COS, la Cina presenta il suo sistema operativo "nazionalista"

htc-cos

La Cina riprova la strada del “prodotto in casa”, finanziando tramite il proprio ISCAS (Istituto del Software all’Accademia Cinese delle Scienze) lo sviluppo di un sistema operativo mobile (e, a quanto pare, pure desktop) basato sul caro vecchio Linux.

Da un lato, il loro sforzo è comprensibile. Gran parte della tecnologia che usiamo nei nostri cellulari è prodotta proprio in Cina. La Repubblica Popolare, inoltre, è riuscita con un certo successo a far crescere le proprie alternative a Google e ai social network come Twitter e Facebook, sfruttando la stessa base tecnologica del resto del mondo unita all’incredibile user base locale.

Allo stesso tempo, però, questo COS, che sta semplicemente per China Operating System pare un sistema profondamente derivativo, che pare copiato da una vecchia versione di Android. Eppure il leader dell’ISCAS si è sentito perfettamente autorizzato a fare a brani i suoi competitor. iOS è un sistema chiuso, Android è frammentato, Windows è insicuro.

Sono tutte critiche condivisibili, ma sembrano ignorare due fattori importanti: questi sistemi operativi esistono, e COS no (salvo che nei piani di un governo affamato di prestigio). Secondariamente, i competitor hanno anni e anni di lotte, di problem solving e di fallimenti brillantemente rimediati alle spalle. Un distacco che tutta la propaganda del mondo non può recuperare in poco tempo.

Più che altro nazionalismo


COS è basato sulle solide fondamenta open source di Linux, per quanto l’ISCAS abbia detto di aver sviluppato in modo interamente indipendente. Le feature presentate sono quello che ci si aspetta da un simile prodotto: multi tasking, condivisione documenti con il desktop, streaming e così via.

COS potrà essere usato su smartphone, tablet, PC, TV e qualsiasi altro apparecchio. Pare che HTC sia almeno in parte coinvolta nel progetto, anche se si è rifiutata di parlarne.

Per il momento, insomma, non vediamo nessun contendente alla corona, neanche a quella del mercato nazionale cinese. Di sicuro però vediamo un paese molto deciso a rompere il monopolio straniero, con la segreta speranza di istituirne uno proprio.

Via | Engadget Cina

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