Spotify e royalties, band si finanzia il tour con un album... silenzioso

Gesto di protesta e idea geniale: prima di essere "acchiappati" da Spotify la band americana Vulfpeck riesce a mungere $20.000 in royalties dal servizio. Un gesto di protesta contro le politiche del network.



Una band del Michigan, i Vulfpeck, hanno deciso di protestare contro Spotify e gli scarsi guadagni che arrivano nelle tasche per quegli artisti che decidono di approfittare di questo network, sulla carta perfetto per vendersi e farsi conoscere. La protesta ha preso la forma di un album silenzioso, composto da track da 30 secondi l’una. I Vulfpeck hanno chiesto ai propri fan di “ascoltare” l’album, battezzato giustamente Sleepify, mentre sono intenti a dormire.

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I 30 secondi non rappresentano una durata casuale: sono l’ascolto minimo per far registrare la riproduzione della traccia a Spotify e assegnare le magre royalties all’artista che l’ha creata. La campagna, tanto rivolta alla protesta quanto al finanziamento di un tour, ha avuto un certo successo. Sleepify è stato ascoltato tante volte da guadagnare un totale di $20.000. Il programma della band è di usarli per andare a suonare nelle zone geografiche in cui Sleepify è stato riprodotto più spesso.

”È Un’occasione per farti conoscere”


Uno dei problemi di immagine peggiori per Spotify riguarda proprio le royalties. Sono davvero molti gli artisti e le band che ritengono decisamente insufficiente il volume di danaro che fluisce nelle loro casse dal servizio: in media $0.007 per ogni riproduzione.

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Per un network che vale 4 miliardi di dollari e che raggiunge milioni di persone, una buona percentuale delle quali disposte a pagare un canone periodico, Spotify sembra aver vestito i panni del più classico Ebeneezer Scrooge.

Inutile dire che Spotify nega con forza le accuse di cupidigia, ma non se la prende poi troppo per le critiche. La reazione alla boutade dei Vulfpeck non è stata disordinata, ma ferma.

Sleepify viola i termini d’uso


Spotify sembra aver deciso di non voler trasformare Sleepify in un circo mediatico, e ha contattato Jack Stratton, tastierista e portavoce dei Vulfpeck: “[La mail di Spotify], volendola riassumere, dice che Sleepify è stato ritenuto divertente e furbo, ed è piaciuto al team, ma violava i termini d’uso”. Stratton ha risposto caricando la sua dichiarazione sullo stesso Spotify, registrandola all’interno di un ulteriore finto album intitolato “Official Statement”.

Alcuni blog avevano subito urlato allo scandalo, dicendo che Vulfpeck era stato bannato dal servizio, ma la verità è che le canzoni reali uploadate dalla band sono ancora al loro posto: solo Sleepify è sparito. Cancellare Vulfpeck avrebbe creato il solito martire, e Spotify vuole a tutti i costi mantenere un’aura da buon mecenate.

Dei $20.000 guadagnati da Stratton &co. non si sa ancora nulla. Considerate le tempistiche di Spotify non saranno ancora stati trasferiti, e se come dice la corporation sono stati violati dei termini d’uso, è facile che questi soldi non vengano mai consegnati alla band.

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