WhatsApp oscurato in Iran: "Appartiene a un ebreo sionista"

Iran: nonostante le polemiche che attanagliano un governo che cerca a tentoni la strada della moderazione, la censura cala la mannaia su WhatsApp perchè appartiene a Zuckerberg, "americano sionista".

whatsapp-messenger

Sappiamo che i regimi oppressivi di tutto il mondo guardano con terrore ai social media, ma almeno di solito reagiscono al rischio di una nuova Primavera Araba, invece di lasciare campo libero alla paranoia e intolleranza, come ha fatto l’organo censore iraniano. Questa autorità, ovviamente nelle mani dei vertici religiosi, ha infatti decretato di bandire dal paese WhatsApp, reo di essere proprietà di un “ebreo americano sionista”.

Chi sia questo ebreo è piuttosto evidente, perché parliamo del solito Mark Zuckerberg, che ha acquistato WhatsApp attraverso la megacorporazione che lui stesso ha fondato, Facebook. L’oscuramento è stato annunciato da Abdolsamad Khorramabadi, segretario del Comitato per la Determinazione dei Contenuti Criminali su Web. Questo organo censore ha già bandito sin dal 2009 Twitter e Facebook, già resi spaventosi agli occhi del regime dopo le rivolte contro la ri-elezione di Ahmadinejad, coordinate grazie ai social media. Inutile dire che il clima elettorale ha peggiorato la situazione l'anno scorso.

WeChat, di origine cinese, è stato bandito in dicembre senza neppure una motivazione (di sicuro non quella di essere sionista!), mentre la mannaia sta già venendo affilata per decapitare Viber, Tango e Instagram, per i quali non ci vorrà poi molto a trovare una scusa.

Tiro alla fune politico


Gli internauti in realtà sono solo dei danni collaterali in una guerra politica tra fazioni interne al governo iraniano. Il governo si è detto favorevole all’uso dei social media da parte dei cittadini, quindi i conservatori religiosi che controllano la censura hanno pensato bene di fargliela vedere oscurando uno dei servizi più usati.

Di fronte a questa mossa l’esecutivo ha subito protestato, dichiarandosi in netto disaccordo: un tweet del ministro alle comunicazioni Mahmoud Mehr ha replicato “Il Governo della #Prudenza e #Speranza si oppone all’oscuramento di Whatsapp”. L’ironia di una risposta su un social media bannato non è sfuggita a nessuno.

Foto | CC Flickr

Via | Haaretz

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