Mozilla Firefox si piega ai video DRM per supportare Netflix e non perdere utenti

Mozilla Firefox è stato costretto a fare una scelta "di sopravvivenza" e accettare del software closed-source di Adobe per poter leggere i filmati protetti da DRM di servizi importantissimi come Netflix.

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Il browser Mozilla Firefox è completamente open source, ed è uno dei suoi punti d’onore nonché una battaglia etica mantenere il più possibile viva la battaglia per restare aperto, pubblico, gratuito e disponibile a tutti in uguale modo.

Purtroppo, se da un lato i DRM sono in estinzione per i contenuti scaricabili, nel mondo di quelli diffusi in streaming sono una realtà della vita. E Firefox ha dovuto turarsi il naso e implementare un metodo per gestirli, ovverosia un pacchetto software closed source di Adobe.

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Mozilla ha acconsentito a inserire uno standard web chiamato Encrypted Media Extension (EME) all’interno di Firefox, una mossa che è stata giudicata da molti come una resa. Mozilla si era sempre opposta a EME, che consente di riprodurre e gestire i diritti alla riproduzione di contenuti per ciascun utente. Usato da servizi come Netflix, l’EME è quel meccanismo che conferisce il controllo totale del tempo di riproduzione disponibile di un film, che può essere reso irraggiungibile dopo un certo periodo. Lo standard comprende anche metodi ci protezione crittografica che rendono i contenuti video difficili da copiare facilmente.

La scelta è di tipo pragmatico: Andreas Gal, Chief Technology Officer di Mozilla ha ammesso la sconfitta: “Siamo preoccupati che i nostri utenti siano tagliati fuori da una vasta fetta della rete”. Inutile dire che utenti incapaci di usare un servizio sono utenti persi, pronti a rivolgersi alla concorrenza che sfrutta lo standard EME.

Firefox si appoggerà su Adobe per il software di decrittazione DRM, perché on è possibile creare un’alternativa open source. Il modulo sarà integrato nel browser in maniera simile al solito Adobe Flash Player (che sta venendo pian piano abbandonato, proprio a favore del sistema EME). Il modulo EME è comunque disattivato e di fatto inutilizzato fino all’effettivo uso, che coincide con il login a siti come Netflix.

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Problemi etici e la soluzione di Mozilla


La specifica EME non è priva di complicazioni. È complessa per gli sviluppatori web perché costringe a prendere in considerazione i moduli di decrittazione (CDM) di ciascun browser e sistema operativo. Inoltre la struttura di questo modello di DRM blocca i contenuti su una singola macchina invece di collegarli all’utente/account, un difetto di carattere pratico e etico che va completamente contro le filosofie di Mozilla (e a dire il vero contro allo stesso buonsenso, oggi che siamo nell’era del cloud).

Questa metodologia, definita Node Locking, è fortemente deprecata da Mozilla. Per implementarla su Firefox è stata aggirata, e funziona in un sandbox. Il CDM non legge le specifiche della macchina su cui gira, ma una identificazione univoca creata da un pacchetto open source. In questa maniera l’utente resta anonimo e le specifiche di univocità della macchina sono rispettate. Non è proprio preservare capra e cavoli, ma è quanto di meglio Mozilla sia riuscita a fare.

Via | The Guardian

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