
MyTwebo è un utile servizio online gratuito che permette di salvare in un file PDF i propri tweet o quelli dei propri amici.
Il funzionamento è semplice. Ci si logga via Twitter ed è possibile scegliere il proprio account, quello di amici o cercarne grazie al motore di ricerca. Cliccando sull’apposito bottone, il sistema genererà in pochi minuti il file PDF relativo all’attività su Twitter degli utenti selezionati (massimo tre alla volta). Assolutamente per estremisti del cinguettio.
Via | Makeuseof.com

Non che l’Italia sia un paese di “rosiconi”. Però, almeno su Twitter, è sempre più importante sapere chi ti segue e, soprattutto, se ti segue una volta che cominci a seguirlo tu. Per soddisfare questa fondamentale esigenza del popolo di Twitter, nasce ManageTwitter.
E’ sviluppato da una startup australiana e si occupa di gestire in blocco il cosiddetto “unfollow” di utenti. Cioè, smettere di seguirli. Appena connessi al servizio col proprio account Twitter, si riceverà una lista di unfollow consigliati, secondo 4 criteri.
Nella lista sono inclusi: gli utenti che non vi seguono e che voi seguite; gli utenti inattivi da molto tempo; quelli che non twittano abbastanza; quelli che twittano troppo. Una volta presa visione della lista, starà a voi personalizzarla secondo le vostre varie esigenze. Ad esempio, se Demi Moore non ricambiasse il vostro follow, io non mi insospettirei troppo.
Continua a leggere: ManageTwitter vi consiglia chi non seguire più su Twitter

In molti pensano che sia buona etichetta su Twitter seguire (essere “follower”) chi a sua volta ti ha aggiunto nella sua lista di amici. Effettivamente, un social network in una sola direzione non ha molto senso e molti messaggi hanno il sapore di sterili comunicati stampa. Ciò non toglie che difficilmente @KevinSpacey o @RealHughJackman diventerebbero follower di comuni mortali.
Comunque, se l’esigenza è quella di fare piazza pulita di chi non ricambia il “follow”, torna utile JustUnfollow, sito con il motto “Unfollow Twitter users who do not follow you!”.
Ci si logga su Twitter ed ecco apparire la lista di quelli che seguiamo ma che non hanno ricambiato l’interesse. Basta un click su “unfollow” e ciao.
Via | Techcrunch.com
Continua a leggere: JustUnfollow: elimina facilmente chi non ti segue su Twitter
Con il boom dei social network come Facebook o Twitter, è davvero facile condividere informazioni senza pensarci troppo per poi pentirsene amaramente.
Il gruppo di Common Craft ha creato un video in cui si spiega, nel consueto semplice linguaggio, come proteggere la propria reputazione online facendo attenzione alle insidie della condivisione a tutti i costi.
Così viene descritto il filmato:
Questo video analizza i rischi a lungo termine nella condivisione delle informazioni inadeguate sul web. Esso incoraggia gli spettatori a “pensare prima di cliccare su” e offre suggerimenti per essere responsabili con foto, video e storie. Punti del video sono:
* Perché le foto sono permanenti sul web
* Future conseguenze della condivisione di informazioni inadeguate
* Suggerimenti per proteggere la reputazione (personale e di amici)
* Cosa fare quando è condivisa una informazione inappropriate
Vedi il video su come proteggere la propria reputazione online e leggi il testo (in inglese).
Via | Commoncraft.com
Continua a leggere: Un video su come proteggere la propria reputazione online

