Cina, lo stato dirige per errore milioni di utenti a un sito che spiega come aggirare la censura

Il Grande Firewall cinese è un software operato dallo stato che regola quali siti e informazioni sono ammissibili nella Repubblica Popolare. Un errore umano nei giorni passati si è rivelato molto imbarazzante.

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Lo stato cinese si è reso responsabile di una terribile figuraccia: a causa di un errore umano, il famoso Grande Firewall cinese - il dispositivo software di censura automatica che “protegge” i surfer cinesi dai cosiddetti “contenuti antisociali” - ha iniziato a spedire centinaia di milioni di utenti a un sito americano che spiegava loro come aggirare i controlli e navigare liberamente.

La notizia è proveniente dall’agenzia stampa ufficiale Xinua, che ha subito spiegato come l’incidente sia il risultato di un attacco hacker. Il sito bersaglio di questo malfunzionamento era quello di una compagnia chiamata Dynamic Internet Technology (DIT in breve), che vende ai cinesi servizi web fatti su misura per eludere la censura.

DIT è un brand collegato al gruppo spirituale Falun Gong, un credo dalla gerarchia molto fluida che è ferocemente osteggiato dal regime e che è stato additato come responsabile di altri attacchi informatici in passato. I Falun Gong usano certamente la rete per comunicare, cosa che irrita profondamente le autorità

Come funziona il Grande Firewall



Questo video australiano spiega piuttosto bene la natura del firewall di stato imposto dalla censura di regime: un sistema misto di spie e poliziotti umani e ricerca automatica di “parole proibite”, oltre che di pronto IP blocking delle pagine ritenute pericolose (pensate a quello che ha fatto la magistratura italiana contro The Pirate Bay, solo a tappeto).

A questo si unisce un set di leggi e regolamenti in continua evoluzione, che - chiaramente - diventano ogni giorno più repressivi man mano che vengono identificati pericoli reali o immaginari per la sicurezza e il buon nome del regime.

Cosa è successo veramente


Alcune fonti interne al governo hanno fatto sapere a Reuters che non si trattava affatto di hacker. Qualcuno doveva aggiungere il sito DIT a una blacklist, probabilmente, ma ha sbagliato, o forse da qualche parte un ingegnere informatico doveva fare delle modifiche al software e ha compiuto un errore piuttosto drammatico, trasformando un blocco in un re-route del traffico al piccolo sito DIT.

Il CNNIC (China Internet Network Information Center), l’ennesimo organo competente alle PR di regime sulla rete, ha fatto sapere che c’è un’inchiesta in atto. Il portavoce del ministero degli esteri cinese ha invece detto che è “L’ennesima volta in cui la Cina è vittima di hacking”.

Se il loro piano di fare un sistema operativo nazionalista andasse in porto, avranno di certo meno problemi a tenere d’occhio i “malvagi” e “le spie straniere” che infiltrano il paese con i loro “contenuti antisociali”.

Foto | Flickr
Via | Reuters

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