Flattr, il servizio di microcredito in rete, ha superato la fase a invito ed è ora aperto a tutti quelli che volessero iscriversi. La piattaforma era stata annunciata in febbraio e in meno di una settimana di reale attività ha riscosso un grande successo. Per fare un esempio, è stata la scelta di WikiLeaks per “regolare” il rapporto col Partito Pirata svedese (che da qualche giorno ne mantiene l’hosting a sue spese).
Creato da Peter Sunde, il co-fondatore che ha decretato «la morte di The Pirate Bay», e Linus Ollson, Flattr è un sistema innovativo per effettuare pagamenti di modeste entità su internet. Perché la registrazione al servizio sia attiva occorre attivare un primo mean, cioè bloccare una somma non inferiore ai $2. I trasferimenti di denaro a Flattr possono avvenire con le principali carte di credito e PayPal.
Impostare un mean significa destinare in automatico la cifra prevista per Flattr ogni mese. Il denaro accumulato sul proprio conto serve per supportare uno o, più progetti iscritti alla piattaforma. Dopo l’attivazione dell’account sarà anche possibile richiedere somme ad altri utenti per sé. Quanto è stato inviato a Flattr come mean non può essere recuperato in liquidità, a differenza di ciò che si riceve da terzi.
Foto | Facebook
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Grazie al Pirate Partiet svedese, un paio di mesi fa The Pirate Bay aveva trovato la sua Mompracem: e non in un luogo qualunque, ma all’ombra del Parlamento europeo.
Il Partito dei pirati, che è riuscito a ottenere un seggio nel Parlamento Europeo alle elezioni del Giugno 2009, aveva offerto banda alla Baia, mettendo fine alla perenne fuga del motore di ricerca, costretto a cambiare fornitore in occasione delle ripetute azioni legali messe in atto nei suoi confronti dalle Major e dalle Organizzazioni anti-pirateria. Adesso il Pirate Partiet va oltre, annunciando di avere in cantiere il primo ISP “pirata” che ha chiamato PirateISP, che fornirà servizi Internet commerciali agli utenti residenti in Svezia.
PirateISP si differenzierà dagli altri fornitori di servizi per la sua “ontologia hacker” e per la particolare attenzione alla difesa della privacy dei suoi clienti, assicura Gustav Nipe, membro del Partito e CEO del nuovo Provider. Il Pirate Partiet sottolinea che PirateISP non permetterà il monitoraggio dei suoi server da parte dei Governi e che non rilascerà all’esterno alcun tipo di log.
Certamente, sarà interessante vedere cosa ne penseranno dell’iniziativa i detentori di diritti di opere coperte da copyright, ma soprattutto cosa accadrà nel caso in cui degli utenti di PirateISP dovessero compiere gravi reati. Non è chiaro infatti per ora quali saranno in quest’ultimo caso le procedure che metterà in atto il Provider, per collaborare con i soggetti preposti alle investigazioni.
Il nuovo ISP “pirata” inizierà i primi test nelle prossime settimane con un numero limitato di utenti e i responsabili sperano di riuscire a strappare alla concorrenza “tradizionale” una buona fetta del mercato svedese.
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Nelle ultime ore The Pirate Bay, noto tracker di nodi per la rete BitTorrent, è stato attaccato da un gruppo di hacker argentini che sono riusciti a violarne il database e il pannello d’amministrazione. Esportando i dati sono stati rivelati più di 4 milioni d’indirizzi e-mail associati ai nickname degli utenti registrati sul portale. L’attacco è stato “rivendicato” da Ch Russo, pseudonimo dell’amministratore di Insilence Labs.
L’hacking di The Pirate Bay è stato possibile grazie alla realizzazione di un SQL injection, ovvero una pratica che consiste nell’inserimento di codice malevolo nel database. I dettagli dell’attacco sono disponibili sul blog di Ch Russo (@chrusso99), aperto appositamente allo scopo. Un video riassuntivo mostra la rapidità con cui gli hacker hanno violato il server della baia: una facilità davvero impressionante.
Le immagini dimostrano tanto l’esposizione di MySQL agli attacchi, quanto la precarietà della sicurezza dei server di The Pirate Bay. Un problema non proprio indifferente se si considera che l’attività degli utenti del motore di ricerca è nella maggioranza dei casi illegale. I dati reperiti non sarebbero sufficienti a denunciare qualcuno per pirateria digitale, ma le statistiche sui download sono state ottenute facilmente.
Via | TheNextWeb
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Negli ultimi giorni The Pirate Bay è tornato di nuovo un argomento d’attualità, dopo che il provider che fino a poco fa forniva banda alla Baia ha staccato la spina mandando l’intera piattaforma offline, in seguito a un’ordinanza ottenuta dalle major.
