Bit.ly, un servizio popolare per la possibilità d’accorciare gli indirizzi da condividere sui social network, sostiene di «prevedere il futuro». L’abilità è associata a una nuova piattaforma di statistiche in tempo reale, che analizza gli URL accorciati con Bit.ly, per monitorare le tendenze riguardo a una particolare parola-chiave.
Reputation Monitoring di Bit.ly è un servizio piuttosto accurato: propone una lista d’articoli in ordine di popolarità che evidenzia con delle icone i cambiamenti di posizione in classifica e un istogramma riassuntivo. Il periodo di riferimento può essere impostato dall’utente a partire da ventiquattr’ore fino a centottanta giorni.
Tuttavia, Bit.ly non ha integrato un modulo di ricerca e perciò i termini consultabili pubblicamente sono limitati a quelli selezionati dalla piattaforma. Un espediente per la sottoscrizione di un account a pagamento che permette di monitorare qualsiasi dominio o parola-chiave. Se cercate una macchina del tempo rivolgetevi altrove.
Via | Bit.ly
È passato più di un anno da quando Twitter ha introdotto t.co, il dominio per “accorciare” i link condivisi sulla piattaforma. Entro il prossimo 10 ottobre, tutti gli indirizzi (a prescindere dalla lunghezza) saranno visualizzati su Twitter come t.co e gli sviluppatori dovranno adeguarsi per interagire col servizio di microblogging.
Il particolare dominio era stato introdotto per risolvere il problema del phishing su Twitter, ovvero la distribuzione di link fasulli che puntano a malware, ecc.: nonostante le buone intenzioni, t.co era stato sfruttato per diffondere un worm. Passato l’inconveniente, Twitter aggiornerà la piattaforma per un’inclusione definitiva.
L’unico cambiamento per gli utenti riguarderà la lunghezza del testo nei tweet: t.co, infatti, propone link di 20 caratteri esatti e la condivisione d’indirizzi più brevi potrebbe “troncare” gli aggiornamenti di stato, qualora si superasse il limite dei 140. Gli sviluppatori, invece, devono aggiornare tutte le proprie applicazioni.
Via | Alex King
Bre.ad è una nuova piattaforma sociale per promuovere dei contenuti sul web. Simile a servizi di pubblicazione come Posterous e Tumblr, associa una pagina di transizione ai link pubblicati: questa appare solo per cinque secondi, prima di reindirizzare l’utente al collegamento vero e proprio. È una formula destinata a fare discutere.
Bre.ad non è una piattaforma per la pubblicazione di blog, come i già citati Posterous e Tumblr. In comune con questi servizi offre il meccanismo consolidato del following/follower degli utenti e il metodo d’inserimento dei collegamenti. Si possono realizzare dei “toast”, cioè delle pagine, arricchiti da brevi descrizioni dei link.
Presentato la settimana scorsa Bre.ad è stato definito un servizio d’accorciamento degli URL: i link condivisi ottengono un indirizzo breve sotto il dominio bre.ad. La piattaforma supporta il login con Facebook e Twitter. Peccato per la scelta del redirect, poco consona all’accessibilità, e si può accedere solo ricevendo un invito.
Via | Mashable

Per chi dovesse essere interessato alla creazione di QR code, il servizio di abbreviazione URL Bit.ly ha da qualche tempo iniziato a offrire anche il supporto per questo tipo di tecnologia, usata ormai abbastanza diffusamente per permettere la lettura di indirizzi web con cellulari e smartphone.
Tutto ciò che bisogna fare per creare un QR code è collegarsi al sito, inserire l’indirizzo che si vuole abbreviare e cliccare su “Shorten”: la pagina visualizzata sarà quella classica con l’URL breve, ma aggiungendo “.qr” a quest’ultimo è possibile accedere all’immagine rappresentante il QR code. Se per esempio abbreviando Downloadblog.it avremo http://bit.ly/2XHsTU come indirizzo, il codice sarà visibile collegandosi a http://bit.ly/2XHsTU.qr.
Per leggere il QR code è ovviamente necessario avere installato sul proprio dispositivo un programma come QR Scanner per iPhone o simile, in grado di convertire l’immagine in un indirizzo web.
Via | Mashable.com
McAfee è in trattative con Intel per l’acquisizione, però lo sviluppo di soluzioni per la sicurezza non si è fermato. Tant’è che da qualche ora è disponibile McAf.ee: questa volta non è un refuso, ma un reale servizio per accorciare gli URL in sicurezza. Almeno, così sostiene l’azienda.
