Se state leggendo qui, avrete di sicuro aperto una pagina di Wikipedia nella vostra vita. Almeno una: più probabilmente alcune decine, quasi certamente centinaia o migliaia. Ma cosa c’è dietro a Wikipedia? I wikipediani, naturalmente: con il loro organizzatissimo e accurato lavoro.
Ma i wikipediani sono esseri umani: e per quanto precisi, si stancano e possono sbagliare. I bot invece, non si possono sbagliare: ed è proprio questa una delle storie si raccontano in Critical Point of View: A Wikipedia Reader, un saggio uscito quest’anno, segnalato anche da Bruce Sterling su Beyond the Beyond.
Potete ordinare il volume su networkcultures.org, oppure scaricarlo in pdf. Noi vi riproponiamo i punti salienti del capitolo The Lives of Bots, di Stuart R. Giger dopo il salto.
Continua a leggere: Wikipedia e bot editor: la storia di AntiVandalBot e Hagerman Bot
Wikipedia non è la Bibbia: spesso i contenuti che diffonde sono utili e verificati, alcune volte no. Ma gli attacchi che le ha rivolto negli scorsi giorni il Tg 5 proprio non mi sono andati giù, come penso a molti altri. Su WikiCulture, “magazine collaborativo dedicato al web che può cambiare il mondo”, ho trovato un bell’articolo che giustamente distrugge il servizio del Tg 5, visibile su Youtube.
Se i giornalisti spesso si fidano di Wikipedia e non verificano le loro fonti, come dimostrato da un ragazzino che ha menato per il naso diverse penne ben pagate lo scorso anno, la colpa non è di Wikipedia, ma dei giornalisti.
Il Tg5 ha attaccato Wikipedia su più fronti: non si possono modificare informazioni non corrette, fa finta di essere libera poi il fondatore chiede soldi, è ideologizzata e così via.
Continua a leggere: Wikipedia: una difesa dagli attacchi del Tg5
Forse l’appello di Jimmy Wales non è stato un gesto così ridicolo come alcuni “bontemponi” hanno ritenuto. Il Capodanno ha portato con sé un’ottima notizia per Wikipedia, perché la fondazione ha raggiunto l’obiettivo della campagna a sostegno dell’enciclopedia libera. Con un comunicato, Wales ha annunciato ieri che sono stati raccolti i $16 milioni necessari a mantenere gratuita (e priva di pubblicità) Wikipedia.
Sebbene il modulo per le donazioni riporti ancora un -$0.4 milioni nel contatore, più di cinquecentomila persone hanno contribuito a raggiungere l’obiettivo prefissato. Un traguardo doppio rispetto all’anno precedente, per cui bastavano $8 milioni. La media per le donazioni è di 22 dollari a individuo: il report completo per il 2010 non è stato ancora redatto. La campagna è stata un grande successo.
Il sostegno a Wikipedia è arrivato da 140 nazioni diverse in soli 50 giorni, cioè dalla pubblicazione della lettera aperta di Wales. Una raccolta fondi da record che sarà festeggiata con la creazione di t-shirt con uno slogan tradotto in 200 lingue, che saranno acquistabili con una donazione minima di $25. Nel 2010 i fondi raccolti da Wikimedia Foundation ammontano a un totale di circa 20.4 milioni di dollari.
Via | CBS News

Giovedì scorso Jimmy Wales ha anticipato le novità di Wikia, una piattaforma commerciale simile a Wikipedia (di cui pure Wales è co-fondatore) che funziona da social network per la creazione di wiki. Le funzionalità che saranno introdotte nelle prossime settimane avvicineranno molto il modello di Wikia a quello di Facebook. Non coinvolgeranno solo Wikia.
Se avete visitato Wikipedia negli ultimi giorni, avete sicuramente notato il banner riportato qui sopra. È una foto di Wales che riporta a una lettera aperta (tradotta in diverse lingue, tra cui l’italiano). Si tratta dell’appello annuale per la raccolta fondi di Wikimedia e quest’anno potrebbe essere l’ultimo. Servono $16 milioni perché Wikipedia resti gratuita e libera.
È una cifra spropositata ed è improbabile che sarà raggiunta entro il 2011. La spesa sostenuta da Wikimedia per mantenere Wikipedia aumenta ogni anno: le stime parlano di circa $20 milioni necessari per il periodo 2010-2011. L’ultima campagna di donazioni aveva un obiettivo (che è stato raggiunto) di $8 milioni, questa richiede addirittura $16 milioni.
Via | ReadWriteWeb

