Approfondiamo quanto scritto nel post precedente su Google Buzz. Dopo il mezzo passo falso di Wave era lecito aspettarsi che ulteriori applicazioni sarebbero andate in quella direzione, invece Google Buzz è realmente interessante — benché non proponga nulla di realmente innovativo, “limitandosi” ad applicare feature che già conosciamo grazie a Facebook, FriendFeed e Twitter.
Ed è proprio a FriendFeed che ho immediatamente pensato seguendo la conferenza stampa ospitata su un apposito canale di YouTube (terminato lo streaming alle 20:00 ora italiana, quando Google Buzz è entrato in funzione per gli Stati Uniti, è possibile che il link non sia più valido). Parte della nuova applicazione è del tutto simile al social network acquistato tempo fa da Facebook.
Uno degli aspetti più interessanti di Buzz è la sua integrazione coi profili pubblici di Google: finalmente un’applicazione riesce a dare loro un senso, aggregando tutto ciò che si condivide attraverso di essa nella propria pagina personale. Ma Google Buzz è molto di più: condividere link, video – negli esempi è stato mostrato solo YouTube – e immagini (da Picasa e Flickr) su GMail non sarà più la stessa cosa.




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Mentre YouTube e Vimeo affinano le loro future versioni basate su HTML5, in barba al formato Flash di Adobe, balza fuori un nuovissimo servizio di video sharing che vanta di essere il primo basato in grado di fare completamente a meno di Flash.
Si chiama SublimeVideo ed è già testabile su Chrome e Safari, o magari su Internet Explore con Chrome Frame. Inutile specificarlo, anche se desta una certa emotività in chi scrive (soprattutto visto che usa un Mac, e Steve Jobs solo sa quanto sia lento il plugin Flash per Mac), SublimeVideo non richiede plugin per funzionare e girerà anche su Safari Mobile per iPhone. Non male davvero, soprattutto appena sarà supportato anche Firefox (siamo in attesa di questa notizia).
Se siete interessati alla diatriba su Flash o non Flash nel futuro del web, su Mela|blog, vista l’importanza del tema all’indomani della presentazione dell’iPad (che non lo supporta), avrete pane per i vostri denti.
Continua a leggere: SublimeVideo, il primo video sharing solo in HTML5
Se le reti commerciali italiane (in chiaro come via satellite e ora anche le pay-per-view sul digitale terrestre) sono avvezze a denunciarlo, c’è chi all’estero crede che YouTube sia una risorsa fondamentale — tanto da farne un canale preferenziale per la distribuzione di contenuti completi: è il caso di Univision, che ha aperto un account sulla piattaforma per distribuire intere serie televisive e programmi.
Probabilmente a tanti di voi il nome Univision non dirà molto, eppure si tratta di un broadcaster seguitissimo negli Stati Uniti: la “minoranza” ispanica costituisce una componente etnico-linguistica rilevante nel Paese e insieme al competitor Telemundo raggiunge milioni di spettatori ogni giorno. Al punto che YouTube gli ha dedicato due interventi in lingua spagnola e inglese.
Mentre in Italia il parlamento legifera per contrastare la diffusione dei contenuti audiovisivi sul web con tasse e limiti d’ogni ordine e grado, Univision ne fa occasione di business con una formula simile a quella prevista anche nel nostro Paese dal nuovo portale di Mediaset — con la differenza sostanziale che non è previsto alcun limite di tempo alla fruizione dei video.
Continua a leggere: Univision, la rete TV statunitense in spagnolo, è su YouTube
Dopo il pianoforte su YouTube visto qualche tempo fa, se volete dilettarvi a suonare uno strumento sentendovi allo stesso tempo dei veri musicisti 2.0 sappiate che esiste un altro video simile a quello di qualche tempo fa.
In questo nuovo filmato interattivo creato da tale brusspup, è possibile suonare una tastiera scegliendo anche se muoversi tra sintetizzatore, pianoforte o batteria. Nel fare qualche prova ho notato che ogni tanto il funzionamento si “inceppava” un po’, ma penso valga comunque la pena provare almeno per curiosità.