Dopo poche ore in realtà il tracker è tornato nuovamente online, grazie a un fornitore se vogliamo unico nel suo genere: il Partito del Pirata, che ha deciso così di dare la propria controffensiva nei confronti del provvedimento. Rick Falkvinge del partito ha commentato in maniera molto poco morbida il tutto:
“Siamo stanchi del gioco al gatto e al topo di Hollywood con The Pirate Bay e abbiamo deciso di offrire banda al sito. È il momento di prendere il toro per le corna e difendere quella che crediamo sia un’attività legittima. The Pirate Bay è un motore di ricerca, e in quanto tale non è responsabile per i risultati”
Via | Torrentfreak.com
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Nei giorni scorsi abbiamo cercato di seguire la vicenda di Linkstreaming, tra chiusura e possibile riapertura. Cerchiamo di fare il punto della situazione, con un discorso un po’ più ampio di quello fatto fin’ora. Alla luce dei vari commenti ai post, diciamo subito che Downloadblog non difende ne la pirateria informatica ne tanto meno chi si macchia di reati penali. Questo non significa però evitare critiche alle industrie musicali e cinematografiche per le loro prese di posizione.
E’ sicuramente auspicabile un futuro sostenibile per tutti, sia per l’industria, sia per gli utenti. Internet che per certi versi viene visto come fumo negli occhi, ha permesso l’apertura di nuovi orizzonti di mercato: Amazon è l’esempio più noto. L’iTunes Store è invece la dimostrazione di un servizio musicale che funziona. Forse non è il massimo che si possa desiderare, ma rimane il fatto che sia in continua espansione. Questo per dire che non è vero quindi che nessuno vuole pagare, casomai è vero che si vuole pagare per ciò che si desidera: nel campo musicale quella determinata canzone in quel preciso momento, anzichè l’intero album. Sembra chiaro a tutti che nell’era di internet l’utente cerca il prodotto specifico, crea le proprie playlist secondo i propri gusti, non si accontenta di qualcosa che deve andare bene per tutti. Lo stesso discorso vale per i prodotti televisivi ed è apprezzabile la decisione di Sky di trasmettere con i sottotitoli sia Lost sia Flash Forward a sole 24 ore di differenza rispetto alla messa in onda negli Stati Uniti. Dove prima non esisteva nulla, ora l’utente è messo nelle condizioni di poter usufruire di un prodotto di qualità, subito.
Per quanto riguarda i film, ancora non è stata trovata una risposta realmente credibile per la particolarità del prodotto. Per poter vedere un film a casa è necessario aspettare prima l’uscita nei cinema, poi la distribuzione nei negozi. Considerando il tempo che intercorre tra l’uscita di un film nei botteghini Usa e l’arrivo di un dvd acquistabile in Italia, è facile immaginare quanto sia la tentazione di compiere atti illeciti. Senza contare che sempre più persone sono interessate alla lingua originale piuttosto che a quella doppiata: perchè allora aspettare mesi (anni?) quando si ha quello che si vuole a portata di click? Non abbiamo la soluzione di questo problema a portata di mano, eppure crediamo che se le varie major lavorassero più su questo punto piuttosto che nella repressione, avrebbero risultati sicuramente migliori.
Nuovo rischio chiusura in Italia per The Pirate Bay, che a distanza di mesi dall’ultimo attacco rischia di diventare nuovamente inaccessibile nel nostro Paese, dopo che il Tribunale di Bergamo ha nuovamente imposto agli ISP italiani di oscurare il sito.
Mentre gran parte del web e dei media in Italia ancora sembrano dormire senza riportare la notizia, come al solito all’estero si parla dell’argomento con abbastanza incredulità. Gli avvocati della Baia in Italia Giovanni Battista Gallus, Giuseppe Campanelli e Francesco Micozzi starebbero valutando se fare ricorso o no sul provvedimento, che dovrebbe essere messo in atto a breve dai provider.
Piuttosto che su quello della Cassazione, il caso potrebbe finire sul tavolo della Corte di Giustizia Europea, almeno stando a quanto riporta TorrentFreak.

Per il Natale The Pirate Bay ha deciso di fare un regalo ai propri fan tornando con la grafica dell’homepage a quel lontano giorno del 2003, in cui la Baia aprì i battenti per diventare dopo poco tempo uno dei siti di riferimento all’interno del panorama del peer to peer.
Partendo da una piattaforma di tracking dedicata agli Svedesi e appoggiata su una ADSL messicana, lo staff di TPB ha condotto non poche battaglie per sopravvivere fino a questo 2009 agli sgoccioli, sicuramente da dimenticare per Sunde e compagnia.