Le pubblicità per la raccolta fondi stanno imperversando su Wikipedia. Diciamo subito che facciamo un bel “in bocca al lupo” all’enciclopedia più famosa di internet. Su AdFreak fanno però notare che ogni tanto i messaggi pubblicitari sono un po’ fuorvianti.
Un esempio è quello dell’immagine, che traduciamo più o meno così… “Il mio ammontare è basso, ma il supporto è sincero”. Se poi guardiamo più sotto, vediamo che la pagina è quella della donazione di sperma. Non vi nascondo che una risatina, piccola ma sincera ebbene si, è venuta anche a me. Forse però è la pagina che si presta a giochi di parole. Cliccando e ricaricando la pagina ho trovato anche “I am in. Are you?”. Le due frasi originali dovrebbero trattarsi di messaggi lasciati da utenti che hanno partecipato alla raccolta fondi, e sono ovviamente visualizzate anche su altre pagine dell’enciclopedia.
Da una parte il commento di AdFreak che consiglia a Wikipedia il “Contextual advertising“, dall’altra il buon Oscar Wilde che diceva “Bene o male purchè se ne parli”. Chi dei due avrà ragione?
UPDATE: Forse ha ragione Oscar Wilde, altri si stanno accorgendo di accostamenti strani. Qui l’esempio di Probablybadnews.

Evidentemente, non deve più bastare la gloria assicurata da 325 milioni di visitatori al mese (per il quinto sito più visitato al mondo) per retribuire gli editor di Wikipedia. Un tempo numerosi e potenti, sembrano essere lentamente destinati all’estinzione.
Almeno secondo quanto riporta il Wall Street Journal nel suo blog tecnologico Silicon Alley Insider. Per la prima volta da quando Wikipedia è online sono più gli editor che se ne vanno di quelli che arrivano. 49.000 sono stati quelli che hanno mollato il loro prestigioso volontariato nel corso dei primi 3 mesi del 2009 (nello stesso periodo del 2008, solo 4900 erano state le perdite registrate).
Istituire una forma di pagamento per gli editor potrebbe probabilmente esser l’inizio della fine del sogno di obbiettività del progetto, ma la mancanza di moderatori ed editor anche. La Fondazione Wikimedia è davanti a un periodo di scelte difficili.
Dopo esserci occupati dei colossi Accuradio e SmoothJazz, oggi vi parliamo di Swiss Pop, Swiss Jazz e Swiss Classic, radio elvetiche ricevibili on line che con la loro musica possono ottimamente accompagnare le nostre consuete attività al computer.
Le tre stazioni, che nella sola Svizzera sono fruibili anche come radio “normali” o digitali, hanno tutte una caratteristica davvero utile: sui rispettivi siti è indicato l’intero palinsesto giornaliero, dunque è possibile sapere già in precedenza a che ora sarà programmato un particolare pezzo di nostro interesse. In più, cliccando sui vari titoli, si apre una finestra in cui - talvolta in simbiosi con Wikipedia - ci viene detto tutto degli interpreti e dei compositori dei brani proposti.
E non manca l’angolo e-commerce, nel senso che la musica ascoltata può essere anche acquistata direttamente dal web. Potete “sintonizzarvi” da tutto il mondo su queste radio svizzere attraverso Winamp, Windows Media Player, iTunes e Real Player, scegliendo tra diverse qualità di riproduzione audio (da 32 a 128 kbps). Ecco tutti i link necessari:
Swiss pop
Swiss Jazz
Swiss classic (Radio Svizzera Classica)
(Grazie al nostro commentatore Karim per la segnalazione)

1. La capacità di litigare civilmente. Da sempre uno dei cavalli di battaglia della Rete è dirsele di santa ragione, come se non ci fosse un domani, e come se non ci fosse una vera identità alle spalle sia di chi insulta che dell’insultato. Anche se in casi del genere la linea di demarcazione fra i due ruoli è quasi inpercettibile impercettibile. I commentari di YouTube, su tutti, sono lo stato dell’arte di questa tendenza.
2. La puntualità. Questo è particolarmente doloroso e particolarmente vero. Ricordate quando è stato l’ultimo appuntamento non lavorativo a cui vi siete presentati in orario? E’ incredibile il potere che hanno sulle nostre facoltà di cazzeggio i nuovi social network. Anche chi è dotato dell’ultimo smartphone, comunque è sempre in ritardo, perché di quel ritardo starebbe tranquillamente ironizzando su Facebook con commentatori dall’altra parte del mondo, senza darsi minimamente la pena di leggere il vostro status, che lo minaccia chiaramente di morte.

