Adobe ha tenuto ieri, attorno alle 18:30 (per il fuso orario italiano), il primo dei due interventi più attesi del MAX 2011 di Los Angeles. Kevin Lynch, responsabile delle tecnologie, ha presentato Creative Cloud: il nuovo prodotto di Adobe per l’editoria digitale sul cloud computing. È stato subito annunciato l’acquisto di Typekit.
Dopo una breve panoramica sui contenuti del proprio intervento, Lynch ha chiamato sul palco Jeffrey Veen che ha esposto i dettagli della partnership con Adobe per Typekit. La piattaforma serve circa tre miliardi di font per il web ai clienti: in occasione dell’acquisto è stata predisposta una nuova interfaccia, disponibile a breve.
Congedato Veen, è partito un video registrato nella redazione statunitense di Vanity Fair. Hamish Robertson è intervenuto a descrivere l’entusiasmo della testata per gli strumenti di pubblicazione predisposti da Adobe: l’escamotage è servito ad annunciare la Single Edition di Digital Publishing, la suite dedicata ai professionisti.
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Typekit è un prodotto commerciale che fornisce una serie di famiglie di caratteri da usare sul proprio sito o, blog. Ha pure una versione gratuita (molto limitata e impone l’uso di un piccolo banner) che, insieme a quella standard, si può utilizzare su WordPress.com. È attivo nella contribuzione al software libero grazie a Speakeasy e propone spesso nuove soluzioni.
Proprio l’innovazione del servizio, di norma senza aumenti delle tariffe, fa di Typekit una piattaforma da tenere d’occhio. Adobe l’ha scelta per rendere disponibili i caratteri sul web e la recente partnership con FontShop ha ampliato ulteriormente l’offerta. Qualunque sia il contratto sottoscritto (incluso quello gratuito, coi suoi limiti) Typekit ospita i font acquistati.
Oppure quelli di cui si detengono i diritti perché creati da sé: è questa la novità annunciata da Typekit. Se si possiede legalmente una famiglia di caratteri, può essere distribuita con Typekit. Per dimostrarlo è stato scelto The New Yorker, che usa i font NY Irvin e NY Vogue Goat di proprietà della testata cartacea. È certamente una soluzione dedicata alle imprese.
Via | Typekit

Mi è capitato spesso di parlare di Typekit – una piattaforma web per l’acquisto di liste di caratteri utilizzabili sul proprio sito – e l’ultima novità di questo servizio sembra quasi essere una risposta a TypeFront, il competitor che è nato espressamente per supportare la funzionalità che mi accingo a descrivere.
Gli sviluppatori di Typekit hanno infatti annunciato una partnership con FontShop (che è sostanzialmente uno store online di font-family) per ospitare sui propri server i caratteri acquistati da quest’ultimo: l’abbonamento a Typekit prevedeva inizialmente dei set predefiniti — più o, meno forniti a seconda della fascia di prezzo.
L’arricchimento del database di Typekit attraverso i Web FontFonts di Font Shop è particolarmente interessante perché rispetto ad altre piattaforme equivalenti lo sviluppo di Typekit è sempre all’avanguardia: basti ricordare il supporto allo standard WOFF di Mozilla e l’integrazione con WordPress.com.

In questa sede ho parlato spesso di Typekit, un servizio a pagamento per l’embedding dei caratteri coi CSS3 e l’attributo @font-face: TypeFront predispone esattamente l’opposto — ovvero offre uno spazio per ospitare i propri font.
A titolo di prova è possibile registrare gratuitamente un account e caricare un solo font con 500 accessi giornalieri: profili più utili sono soggetti al pagamento di una quota in dollari australiani alla scadenza di un periodo di prova pari a 30 giorni.
Per ogni account è possibile specificare una lista di domini personali su cui i font siano esportabili: le richieste consentono un’autenticazione criptata via SSL e query in formato JSON tramite le API di TypeFront, per chi ne avesse bisogno.
Non è la prima volta che parlo di Typekit: per quanto personalmente preferisca soluzioni “aperte” (e questa non lo è, oltre a richiedere la sottoscrizione di un abbonamento), in rete il suo utilizzo è sempre più diffuso.
Fortunatamente gli sviluppatori di Typekit sono altrettanto pronti a rispondere alle nuove esigenze degli utenti: con il rilascio di Firefox 3.6 è stato introdotto un nuovo formato per l’embedding dei font – come accennavo in un articolo apparso su Ossblog.it – che è destinato a far discutere.
WOFF (questo il nome del formato introdotto da Mozilla) è una sorta di TrueType compresso dedicato espressamente al web e ad HTML5: già entusiasta dell’idea ai tempi della prima proposta, il team di Typekit ha assicurato il supporto al nuovo formato.