Avete già provato Blippy? A me sembra un interessante spin-off di Twitter. Con una caratteristica fondamentale: invece di comunicare, sottoforma di microblog, ai vostri amici (e non) quello che vi pare, su Blippy si parla solo di acquisti fatti in rete.
Collegandosi ai vostri account su vari servizi e siti di distribuzione online, informerà automaticamente i contatti che vi “seguono” di quanto avete speso e di cosa avete comprato, giorno dopo giorno. Un esempio lampante è l’integrazione con iTunes Store.
Da un certo punto di vista è la morte definitiva (o quantomeno apparente) di un certo margine di privacy da ecommerce. Per altri versi, se riuscite a non includere nelle vostre liste della spesa gli acquisti più imbarazzanti o privati, per molti potrebbe essere una fonte inesauribile di consigli per gli acquisti. E, naturalmente, una di guadagno per i rivenditori che riescano a mettere dalla loro parte questa forma così spontanea e democratica della “vox populi”. Provatelo con moderazione e fateci sapere.
Continua a leggere: Blippy è il Twitter dei consigli per gli acquisti
Un uomo residente nel Regno Unito è stato arrestato per una battuta pubblicata attraverso Twitter. L’accusa è di terrorismo.
La battuta in questione - probabilmente non delle più quintessenzialmente british che si possano regalare al mondo per mezzo di social network - recita più o meno così:
“L’aeroporto Robin Hood è chiuso, avete una settimana per risolvere la cosa, altrimenti faccio saltare l’aeroporto in aria”.
Dopo una settimana di indagini e accertamenti, Paul Chambers (questo il nome dello sfortunato utente di Twitter), è stato arrestato e interrogato per più di 7 ore dalle autorità inglesi. Ora la situazione sembra rientrata, pagata la cauzione e ottenuto il rilascio di Chambers, ma resta da considerare la gravità della cantonata presa dalla polizia britannica, soprattutto considerato che per questo il cittadino è stato sospeso dal lavoro.
Continua a leggere: Arrestato per terrorismo a causa di una battuta infelice su Twitter
Nonostante il fatto che la funzionalità di geolocalizzazione dei messaggi di Twitter sia ampiamente pubblicizzata da ciascuno sviluppatore di client che la incorpori nel suo prodotto, ad oggi solo lo 0,23% dei tweet vengono corredati di informazioni sulla posizione dell’utente che li invia.
Il dato sembra avere più qualcosa a che fare con l’inesperienza o la mancanza di interesse nei confronti di questa funzione, piuttosto che con l’attenzione per la propria privacy da parte degli utenti del servizio.
La speranza di chi crede in questa possibilità dei social network è che il lancio (avvenuto in agosto) di nuove API Twitter che includono nativamente il geotagging, possa lentamente segnare la svolta in questo senso di un sistema di microblogging in perenne trasformazione e sempre rivolto verso le esigenze dei propri utenti.
Continua a leggere: Solo lo 0,23% dei messaggi su Twitter risulta localizzato geograficamente
Ormai web e tv vanno sempre più a braccetto (ne abbiamo già parlato in questi giorni) e dunque non stupisce troppo la novità - riportata anche dai nostri colleghi di Tv Blog - riguardante la possibilità di rivedere su internet e in forma intera le produzioni più recenti delle reti Mediaset.
Proprio da oggi, infatti, il nuovo portale video del Biscione dà modo di riguardare a tutto schermo e per un certo periodo di tempo una serie di trasmissioni (soap, reality, telegiornali, contenitori e appuntamenti sportivi) utilizzando la tecnologia Smooth Streaming di Microsoft. E visto che siamo in piena era web 2.0, i video sono ovviamente condivisibili con altri utenti attraverso i vari Facebook, Twitter, ecc.
Novità sicuramente interessante. Il punto debole del sito potrebbe forse rivelarsi la fruizione a tempo determinato dei video (disponibili in media per una settimana), senza la creazione di un vero e proprio archivio come invece fa Rai.Tv. Ma staremo a vedere come evolve il progetto…
Home page del nuovo portale video Mediaset
Continua a leggere: Il nuovo portale video Mediaset al via oggi
Molto sexy e divertente questo video musicale che prende le mosse dalla vera e propria dipendenza da Twitter che sta investendo ogni giorno più tipologie di persone. Non ultime, le belle ragazze. Al contrario di quanto potesse sembrare dalle prime mosse di questo sistema di microblogging, non è affatto un servizio destinato ai soli esperti di informatica, o “computer geeks”.
Il video in questione è del rapper L.A.F.A. (il singolo lo trovate su iTunes). E’ alla sua prima esperienza ma mostra un buon puglio e una discreta dose di ironia e di spirito di osservazione. Soprattutto riguardo ai fenomeni social.
Effettivamente, è grazie a Twitter che anche un grosso numero di “chick” più o meno eleganti, più o meno fisicate, da tutto il mondo, si sta appassionando ai social network. Da un BlackBerry o da un iPhone è sempre più alla moda essere connessi e usare la scrittura (come meglio si può, naturalmente), come non lo era da molto, molto tempo.
Continua a leggere: Twitter Chicks, un video musicale dedicato alla dipendenza da Twitter

