L’annunciata vendita di Skype potrebbe finalmente vedere una puntata decisiva oggi, visto che secondo il New York Times a breve dovrebbe arrivare un annuncio riguardante la cessione della piattaforma VoIP a un gruppo che comprende il co-fondatore di Netscape, Marc Andreessen.
Le fonti (rimaste ovviamente anonime) non avrebbero rivelato il costo dell’operazione, anche se si sa che eBay aveva fissato il prezzo di Skype a 2 miliardi di $, in perdita rispetto ai 3,1 miliardi spesi nel 2005 per acquistarlo. Nonostante la volontà dei suoi ex fondatori di ricomprare la piattaforma eBay avrebbe deciso dunque definitivamente di cederla ad altri, anche se non è ancora stato chiarito del tutto un loro possibile coinvolgimento nella nuova operazione di vendita.
Aggiornamento: Skype è stato ufficialmente venduto a un gruppo guidato da Silver Lake Partners, che ha comprato il 65% della quota societaria lasciando l’altro 35% nelle mani di eBay. La valutazione della piattaforma per l’affare è stata di 2,75 miliardi di $.
Via | Venturebeat.com
Skype cambia proprietario? Non sarebbe una novità, visto che già da tempo si discute di questa possibilità. Ciò che è sicuro è che non saranno gli iniziali fondatori di Skype a riprendere possesso del noto software di telefonia online. Infatti si vocifera che un gruppo di imprenditori e di importanti società sarebbe interessato all’acquisizione del programma.
Tuttavia tra i nomi dei possibili acquirenti di Skype compare Andreesen Horowitz e Index Ventures (ovvero i primi investitori di Skype prima del passaggio ad eBay). Attualmente non si sa se il CEO di Skype, Josh Silverman, continuerà a guidare la società dopo l’eventuale acquisizione. Certo è che Skype, con Silverman, ha aumentato il suo fatturato fino a 551 milioni di dollari nello scorso anno, con la previsione di raggiungere il miliardo entro il 2011.
Peccato che eBay non abbia saputo sfruttare al meglio il software che, nei piani dell’azienda, avrebbe dovuto migliorare le comunicazioni tra gli utenti iscritti. Non dimentichiamoci, inoltre, il contenzioso che Skype ha con l’azienda Joltid, la cui accusa è lo sfruttamento di una tecnologia fondamentale per il software.
Via | Techcrunch.com
eBay è sempre più decisa a vendere Skype, ma ciò non vuol dire che lo farà ai suoi fondatori Niklas Zennstrom e Janus Friis come vociferato qualche giorno fa: è lo stesso CEO John Donahoe ad annunciare che a inizio 2010 Skype diventerà nuovamente un’entità a sé stante e che la vendita verrà effettuata tramite IPO, aprendo quindi l’affare a una moltitudine di possibili investitori.
Skype è un gran business stand-alone con grandi basi e impeto di crescita. Ma è chiaro che Skype ha sinergie limitate con eBay e PayPal. Crediamo che essere un soggetto a sé stante sia il meglio per Skype per massimizzare il proprio potenziale.
Questa l’ammissione che lo stesso Donahoe ha fatto nell’annunciare la notizia.
Via | Epicenter
Dopo aver venduto Skype a eBay nel lontano settembre 2005 per la cifra di 2,6 milioni miliardi di dollari (arrivati poi a 3,1), i fondatori del software VoIP Niklas Zennstrom e Janus Friis vorrebbero ora ricomprare indietro la propria creatura e per farlo starebbero raccogliendo il quantitativo di capitale necessario a portare a termine l’operazione, secondo gli analisti pari a circa 1,7 milioni miliardi di dollari.
Già in passato si era più volta parlato della volontà di eBay di vendere Skype, affiancando come nome di possibile acquirente anche l’asso pigliatutto Google. Dal momento della loro vendita di Skype a eBay, Zennstrom e Friis hanno avuto modo di dare vita alla società Atomico e di portare in vita il servizio video Joost, ma a quanto pare il primo amore non si scorda mai.
Al momento Skype conta 405 milioni di utenti registrati, a differenza dei 53 milioni presenti nel momento dell’acquisizione da parte di eBay del servizio, che nell’ultimo quarto del 2008 ha fruttato alla società leader nel settore delle aste online 145 milioni di dollari. Tutto quanto riportato resta comunque al momento solo una voce di corridoio, visto che i diretti interessati si sono rifiutati di commentare.
Via | NYTimes.com