Google rimuove da Chrome due estensioni - erano "adware"!

Due piccole extension diventano all'improvviso malware che serve spam all'utente, ed è subito un piccolo scandalo su Twitter.

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Durante il weekend su Twitter è improvvisamente infiammata un’aspra discussione su due plug-in di Chrome, “Add to Feedly” e “Tweet This Page”. Alcuni utenti, infatti avevano confrontato gli appunti dopo aver notato un comportamento fastidioso da parte di queste estensioni, e avevano rilevato che l’ultimo update serviva pubblicità incapsulata nelle pagine visitate dall’utente - tutte le pagine!

Questo genere di app viene considerata un adware, e come la parola suggerisce, si tratta di malware veri e propri, che danneggiano l’utente (in questo caso, imbottendolo di spam indesiderata).

Google (che in questi giorni appare particolarmente impegnato sul fronte degli ad) non ha fatto tuttavia attendere la propria reazione, e oggi risulta aver bandito entrambe le estensioni, che non vantavano più di 100.000 utenti l’una. La corporation aveva già reso più severe le sue politiche in merito alla pubblicità su Chrome, ma resta il fatto che Google non esamina gli update alle extension e che questi programmi sono aggiornati in silenzio.

Entrambi i plugin erano stati venduti


Gli utenti e la stampa specializzata hanno investigato sulle motivazioni di questa improvvisa mutazione in malware di due piccoli programmini indie. Da quello che è risultato, entrambi gli sviluppatori avevano venduto le extension a degli sconosciuti.

In effetti, Amit Agrawal, sviluppatore di Add to Feedly, è stato forse il primo a accorgersi che il nuovo proprietario aveva inserito del codice malevolo nella sua extension, e l’aveva postato sul proprio blog.

A quanto pare il trend di acquistare questi programmini e improvvisamente imbottirli di pubblicità è piuttosto comune da parte di gruppi che sviluppano malware e vivono di pubblicità indesiderata. Per quanto sia contrario ai regolamenti tanto di Chrome quanto - così ci sembra - di Mozilla Firefox, è evidente che il gioco vale la candela, anche se dura solo una settimana o pochi giorni.

Via | Wall Street Journal

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