il caso Snowden, possiamo dire che non sempre si tratta di una visione positiva.

In questi giorni viene distribuito online The Internet’s Own Boy, film-documentario sulla vita di Swartz originariamente proiettato al Sundance - ed è l’occasione giusta per ricordare chi fosse questo hacktivista, un genio particolare che credeva in un Internet privo di confini.

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Aaron Swartz


Aaron Swartz e la sua lotta

Swartz era già un milionario a 19 anni. Uno dei co-fondatori di Reddit, ha anche collaborato alla creazione del formato RSS e all’organizzazione Creative Commons - lui, un autodidatta del coding, aveva uno spirito inquieto e difficile da mantenere soddisfatto a lungo.

Tutto il suo lavoro degli ultimi anni è stato dedicato alla politica, alla sociologia, a scrivere e leggere e a lottare per la continua libertà di Internet. La sua lotta più famosa è stata quella contro il SOPA, di cui lui fu fulcro ed elemento cardinale per arrestarne il decorso.

L’ultimo progetto di Swartz si chiamava Victory Kit. Si sarebbe dovuto trattare di un complesso software open source per organizzare le community, simile a suite molto care come quella usata da MoveOn.org.

I suoi anni su questo mondo sono stati pochi, ma decisamente significativi per la Rete come oggi la conosciamo. Citiamo la sua ragazza, Taren:


    “Non era più intelligente di tutti gli altri, semplicemente faceva domande migliori. Progetto dopo progetto, sondava e armeggiava finchè le risposte che cercava non erano state districate. Alla fine della fiera, però, si è trovato di fronte a un problema che non sapeva risolvere, un sistema che non aveva alcun senso.”

Caccia alle streghe


Aaron Swartz e la sua lotta

Originariamente il suo caso avrebbe dovuto risolversi con una ammonizione e una pena simbolica, ma l’ufficio del Procuratore Federale Carmen Ortiz decise di prendere in mano il caso per trasformare Swartz in un capro espiatorio, un orribile esempio per tutti gli hacker e gli attivisti che agiscono in barba alle leggi sul diritto di autore e la proprietà intellettuale.

Nonostante le vittime delle attività di Swartz, cioè il JSTOR e il MIT si fossero rifiutate di denunciare, la Ortiz, nota per le proprie iniziative giustizialiste e il disprezzo per lo spirito stesso delle normative in tema di diritti civili, decise di accanirsi su Swartz. Minacciato dall’idea di passare 35 anni in carcere per aver facilitato l’accesso ad una serie di articoli gratuiti, qualcosa si è spezzato nello spirito di Aaron. L’11 di gennaio 2013 è stato trovato morto dalla compagna Taren Stinebrickner-Kauffman. Si era impiccato senza lasciare neppure una riga.

Per come l’ha messa Cory Doctorow, Swartz è stato perseguitato per aver preso in prestito troppi libri dalla biblioteca.

The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz


Aaron Swartz e la sua lotta

Il film (che oggi viene diffuso secondo la licenza Creative Commons). Si tratta di una storia molto emotiva, che parla degli alti e dei bassi della vita di Aaron Swartz. Se si può muovere una critica a questo film, è che vengono intervistate le persone coinvolte nella vita del famoso hacktivista ma sono solo dalla sua parte. Non c’è nessuno dell’ufficio federale che l’ha perseguitato, né punti di vista differenti - tuttavia non si può colpevolizzare per questo il regista. Ci sono state richieste per interviste alla Ortiz e al suo staff, ma nessuna risposta.

Il regista di The Internet’s Own Boy è Brian Kappenberger, a modo suo una sorta di hacktivista (o per lo meno, un vero e proprio biografo dell’hacktivismo). È il secondo film che gira sul mondo della società digitale: il primo si intitolava We Are Legion, e l’argomento è facilmente desumibile (“Noi siamo Legione” è uno dei motti di Anonymous).

Consigliamo a tutti la visione di entrambi i lungometraggi.

Fonti | Techcrunch | Slate

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