Facebook, Apple e altre aziende ora notificano gli utenti delle indagini di polizia

È una rivolta contro le autorità: se prima le big dell'informatica statunitense mantenevano il silenzio durante le indagini, ora invece notificano subito gli utenti in nome della trasparenza.

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È finita l’epoca dell’omertà parzialmente complice con le autorità americane. Se prima le big dell’informatica come Facebook e Apple non notificavano agli utenti di eventuali indagini e richieste di condivisione di contenuti privati provenienti dalle forze di polizia, ora ritengono che gli utenti abbiano il diritto di sapere che cosa sta succedendo, almeno quando le richieste sono finalizzate al sequestro.

Ci sono decine di migliaia di indagini sui registri delle mail e su altri dati online ogni anno in America, e finora la collaborazione con la polizia è stata pressoché totale da parte dell’industria - forse convinta di poter ottenere un trattamento di favore. Le cose si sono rivelate molto diverse. Il caso Snowden ha rivelato quant’è profonda la tana del bianconiglio dello spionaggio governativo a stelle e strisce, generando un’ondata di ribellione da parte di corporation che non solo si ritengono tradite, ma che hanno anche visto un significativo calo di utenza da parte del mondo corporate, specie quello internazionale, ormai convinto che qualsiasi servizio ospitato dal suolo americano sia coinvolto nelle politiche di spionaggio della NSA dell’FBI.

D’ora in poi Apple. Facebook, Microsoft, Yahoo e Google avviseranno gli utenti di qualsiasi ordine che vada a colpire i loro dati privati, a meno che non sussista lo specifico obbligo di tacere stabilito da un giudice. Fino ad oggi le richieste di condivisione dati da parte della polizia recavano sempre una richiesta di evitare la notifica agli utenti, una formula che oggi a Silicon Valley viene ormai ignorata “di default”.

Il Dipartimento di Giustizia ha lamentato la nuova pratica, sostenendo che mette in pericolo delle vittime innocenti, e si potrebbe risolvere nella distruzione di prove importanti in processi criminali, o anche nella minaccia alla vita di eventuali testimoni. Alcune compagnie che offrono servizi informatici, dice il Washington Post, hanno già riportato una diminuzione sostanziale delle richieste di condivisione dati a scopo di indagine.

Va detto che nel mondo reale gli investigatori notificano ai loro sospetti che le loro case e beni sono oggetto di perquisizioni e sequestri, ma questa pratica finora non sembra essersi estesa alle prove informatiche. La nuova politica di Silicon Valley sembra restituire una misura di normalità a queste pratiche, anche se di certo rende la vita degli agenti più complessa.

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