Via | Mashable.com
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Concludiamo le trasmissioni odierne sul “tour europeo” di The Pirate Bay con l’inquietante immagine dell’ingresso di Cyberbunker: il datacenter olandese in cui è ospitato dopo aver passato qualche giorno in Ukraina. Come scrive Torrent Freak, si tratta di un bunker costruito nel 1955 per resistere ad una guerra atomica, non conteneva armi ma apparecchiature elettroniche.
Se siete curiosi, sul sito di Cyberbunker potete dare un’occhiata alle varie webcam. Ebbene si, possiamo dire che questo datacenter ha qualche somiglianza con le strutture della Dharma Initiative di Lost. Il livello al pian terreno, Server Room esclusa, ha un che di “modernariato” ben conosciuto dagli appassionati della serie. Provate a vedere la Backup Room, con il monitor in bianco e nero, la Trax’s Room oppure il manichino delle scale vicino alla Server Rooom. Il primo piano interrato sembra proprio la famosa “hatch” di Lost: piscina, palestra ed una “botola” nella sulle scale vicino alla Scanner Room. Forse siamo stati sfortunati, ma non abbiamo notato alcuna presenza umana… saranno stati gli “ostili”?
Dopo queste considerazioni sicuramente poco ortodosse, non ci rimane che fare la domanda che in molti si pongono: i pirati avranno finito di girovagare o c’è da attendersi altri spostamenti? Nella homepage dedicata a Patrick Swaize (The Patrick Bay) affermano che nessuno li metterà mai in un angolo: vedremo se sarà così.

Dopo che ben due provider sono stati costretti dalla corte distrettuale svedese a cessare la fornitura dei servizi a The Pirate Bay, il famoso sito di torrent sta cercando di salvarsi dall’oblio in ogni modo. L’ultima mossa è quella di spostare i server in Ucraina, sperando di liberarsi una volta per tutte dall’asfissiante morsa della legislatura scandinava.
Sembra infatti che nello stato dell’ex Unione Sovietica le leggi sul diritto d’autore siano molto meno ferree e più permissive, tanto che in suolo ucraino sono già ospitati i server di Demonoid, altro grandissimo nome dell’universo file sharing.
Di recente The Pirate Bay ha subito un colpo durissimo da parte di Google, che ne ha escluso l’homepage dai risultati delle ricerche. Considerati tutti questi problemi ci chiediamo se e come questa colonna portante del P2P riuscirà ad evitare la chiusura.
via | Megalab
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Chi ha effettuato ricerche legate a The Pirate Bay su Google per alcune ore non ha visto tra i risultati ottenuti il collegamento alla pagina principale della piattaforma di tracking torrent, in quanto rimossa dallo staff del motore di ricerca.
Alla luce degli aggiornamenti forniti sia da Google che da altri, la rimozione dell’homepage della Baia sarebbe stata operata a causa di alcuni reclami ricevuti per mancato rispetto della legge americana sul copyright DMCA, in base ai quali diverse pagine sarebbero state rimosse dai risultati tra cui anche quella di The Pirate Bay, inclusa a dire della società di Mountain View nell’elenco di quelle da eliminare.
L’ipotesi del semplice sbaglio resta dunque in piedi, dato che la pagina principale del portale è stata comunque l’unica di esso non raggiungibile da Google, anche se non è ancora ben chiaro di chi sia la responsabilità visto che i diretti interessati si stanno palleggiando la colpa a vicenda.
Via | Torrentfreak.com
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L’acquirente di The Pirate Bay, Global Gaming Factory, rischia la bancarotta dopo che il creditore Advate Systems ha effettuato l’apposita richiesta alla Corte Distrettuale di Stoccolma a causa di un debito non pagato da GGF.
Il pagamento sarebbe dovuto avvenire a luglio per un totale di 1,3 milioni di corone svedesi, pari a poco più di 128.500€. La società Sellstrom proprietaria di AS ha comunque definito l’atto come dovuto, per fare in modo che GGF sia costretta a pagare o spieghi il perché del ritardo nel saldare il debito.
Dopo il sequestro dei beni personali del CEO di GGF un altro indizio che potrebbe confermare l’ipotesi secondo la quale la Baia potrebbe non essere più acquisita.
Via | Torrentfreak.com
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Non si placa la telenovela legata all’acquisizione di The Pirate Bay da parte dell’azienda russa Global Gaming Factory. La notizia di oggi riguarda un increscioso contrattempo per il CEO di GGF Hans Pandeya, che si è visto portare via dalle autorità svedesi la propria automobile e una motocicletta, come documentato dall’immagine che vedete qui sopra, apparsa sul sito Aftonbladet.
Tutto ciò a causa di un debito di Pandeya col fisco pari a 780.000 corone svedesi (circa 77.000€) che di certo non alimenta l’ottimismo per la fine della compravendita ma anzi alimenta tutti i dubbi sollevati in questi ultimi giorni.
Via | Torrentfreak.com
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