Sembrerebbero essere finiti i tempi in cui la profittabilità di un servizio costosissimo e ciclopico come YouTube era solo un miraggio.
Almeno secondo un analista di Barclays, Doug Anmuth, che ha parlato con Silicon Alley Insider di un profitto previsto di ben 700 milioni di dollari, per il 2010, da parte del più usato servizio di video sharing al mondo.
Doug sostiene che tutti i suoi ultimi riscontri con alti dirigenti di YouTube hanno confermato la sua ipotesi. Effettivamente, a guardare il modo progressivo ma inesorabile con cui Google ha popolato le pagine di YouTube di pubblicità contestuale, non escludiamo di dare credito ad Anmuth, sebbene per ora nessuna conferma ufficiale di redditività da parte di YouTube sia arrivata da Mountain View.
Continua a leggere: YouTube (finalmente) comincia ad essere redditizio
L’idea di candidare internet al Premio Nobel per la Pace risale al novembre scorso – appena dopo l’assegnazione dello stesso riconoscimento a Barack Obama – ed è stata particolarmente caldeggiata dalla redazione (soprattutto italiana) di Wired: per quanto sia un entusiasta della rete, personalmente trovo che si tratti di un’iniziativa “eccessiva” — come ho giudicato fuori luogo la premiazione del Presidente degli Stati Uniti. Evidentemente però YouTube non è dello stesso avviso.
Benché continui a domandarmi chi possa eventualmente ritirare il premio e incassare la cifra a esso collegata – anche perché i padri di internet, com’è superfluo ricordare, lavoravano per l’esercito statunitense e non certo per finalità umanitarie – YouTube ha predisposto un canale dedicato al suddetto Nobel che ha la duplice funzione di sponsorizzare la candidatura del web e consentire agli utenti di dare il proprio contributo tramite l’invio di video promozionali.
C’è tempo fino al 30 giugno per inviare il proprio video al canale di Internet for Peace: le regole del contest sono pubblicate su un’apposita pagina su Google Sites. L’aspetto più positivo in tutto ciò è che l’iniziativa parte ed è patrocinata da Wired Italy (il cui editore finanzia la premiazione del vincitore) e il video con il suo creatore saranno invitati a Mtv Italia. Ahimè le creazioni devono essere in inglese, ma supportano i sottotitoli in qualunque lingua.
Via | Mr. Webmaster
Continua a leggere: YouTube supporta il Nobel per la Pace a internet

Siamo abituati a sentir nominare YouTube – specie dai medium tradizionali – per aspetti legati a diritti d’autore violati o, abusi della piattaforma che si trasformano in apologie di violenza privata e quant’altro: il servizio di Google non è soltanto questo e chi “vive” il web consapevolmente non ha bisogno di ulteriori chiarimenti.
Tuttavia è importante sottolineare come esistano degli esempi virtuosi in cui il servizio d’assistenza di YouTube interviene per stroncare il bullismo digitale sul nascere: è il caso di oceanking97 che gli stessi manutentori hanno sfruttato per stimolare le segnalazioni di minacce, insulti ecc. all’indirizzo di chiunque faccia uso della piattaforma.
L’utente oceanking97 – come suggerisce lo stesso nickname – è un ragazzino di 15 anni che mantiene un canale su cui interviene per sensibilizzare gli individui nei confronti dei delfini: forse è un po’ troppo ingenuo e può darsi che qualcuno lo trovi ridicolo. Non è comunque una giustificazione: ha usato il safety center di YouTube e gli insulti che ha ricevuto sono stati prontamente rimossi. Bene così.
Continua a leggere: YouTube tutela i propri utenti dal bullismo
Non c’è soltanto VEVO nel presente (e nel futuro) di YouTube: con la presentazione del Nexus One – avvenuta lo scorso 5 gennaio – anche il popolare servizio di video sharing ha acquisito nuove feature dedicate al device mobile di Google.
Le funzionalità di YouTube per Android 2.1 (che presumibilmente dovrebbero quindi essere disponibili anche per il Motorola Droid) sono state ribattezzate come seamless experience: il termine si riferisce alla continuità nella navigazione tra un video e l’altro.