Apprendiamo dagli attentissimi blogger di The Next Web che una delle pratiche più universalmente riconosciute e apprezzate su Twitter - il cosiddetto “Follow Friday” - è stabilmente in calo da qualche tempo.
Il Follow Friday consiste nel consigliare ai propri follower degli utenti che ritieniamo particolarmente meritevoli di essere seguiti, sempre di venerdì. A partire da luglio 2009, la presenza del tag #followfriday nei trend di Twitter è andata calando progressivamente.
Effettivamente, non è senza un certo sollievo che apprendiamo di questo fenomeno. Soprattutto da noi in Italia è un po’ di settimane che la pratica del “Follow Friday” somiglia sempre di più a un vero e proprio piccolo-medio spam approvato dalla community. E non solo il fenomeno riempie sempre di più le timeline degli utenti, già oberate da molti messaggi non proprio rilevanti né autorevoli (sono troppi i “buongiorno!” e “buonanotte!”).
Il punto è che guai a non rispondere a un Follow Friday o quantomeno a ringraziarne l’autore, nel caso si fosse stati citati. Questo tipo di legami, questo tipo di interdipendenza potrebbe almeno in parte rovinare il piacere autentico di comunicare via Twitter, a lungo andare. All’origine l’aspetto più sano di Twitter risiedeva - e risiede, in parte, ancora - nella grande libertà di “followare” (o “seguire”) solo ed esclusivamente chi ci interessa e chi ci stimola. Non chi potrebbe offendersi se non lo seguiamo anche noi.

Gli amanti di Star Trek saranno sicuramente lieti di conoscere l’esistenza di tweetinklingon.com, sito creato appositamente per tradurre i propri tweet dall’inglese al linguaggio Klingon, ormai famosissima specie aliena vista proprio nella serie TV ideata da Gene Roddenberry nel 1966.
Tutto ciò che dovete fare per parlare in Klingon sul vostro account Twitter è come al solito riempire l’apposita casella di testo e cliccare sul bottone di traduzione, dopodiché una volta autorizzato il sito ad accedere al vostro account della piattaforma di microblogging potrete iniziare a parlare come un vero abitante di Prima Città.
Via | Mashable.com
Continua a leggere: Tweetinklingon.com: tradurre i propri tweet in Klingon

Il Global Language Monitor, che tiene traccia dei trend linguistici anglofoni anno per anno, ha dichiarato “Twitter” la parola più alla moda del 2009.
La classifica prosegue con dei rivali agguerritissimi: “Obama” al secondo posto (il Presidente degli Stati Uniti è il nome proprio di persona più popolare, battendo anche Michael Jackson), seguito ancora da illustri casi come quello dell’influenza “H1N1″ e “Vampire”.
Non mi è chiaro che in questa classifica al primo posto si intendano le occorrenza della parola Twitter così com’è, oppure tutte le sue declinazioni e coniugazioni (usato come verbo, in inglese). I social media alla conquista della lingua, in ogni caso.
Continua a leggere: Twitter è la parola più popolare del 2009