Chissà se qualcuno di voi lettori si ricorda del professor Eric Goldman. Alcuni mesi fa il professor Goldman predisse che Wikipedia sarebbe prima poi fallita. E non è la prima volta che Goldman profetizza sulla fine di Wikipedia: ci aveva provato già nel 2005, dando alla famosa enciclopedia non più di cinque anni.
A parte le profezie catastrofiche è vero che Wikipedia sta affrontando un periodo di profonda riflessione. E non è un caso che la comunità si stia interrogando su diversi temi. E’ per questo che l’ultimo intervento di Goldman non si intitola più “quando” Wikipedia fallirà, ma “perchè”.
Ma riflettiamo un momento: è proprio vero che Wikipedia rischia il fallimento? E allora, le modifiche introdotte recentemente a cosa servono? Come sappiamo, nei giorni scorsi Wikipedia ha introdotto i colori per evidenziare la qualità di alcune fonti, mentre precedentemente l’introduzione delle “revisioni contrassegnate” ha permesso di migliorare il controllo sulle modifiche delle pagine più visitate e più a rischio di atti di vandalismo.
E’ vero anche, però, che queste novità rappresentano un allontanamento di Wikipedia da quegli standard di libertà assoluta di pensiero che l’avevano caratterizzata i primi anni di vita. Eppure queste decisioni si sono rivelate necessarie per impedire i numerosi atti di vandalismo contro i profili di alcuni attori famosi, oppure imprecisioni reiterate.
Continua a leggere: Wikipedia sta cambiando. Sopravviverà o fallirà entro pochi anni?
Wikipedia ha iniziato ad introdurre alcune novità che la riguardano. La preoccupazione principale del team di Wikipedia è, probabilmente, quella di differenziare le fonti e la loro attendibilità. Ecco perchè prossimamente sarà possibile vedere colori differenti sulle pagine dell’enciclopedia online.
Quando una fonte verrà considerata poco attendibile Wikipedia mostrerà un’evidenziatura arancione. Il colore, poi, potrà variare nel corso del tempo, e questo dipenderà dal numero di visite che l’articolo riceverà e dal tipo di cambiamenti che gli utenti effettueranno su quella voce. Gli utenti registrati di Wikipedia potranno sfruttare la funzione WikiTrust.
Si tratta, quindi, di un piccolo ma importante passo avanti per Wikipedia, investita da mesi dal dibattito sulla sua attendibilità. Perchè, se chiunque può modificare una voce, vuol dire che molte informazioni possono essere falsate. E, come abbiamo spesso visto, possono accadere casi di vandalismo nei confronti di voci importanti dell’enciclopedia. Il principio di WikiTrust è semplice: quando gli utenti leggono una notizia falsa, generalmente intervengono e cercano di correggerla. Il testo, reso più visibile dal colore, è subito messo in evidenza. E’ vero, WikiTrust non garantisce la precisione al 100%, ma si tratta di uno strumento in più per migliorare Wikipedia.
Via | Mashable.com
Wikipedia è diventata con il tempo uno dei siti più visitati al mondo, e si basa sulla collaborazione degli utenti che ne modificano i contenuti rendendoli, se possibile, migliori. Tuttavia non è la prima volta che si discute sulla possibilità di introdurre dei limiti alle modifiche degli utenti.
Wikimedia Foundation ha affermato che nelle prossime settimane la versione inglese di Wikipedia potrebbe imporre un livello superiore di controllo editoriale su alcuni articoli.
Ne avevamo parlato tempo fa, quando Jimmy Wales annunciò l’introduzione delle Flagged revision (più o meno “revisioni contrassegnate”) che renderà invisibili le modifiche fino all’approvazione da parte di un moderatore.
Il motivo di questo cambiamento è chiaro: impedire atti di vandalismo e migliorare la qualità del sito, ormai punto di riferimento per milioni di visitatori mensili e al primo posto dei motori di ricerca.Le procedura di modifica e accettazione verranno discusse alla conferenza annuale di Wikimedia in questi giorni a Buenos Aires.
Via | Nytimes.com

Google Knol, l’enciclopedia di Google, non ha raggiunto il suo obiettivo, ovvero quello di diventare l’antagonista di Wikipedia e rivaleggiare con l’enciclopedia online più famosa del web.
Google Knol non è, quindi, il killer di Wikipedia annunciato da tutti: il modello per cui gli utenti guadagnano dalle pagine visitate è fallito, semplicemente perchè in pochi mesi il sito ha ricevuto solo 174.000 visite.
Cosa hanno deciso di fare alcuni utenti per aumentare le visite delle proprie pagine? Inserire annunci di asta e vendita di oggetti, come questa pagina, in cui un utente vende alcuni amplificatori Bose. La spazzatura è arrivata su Knol? Google non vieta espressamente la vendita di oggetti, ma d’altra parte non si tratta certo dell’obiettivo sperato per una enciclopedia creata da Google stessa!
Via | Techcrunch.com