Il Nexus One è compatibile coi codec video MPEG-4, H.263 e H.264 AVC — consentendo quindi una riproduzione di qualità DVD: grazie all’accelerometro integrato, lo schermo ruota automaticamente per adattarsi a una risoluzione di 16:9 e nonostante l’assenza del “multitouch” di Apple lo scrolling consente di recuperare un titolo in 3 semplici clic.
Nella prima metà di dicembre era stata ufficializzata la disponibilità di VEVO, la piattaforma di video musicali nata dalle collaborazioni di YouTube con alcune major discografiche: nelle prime settimane di vita, VEVO è stato raggiungibile al di fuori di Stati Uniti e Canada soltanto una volta e a quanto pare per puro caso.
Personalmente sono stato in grado di registrare un profilo (che non condivide il login con Google), ma in seguito non ho più potuto effettuare l’accesso: a spiegare il perché di tutto ciò sono gli stessi sviluppatori di VEVO, che rispondono alle domande degli utenti sostenendo che presto sarà disponibile per altri Paesi del mondo.
Come avevo già notato (e ne è stata data conferma) alcuni video sono fruibili attraverso il canale ufficiale di VEVO su YouTube, ammesso che rispettino le condizioni di rilascio per il Paese di provenienza: percentualmente quelli visibili dall’Italia sono ancora molto pochi — sempre per il discorso sulla SIAE.
Continua a leggere: VEVO sarà presto accessibile da altri Paesi
Geniale questo pianoforte interattivo realizzato a partire da un semplice video caricato su YouTube da un collettivo svedese di comunicatori e pubblicitari sul web, i KOKOKAKA.
E’ molto realistico (l’animazione comprende anche il dito virtuale del suonatore) e inaugura nuove possibilità: una sorta di vera e propria “video applicazione” a partire da un video interattivo. Tutta da provare.
Continua a leggere: Un pianoforte virtuale da suonare su YouTube
Il 2009 di YouTube è stato un anno particolarmente favorevole al citizen journalism: dalla scorsa primavera un susseguirsi di novità per il giornalismo partecipativo ha coinvolto la piattaforma di Google. In maggio è stato annunciato Citizen News, a fine giugno è stata la volta di Reporters Center e verso la fine di novembre YouTube Direct ha collegato entrambi.
Inevitabile che in questi giorni di “transizione” al nuovo anno anche YouTube facesse un bilancio delle proprie attività: è attraverso Citizen Tube – il blog dedicato al citizen journalism – che Google dimostra il proprio entusiasmo per i contributi degli utenti, a prescindere dalla qualità delle registrazioni — sovente effettuate da telefoni cellulari o, videocamere amatoriali.
Ed è proprio qui che si attesta un’inversione di tendenza rispetto all’avanzamento della tecnologia: a schermi che consentono immagini sempre più nitide fanno contrasto video degli utenti che “catturano” le notizie e le trasmettono in tempo reale sul web spesso a qualità infime. Ciò nonostante YouTube è convinto che il futuro dell’informazione sia proprio nello UGC e stando a quanto avviene riguardo l’Iran sembra che abbia ragione.
Continua a leggere: YouTube è entusiasta del citizen journalism
Se la notizia non provenisse dalle aule di un tribunale sembrerebbe quasi una barzelletta, ma come riporta Techdirt nella causa di Viacom contro Google destinata a far rimuovere circa 250 video dalla piattaforma, la stessa Viacom avrebbe incluso una serie di filmati inseriti da essa stessa.
La lista di video di cui Viacom avrebbe effettuato l’upload sarebbe addirittura di circa 100 filmati, praticamente quasi la metà. Come lo stesso articolo di Techdirt suggerisce, ciò non può altro che diventare indice di quanto Viacom abbia decisamente le idee poco chiare in merito di video inseriti illecitamente sulla piattaforma, su cui Google non ha ovviamente responsabilità non potendo controllare tutti i filmati uno per uno.
Continua a leggere: Viacom fa causa a YouTube per rimuovere video illeciti inseriti da... Viacom