Un chatbot supera il test di Turing: è solo furbizia degli sviluppatori?

Un chatbot, un semplice software, è riuscito a superare il famoso test di Turing che analizza l'intelligenza di una macchina per capire se è un umano o meno. Ma è davvero un'intelligenza artificiale?

Dr. Clive Bruton, a neuropathologist at Runwell Ps

Un chatterbot creato da un gruppo di sviluppatori russi e chiamato “Eugene Goostman” ha superato il test di Turing, un esame tanto geniale quanto discutibile inventato dal celebre matematico inglese Alan Turing, che si ripropone di individuare l’intelligenza nelle macchine.

Eugene però non è un super computer, non è un HAL9000, né una rete neurale e neppure un cervello elettronico che vive nel cloud. È un semplice “chatbot” o “chatterbot”, un software che è in grado di rispondere alle domande degli utenti su una chat - E credo che siamo tutti familiari con questo tipo di software, che difficilmente confonde a lungo un essere umano. Possiamo quindi ritenerci al sicuro: Eugene non diventerà uno Skynet e non inizierà a inseguirci casa per casa.

E allora come è possibile che un grumo di righe di codice sia riuscito a superare il test di Turing, convincendo uno dei 3 giudici (umani) di non essere una macchina ma un vero utente?

La risposta risiede in quella che gli esperti di sicurezza informatica chiamano “ingegneria sociale”. Eugene è stato sviluppato per essere ingannevole nei confronti di un essere umano, perché simula un ragazzino ukraino di 13 anni che non è molto bravo con l’inglese.

Durante la Turing Test Competition 2014 il pannello di tre giudici doveva discutere per 5 minuti con i partecipanti (bot e umani parte del gruppo di controllo) in una chat. Secondo le regole, il test è superato se almeno uno dei giudici è convinto dell'umanità dell'interlocutore (oltre il 30% dei giudici). Gli sviluppatori qui hanno pesantemente giocato sulla difficoltà di comunicazione con il bot, che non scrive bene in inglese, e hanno dissimulato la sua ignoranza facendo in modo che i giudici l’attribuissero alla sua giovane età.

Il trucco ha funzionato perfettamente. È chiaro, il test è solo valido quanto i suoi esaminatori, e l’intelligenza artificiale in questo caso è abile quanto i suoi programmatori.

Nessuno al giorno d’oggi sa ancora cosa sia una macchina intelligente, e Eugene Goostman è sicuramente un software che non si sarebbe potuto sviluppare solo pochi anni fa. In un certo senso la nostra strada per le macchine pensanti passa anche attraverso quel fenomeno tutto umano dell’intelligenza che è la frode, l’inganno e la menzogna - senza contare che il test di Turing (e ogni altro test che riconosce una macchina da un uomo) diventa ogni giorno più importante per proteggerci dalle minacce informatiche.

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Via | Gizmodo

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