Il SUIRG, acronimo che sta per Satellite Users Interference Reduction Group, ha pubblicato gli esiti di una ricerca condotta al fine di comprendere gli effettivi problemi di interferenze tra le frequenze WiMAX (di cui abbiamo parlato pochi giorni fa in occasione del suo arrivo in Italia) e i segnali satellitari su banda C; banda che viene utilizzata con il sistema di ricezione TVRO (televisione solo ricevente) e, tra le funzioni principali, per aprire la connessione con i satelliti in modo da ottenere la ricezione dei canali televisivi.
Scopo principale della ricerca era la misurazione dei livelli di interferenza generati da una trasmissione WiMAX verso un stazione ricevente satellitare FSS; il test è stato eseguito in due fasi: 1) L’antenna FSS fissa nella stessa posizione mentre l’unità base WiMAX è stata spostata in diversi sedi operative e a vari angoli e distanze dall’antenna FSS. Il test, svolto nell’area di 1 km, ha dimostrato che il segnale digitale era inutilizzabile a causa del segnale WiMAX; 2) la base WiMAX fissata a un’altezza di circa 50 metri su un serbatoio d’acqua mentre l’antenna FSS è stata posizionata in diversi luoghi a diverse distanze (fino a 12 km) dall’antenna WiMAX. Anche in questo caso erano presenti dei disturbi, ma il segnale satellitare non era inutilizzabile a differenza del primo test.
In conclusione, i vari test hanno dimostrato che la qualità del segnale satellitare è spesso risultata inaccettabile per gli standard dell’industria delle telecomunicazioni e che ciò dipende dalla conformità del territorio (differenze tra un terreno pianeggiante e una collina alberata, per esempio) e dall’intensità del segnale WiMAX. Che dire? Si tratta di un problema serio o di un finto problema con la solita ricerca “di parte” finanziata proprio da chi perderebbe guadagni con il WiMAX alla portata di tutti?
Via | Surferwoman.com, Cellular-news.com
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Con l’incasso di 136 milioni di euro si è conclusa la gara per l’assegnazione delle frequenze WiMAX per il territorio italiano. A parte Telecom Italia, onnipresente da immemore data su tutto ciò che ha a che fare con le comunicazioni a distanza e frutta denaro, le licenze sembrano fare capo a soggetti indipendenti desiderosi di dare battaglia sul campo dei collegamenti senza fili e far nascere una competizione che dovrebbe essere tutta a vantaggio dell’utente finale, almeno in termini di denaro. Clicca qui per vedere i risultati ufficiali della gara.
Il WiMAX dovrebbe ridurre il digital divide, annoso problema venutosi a creare perché chi fornisce copertura ADSL, non ha voluto coprire zone di territorio in cui il profitto sarebbe stato inferiore alla media, ed ha preferito promettere, promettere e promettere, finché qualcun’ altro avrebbe risolto il problema.
Prima ho detto sembra perché adesso viene il momento in cui tutti, sia chi è riuscito ad aggiudicarsi aree e macro aree e chi non è riuscito ad aggiudicarsi nulla, di mettersi d’accordo e ridividere le aree di influenza in maniera privata, tra amici, come si dice in Italia. La concorrenza purtroppo è sempre stata una delusione in Italia, questione di educazione. Infatti fino ad ora, gli imprenditori italiani sono stati troppo educati, diciamo galantuomini, per fare una vera concorrenza ai concorrenti -scusate il gioco di parole-, sapete com’è in Italia la cortesia è d’obbligo…
Via | Mobileblog.it
Dopo l’annuncio di Android, Google continua ad essere al centro dell’attenzione: prima sono arrivati i rumor sulla possibile acquisizione di Sprint Nextel, uno dei più importanti operatori di telefonia mobile in America e con cui è nata una collaborazione sulla futura rete WiMax.
Ora dopo le tante speculazioni che da alcuni mesi si fanno sull’interessamento di Google per la gara per l’utilizzo delle frequenze da 700 MHz, la cosa sembra farsi più reale e cominciano a circolare voci sulla offerta che Google starebbe per fare e che si attesterebbe sui 4,6 miliardi di dollari per ottenere il controllo dello spettro dei 700 MHz.
La scadenza è il 3 dicembre e per quella data dovremmo già sapere quali sono le reali intenzioni della società di Brin e Page: da tempo da Google sono arrivate precisazioni alla FCC per ottenere richieste preliminari sull’utilizzo della frequenza e i rapporti con Sprint sono certamente premonitori dei prossimi passi.
Da non dimenticare gli esperimenti sul wireless nell’area di San Francisco, di cui vi parlammo già un anno e mezzo fa..
A questo si associa un rumor proveniente dal britannico Guardian, che prefigura una possibile acquisizione di Skype da parte di Google.
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Il ministro Gentiloni ha finalmente dato il via libera alla procedura per l’assegnazione delle frequenze per il sistema WiMax nella banda 3.4-3.6 GHz (banda 3.5 GHz).
Tramite l’utilizzo di questa tecnologia, che sfrutta la propagazione via radio della “banda larga” cercherà di risolvere le problematiche di copertura di aree geografiche più difficilmente raggiungibili o attualmente poco remunerative per gli operatori.
La riduzione del digital divide sarà così inseguita tramite connessioni ad alta velocità alle reti di telecomunicazioni (fino a 74 Mbit/s), in un raggio di circa 50 chilometri dal singolo punto di propagazione (rispetto invece alle poche decine di metri della tecnologia WiFi).
Riguardo alla notizia non si sono fatte attendere le analisi di Adiconsum e quella di Stefano Quintarelli, il promotore della iniziativa “la fibra che ride“.
Quanti di voi attendono ancora l’ADSL immagino stiano già esultando.
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Entro il giugno 2007 verranno rese disponibili le prime licenze per il servizio WiMax il dispositivo che permette l’accesso su vasta scala alla rete a banda larga tramite tecnologie wireless.
E’ quanto emerso dall’accordo siglato dai ministri della Difesa, Arturo Parisi, e quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. “Con questa intesa - si legge in una nota - a partire da giugno 2007 verranno resi disponibili più lotti di frequenze (nella banda WiMax 3,4-3,6 GHz) per iniziali complessivi 35+35 MHz, ripartibili anche su più macroaree nazionali”.
Il servizio WiMax porterà sicuramente ad una più vasta diffusione di Internet a banda larga, soprattutto nelle aree dove è più complessa la realizzazione di nuove infrastrutture. Molta parte d’Italia ancora non è raggiunta da collegamenti ADSL. Il vecchio doppino è ancora una realtà molto (troppo) diffusa.
Speriamo bene!