Considerando i problemi di Twitter subentrati nel pomeriggio di ieri, la sicurezza dei link è di grande attualità. McAf.ee permette di ottenere short URL controllati per scongiurare il pericolo d’imbattersi in virus e quant’altro. Gratuito, il servizio è in fase beta e prevede un iframe.
L’epiteto di «maniaci della sicurezza» non è inappropriato come potrebbe sembrare. Nel 99% dei casi è sufficiente il buonsenso a evitare rischi durante la navigazione e non è detto che cliccare su un collegamento di tipo mcaf.ee sia sicuro. Tuttavia, il prodotto di McAfee potrebbe essere un ulteriore rassicurazione e la gratuità del servizio lo rende appetibile.
Via | TechCrunch

Fast Company ha deciso d’indire una sorta di “concorso” per determinare chi sia la persona più influente del web per l’anno 2010. The Influence Project è l’applicazione in Flash che renderà possibile l’identificazione dell’utente più popolare. Al momento sono iscritte quasi 20.000 persone e chiunque può partecipare alla classifica in forma totalmente gratuita.
L’idea si basa sul numero di clic ottenuti dal singolo utente a un indirizzo univoco che viene assegnato in sede di registrazione. La piattaforma consente d’inviare un aggiornamento ai contatti di Twitter e Facebook. Al termine dell’iniziativa sarà pubblicato il verdetto. Per la partecipazione è richiesto un account registrabile anche utilizzando Facebook Connect.
L’indirizzo attributo a ogni utente registrato è del tipo fcinf.com e non ci sono limiti alla sua diffusione. È importante che a visitarlo sia qualcuno con un IP diverso da quello della persona che ha effettuato la registrazione. Il sistema d’analisi sembra facilmente raggirabile a discapito dell’accuratezza dei risultati. La piattaforma è molto lenta a causa di Flash.
Via | Twitter
No, il titolo non contiene un refuso: Kea.nu è un servizio di URL shortening ispirato a una foto recente dell’attore hollywoodiano che ha stimolato la fantasia degli Statunitensi con un meme definito Sad Keanu. La popolarità del servizio fotografico dei paparazzi è servita per finanziare la lotta ai tumori con un banner mostrato su tutte le pagine alle quali si accede attraverso l’indirizzo accorciato http://kea.nu/.
Le immagini dell’attore hanno raggiunto un successo tale da dividere i fan sulla data in cui celebrare il Keanu Reeves Day (un giorno a scelta tra il 15 giugno e il 1 luglio): l’idea di sfruttare l’attenzione mediatica per un proposito filantropico è encomiabile e la realizzazione molto originale. I fondi raccolti dalla pubblicità su Kea.nu saranno devoluti a Stand Up 2 Cancer, un’associazione non-governativa per la ricerca sul cancro.
È difficile che Keanu Reeves rivendichi l’uso dei propri diritti d’immagine, nonostante la piattaforma utilizzi le fotografie rintracciate sulla rete in modo del tutto non autorizzato: considerando il contesto sarebbe una caduta di stile per l’attore, benché ne abbia piena facoltà. Chissà quale portata avrebbe un’iniziativa simile se fosse imitata in Italia, magari applicata ai link che monopolizzano le bacheche degli utenti su Facebook.
Foto | Urlesque
Avevo già parlato di Flickroom – un client per la gestione delle proprie fotografie online dal desktop, principalmente orientato a Flickr – qualche mese fa, in occasione del primo appello degli sviluppatori che stavano cercando volontari per la traduzione dell’interfaccia (inizialmente disponibile soltanto nella lingua inglese).
È di poco fa il comunicato relativo al rilascio di Flickroom 0.51 Beta, già scaricabile e installabile al volo attraverso il runtime di Adobe Air: le novità introdotte sono molte e riguardano un po’ tutti gli aspetti dell’applicazione. Oltre al restyling dell’interfaccia è notevole il fatto di poter gestire e caricare le proprie foto anche su Facebook.
Inoltre il supporto agli aggiornamenti di stato verso Twitter è stato migliorato per sfruttare il servizio di URL shortening di Flickr al posto di TinyURL: sempre riguardo a Flickr è ora possibile assegnare una posizione geografica agli scatti (migliorati anche la funzione di ricerca e i filtri sulla privacy). Al momento le traduzioni disponibili sono russo, coreano e cinese.
