Mi è capitato spesso di parlare degli aggiornamenti di HootSuite – un client professionale per la gestione degli aggiornamenti di stato sulle piattaforme di microblogging e social networking tra quelli che ritengo più interessanti – e questa volta si tratta di URL shortening: la prima novità non è propriamente tale per chi già sfruttasse una delle sue estensioni per il browser.
Sto parlando dell’integrazione di Ow.ly come URL shortener: la social bar di Ow.ly appare da tempo nei link di chi aggiorna il proprio stato attraverso il bookmarklet installabile su Firefox e Chrome (che accorcia automaticamente l’indirizzo della pagina su cui ci si trova). Ciò che prima non c’era è il tracking dei link come statistica globale – con la redazione di una classifica generale – e per utente.
HootSuite, che ormai va ben oltre Twitter, aveva ricevuto un finanziamento di $1,9 milioni in venture capitalism che gli ha permesso di presentare un nuovo responsabile per la community e soprattutto d’investire in innovazione: è pur vero che il tracking testé introdotto non è poi così “rivoluzionario”, ma in poco tempo non si poteva chiedere di più. Vedremo cosa s’inventeranno in seguito.
La notizia relativa all’immagine che potete vedere a sinistra non è propriamente una “breaking”, perché se ne parla già da qualche giorno: nel silenzio più totale di Microsoft è apparso – in un tweet proposto da Bing Travel (un servizio inaccessibile in Italia) – un indirizzo curioso che allude all’esistenza di un servizio di URL shortening per uso interno ai dipendenti di Bing.
Il problema è che suddetto indirizzo – nello specifico http://binged.it/4Hi4Ha, che rimanda a un post tra le news di MSNBC – presenta un dominio base più lungo di quello standard: sono 8 caratteri contro 7 — peraltro il TLD è stato registrato proprio in Italia. Eppure, per quanto ciò sia risibile non è l’unica notizia fallimentare per il motore di ricerca della multinazionale di Redmond.
Ieri mattina infatti Sean Carlos (esperto statunitense di SEO che vive e lavora nel nostro Paese) si è accorto dell’ennesimo “fail”: sempre su Twitter ha riportato un’altra news per cui il dominio wwwbing.com – senza punteggiatura tra www e bing.com – rimanda nientemeno che a Google. Quest’ultima è un’idiosincrasia decisamente più grave per Microsoft, che nei confronti del web non ha mai curato granché semantica e standard.
Ormai sta cominciando a diventare una vera e propria moda, tanto che personalmente mi chiedo fino a che punto possa essere davvero utile: meno di dieci giorni fa erano stati lanciati in contemporanea da Google e Facebook i rispettivi domini di URL shortening e ora tocca a YouTube.
Con una differenza sostanziale, perché gli indirizzi generati dal dominio youtu.be – già abbastanza lungo di per sé, rispetto a quanto previsto da servizi equivalenti – non differiscono granché da quelli standard della piattaforma.
In parte potremmo sostenere che si tratti di un vantaggio, perché lo slug corrisponde all’ID univoco dei video: in sostanza un indirizzo di tipo http://www.youtube.com/watch?v=FdeioVndUhs è automaticamente raggiungibile anche da http://youtu.be/FdeioVndUhs.

Il popolare servizio di URL shortening bit.ly ha recentemente pubblicato una nuova piattaforma di aggregazione per i video più ricercati sulla rete: bitly.tv arriva direttamente dai laboratori del sito e si avvale delle funzioni di BackType –un motore di ricerca real-time – per rintracciare ciò che gli utenti stanno guardando.
Al momento le funzioni di bitly.tv sono piuttosto limitate: i video provengono essenzialmente da Hulu, MySpace Video e YouTube e oltre alla loro visualizzazione grazie a BackType è possibile seguire uno stream delle conversazioni di Twitter che li citano — laddove disponibile, viene collegato anche il profilo dell’autore.
Ogni pagina contiene 20 video ed è possibile consultare ciò che gli utenti stanno guardando maggiormente al momento oppure negli ultimi due giorni: ovviamente ogni video è condivisibile su Twitter, Facebook e via e-mail attraverso un link “accorciato” automaticamente da bit.ly.

Può darsi che qualcuno di voi conosca già questa funzione, benché si tratti di una feature sperimentale di Google Labs: mi riferisco alla possibilità di configurare un sottodominio per creare un servizio di URL shortening sul proprio server. Esistono svariate possibilità per farlo, ma quella di Google Apps potrebbe rivelarsi particolarmente utile.
È infatti disponibile un’estensione – installabile gratuitamente da Google Solution Marketplace, anche su domini standard – che permette di configurare via DNS un sottodominio dedicato agli short URL del proprio sito: il limite di questa funzione è proprio nel fatto di non poter usufruire direttamente del dominio base registrato per Google Apps.
In ogni caso è allettante l’idea che sia proprio Google a farsi carico di accorciare gli indirizzi del nostro sito (per i quali è anche prevista l’opzione del redirect permanente di tipo 301): è sufficiente disporre di un dominio che consenta la configurazione manuale dei DNS per avvalersene e l’opzione è ideale per la condivisione sui principali social network.
Via | WebUpd8
Posterous – il sistema di blogging via e-mail che sfrutta le API di Tumblr – segue il trend di queste settimane e aggiunge il supporto agli status update di LinkedIn: da quando è stato annunciato l’accordo con Twitter, è il secondo servizio a supportarli ufficialmente.
A quanto pare ciò è stato possibile grazie al rilascio delle API di LinkedIn (di cui ho parlato giusto ieri): personalmente mi sto ancora chiedendo perché da FriendFeed – che non riceve aggiornamenti dall’acquisizione da parte di Facebook, risalente ad agosto – non vi siano notizie equivalenti.
Ciò è piuttosto strano, perché FriendFeed è stato il primo social network ad abilitare un supporto – di cui non ho compreso l’utilità – a LinkedIn. Gli interventi di Posterous invece si avvalgono per il cross-posting del servizio di URL shortening dedicato della piattaforma: si tratta di post.ly — il dominio di base rimanda all’homepage di Posterous. Come prevedevo nei prossimi giorni ci saranno altre notizie di questo tipo.
Quello che stanno sviluppando alcuni ragazzi italiani non è il “solito” servizio di URL shortening: yoc.to – attualmente in fase di closed beta – propone un convincente sistema di statistiche, che supera il conteggio delle visite (integrato in molti suoi competitori).
Perché yoc.to analizza i trend degli utenti registrati calcolando quali domini e in che misura sono accorciati più spesso, ma raccoglie anche statistiche anonime su chi visita gli indirizzi generati: è possibile rintracciare il browser e il sistema operativo di provenienza, nonché questi dati in associazione.
Un altro aspetto interessante riguarda la possibilità di ottenere un karma sulla base degli apprezzamenti ricevuti dagli altri utenti, che possono giudicare i link creati dal sistema. È già prevista una forma embrionale d’integrazione con Facebook e Twitter e (tra gli strumenti a disposizione) ci si può avvalere di un comodo bookmarklet.