Spotify rinuncia al P2P e si affiderà a server centrali

Spotify, come Skype, aveva iniziato la propria carriera con un network P2P come spina dorsale per il proprio servizio. Arrivato alle importanti dimensioni attuali, è costretto a passare ai più tradizionali server centrali.

Il P2P è stato usato per fini legali e non solo per la pirateria sin dai suoi primi esempi. Spotify, per esempio, è uno di quei servizi che ha sempre trattato con le Major e offerto musica a un prezzo ragionevole, al punto da lasciarsi definire volentieri “un’alternativa alla pirateria”. Fino a tempi molto recenti la sua musica veniva trasferita grazie a un complesso network P2P, uno dei più grossi presenti sulla Grande Rete.

Il costo di un network P2P è inferiore a quello di una rete di server, che però è molto più efficiente e può essere controllata a piacere ed espansa o ridotta a seconda delle necessità. Con il passare degli anni Spotify ha continuato a investire in una rete di server, al punto da poter rinunciare completamente al modello P2P che gli ha consentito di restare a galla nei primi difficili anni. Per l'ex-startup è davvero un tempo di cambiamenti.

Il P2P era usato per il client desktop, il primo vero volto di Spotify. I server erano già usati tanto per la versione per browser quanto quella - popolarissima - che popola sotto forma di app i nostri terminali mobile.

Fasi della crescita


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“Stiamo gradualmente eliminando l’uso della nostra tecnologia di desktop P2P, che ha aiutato i nostri utenti a godere la musica rapidamente e senza pause prolungate”

ha fatto sapere la portavoce Alison Bonny.

L’originale sviluppatore del network P2P di Spotify era Ludvig Strigeus, il creatore di uTorrent. Strigeus ha lavorato per Spotify dopo aver venduto la sua compagnia a BitTorrent Inc., un accordo facilitato da Daniel Ek, che è stato CEO di uTorrent prima di fondare Spotify, di cui è tutt’ora il direttore esecutivo. Come potete vedere, insomma, il servizio di streaming musicale più popolare del mondo è legato a doppio filo alla storia del P2P.

Se vi chiedete come questo colpirà l’utente medio di Spotify, allora siamo lieti di dirvi che non ci saranno cambiamenti. Se l’azienda è convinta che la propria rete di server (generalmente non macchine fisiche, ma risorse affittate da corporation specializzate) è in grado di reggere il carico, allora nessuno sarà in grado di percepire una differenza.

Via | TorrentFreak

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