Sembra che la “febbre” dello URL shortening sia destinata a continuare: nonostante il settore appaia ormai inflazionato, sono sempre più numerosi i servizi che si avvalgono di un dominio proprio. Non più tardi di venerdì scorso avevo parlato delle novità di HootSuite — che è proprietaria dello shorten URL Ow.ly.
Questa volta è Posterous – la piattaforma di blogging via e-mail – a proporre la propria via alla riduzione degli indirizzi per il web: il servizio, che sfrutta le API di Tumblr, si avvale di Post.ly per lo sharing dei post attraverso i social network. In un primo momento il dominio non aveva altre funzioni particolari, ma recentemente è stato aperto a un secondo utilizzo.
In sostanza (che possediate o, meno un blog su Posterous) anche senza registrazione è possibile caricare pressoché qualsiasi tipo di file e aggiornare lo stato di Twitter direttamente da Post.ly: va da sé che chi avesse già un account su Posterous possa accedere a funzionalità avanzate quali link tracking, statistiche varie e personalizzazione delle pagine di transizione per il download dei contenuti caricati.
Mi è capitato spesso di parlare degli aggiornamenti di HootSuite – un client professionale per la gestione degli aggiornamenti di stato sulle piattaforme di microblogging e social networking tra quelli che ritengo più interessanti – e questa volta si tratta di URL shortening: la prima novità non è propriamente tale per chi già sfruttasse una delle sue estensioni per il browser.
Sto parlando dell’integrazione di Ow.ly come URL shortener: la social bar di Ow.ly appare da tempo nei link di chi aggiorna il proprio stato attraverso il bookmarklet installabile su Firefox e Chrome (che accorcia automaticamente l’indirizzo della pagina su cui ci si trova). Ciò che prima non c’era è il tracking dei link come statistica globale – con la redazione di una classifica generale – e per utente.
HootSuite, che ormai va ben oltre Twitter, aveva ricevuto un finanziamento di $1,9 milioni in venture capitalism che gli ha permesso di presentare un nuovo responsabile per la community e soprattutto d’investire in innovazione: è pur vero che il tracking testé introdotto non è poi così “rivoluzionario”, ma in poco tempo non si poteva chiedere di più. Vedremo cosa s’inventeranno in seguito.
La notizia relativa all’immagine che potete vedere a sinistra non è propriamente una “breaking”, perché se ne parla già da qualche giorno: nel silenzio più totale di Microsoft è apparso – in un tweet proposto da Bing Travel (un servizio inaccessibile in Italia) – un indirizzo curioso che allude all’esistenza di un servizio di URL shortening per uso interno ai dipendenti di Bing.
Il problema è che suddetto indirizzo – nello specifico http://binged.it/4Hi4Ha, che rimanda a un post tra le news di MSNBC – presenta un dominio base più lungo di quello standard: sono 8 caratteri contro 7 — peraltro il TLD è stato registrato proprio in Italia. Eppure, per quanto ciò sia risibile non è l’unica notizia fallimentare per il motore di ricerca della multinazionale di Redmond.
Ieri mattina infatti Sean Carlos (esperto statunitense di SEO che vive e lavora nel nostro Paese) si è accorto dell’ennesimo “fail”: sempre su Twitter ha riportato un’altra news per cui il dominio wwwbing.com – senza punteggiatura tra www e bing.com – rimanda nientemeno che a Google. Quest’ultima è un’idiosincrasia decisamente più grave per Microsoft, che nei confronti del web non ha mai curato granché semantica e standard.
Ormai sta cominciando a diventare una vera e propria moda, tanto che personalmente mi chiedo fino a che punto possa essere davvero utile: meno di dieci giorni fa erano stati lanciati in contemporanea da Google e Facebook i rispettivi domini di URL shortening e ora tocca a YouTube.
Con una differenza sostanziale, perché gli indirizzi generati dal dominio youtu.be – già abbastanza lungo di per sé, rispetto a quanto previsto da servizi equivalenti – non differiscono granché da quelli standard della piattaforma.
In parte potremmo sostenere che si tratti di un vantaggio, perché lo slug corrisponde all’ID univoco dei video: in sostanza un indirizzo di tipo http://www.youtube.com/watch?v=FdeioVndUhs è automaticamente raggiungibile anche da http://youtu.be/FdeioVndUhs.